Si è concluso con segnali di apertura l’incontro al Mimit sulla vertenza Electrolux contrassegnando un cambio di rotta nella strategia della multinazionale svedese con il ritiro dei 1.450 licenziamenti unilaterali precedentemente annunciati, sostituiti dall’ipotesi di un totale di 1.250 uscite volontarie distribuite in tre anni. Secondo le prime indiscrezioni di tratterebbe nello specifico, di 600 impiegati e 650 operai. Per sostenere questa fase di transizione, l’azienda avrebbe messo sul tavolo anche investimenti per un valore di 90 milioni di euro, e ammortizzatori sociali per gestire il passaggio della transizione.
Situazione meno critica rispetto ai timori iniziali anche per lo stabilimento di Cerreto d’Esi, Non è stata infatti fissata una data definitiva per la chiusura, ma si sta tentando di costruire un modello basato sulla continuità lavorativa all’interno di un processo di reindustrializzazione, cercando di evitare il rischio di deindustrializzazione del settore.
Ferdinando Uliano, segretario generale Fim-Cisl, ha sottolineato oggi a Roma a margine dell’incontro al Mimit l’efficacia della mobilitazione sindacale. «I lavoratori di Electrolux hanno dimostrato che attraverso la lotta si può cambiare un piano industriale. Quel piano industriale era fatto di delocalizzazione di licenziamenti unilaterali, di chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi. Siamo riusciti a capovolgere l’impostazione perchè non si parla di licenziamenti indiscriminati, ma si parla di un piano di eccedenze gestito attraverso un incentivazione all’uscita con numeri massimi che non condividiamo, perché riteniamo che sono ancora elevati rispetto alla coerenza industriale e ai volumi di produzione. Oggi non solo è cambiato l’impostazione sui licenziamenti, ma il gruppo Electrolux ha comunicato che si andrà oltre il 3 milioni e 100.000 prodotti nel nostro paese. Nel piano originario erano 2 milioni e 500 ma diventa importante per noi il fatto di non aver decretato la chiusura dello stabilimento di Cerreto con una data, ma aver costruito un’impostazione che garantisce la continuità lavorativa dentro un processo di reindustrializzazione. Serve intervenire anche con nuove forze di lavoratori che devono essere formati, perché dentro un processo di questo tipo servono anche nuove competenze e nuovi lavoratori in grado di dare solidità al piano industriale del Piano industriale deve avere solidità anche attraverso investimenti. Oggi ci hanno comunicato il milioni di investimenti».
Il segretario generale Fim Cisl sottolinea inoltre che nei prossimi incontri si andranno a misurare gli aspetti di coerenza del Piano rispetto alle prospettive industriali e l’occupazione, «quindi oggi non è il giorno dell’accordo, ma il giorno in cui si è cambiato passo rispetto alle problematiche che il gruppo voleva scaricare sui lavoratori» ha concluso Uliano.
Anche la Fiom-Cgil ha accolto con favore il ritiro dei licenziamenti indiscriminati, definendolo un «cambio di passo importante». Michele De Palma , segretario generale Fiom-Cgil e Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore elettrodomestico rilevano in una nota a firma congiunta che «la lotta che abbiamo messo in campo in questi mesi con le lavoratrici e i lavoratori ha centrato l’obiettivo del rispetto della dignità. Il ritiro dei licenziamenti unilaterali da parte di Electrolux è sicuramente un cambio di passo importante, sostituito da uscite incentivate e volontarie nei prossimi tre anni nel nuovo piano proposto dall’azienda. Nello specifico l’azienda ha presentato una nuova proposta di piano che prevede uscite incentivate e volontarie per un massimo di 600 impiegati e 650 operai in tre anni, quindi 1250 in totale. Mentre, su Cerreto D’Esi sarà avviato un percorso di reindustrializzazione senza interrompere la produzione nel sito».
Per la Fiom-Cgil elementi essenziali per poter arrivare ad un eventuale accordo con l’azienda e il Governo sono: il mantenimento della struttura occupazionale, di ricerca sviluppo e manifatturiera di Electrolux. Per Cerreto D’Esi è quindi fondamentale garantire la continuità occupazionale e produttiva nella fase di riorganizzazione e reindustrializzazione.
Inoltre, «è necessario l’utilizzo di nuovi strumenti come i contratti di sviluppo o il sostegno alla riduzione dell’orario di lavoro e la formazione per le lavoratrici e i lavoratori. Il processo di transizione deve prevedere anche un percorso di rigenerazione occupazionale, sostituendo chi esce volontariamente con nuove assunzioni. Nel piano di Electrolux per l’Italia occorre prevedere anche il rafforzamento degli investimenti. La risoluzione positiva della vertenza Electrolux è importante per la garanzia dell’occupazione nel settore dell’elettrodomestico e del sistema industriale del nostro Paese nel suo complesso. Nel prossimo incontro del 29 ottobre approfondiremo gli elementi del piano proposto da Electrolux a partire dalle nostre osservazioni» concludono Michele De Palma e Barbara Tibaldi.
«Le novità emerse durante il tavolo di confronto sulla vertenza Electrolux rappresentano sicuramente un segnale di apertura. Per la prima volta si è discusso di un nuovo piano industriale che esclude la chiusura degli stabilimenti e supera l’ipotesi dei licenziamenti unilaterali, prevedendo per il sito di Cerreto d’Esi un percorso di reindustrializzazione supportato da un advisor. Tuttavia continuo a ritenere questa soluzione non soddisfacente e ho chiesto all’azienda di riconsiderare la propria posizione, valutando la prosecuzione dell’attività produttiva Electrolux anche nello stabilimento marchigiano». E’ il commento del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, che ha partecipato oggi al tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy alla presenza del ministro Adolfo Urso, dei rappresentanti delle Regioni coinvolte, dell’azienda e delle organizzazioni sindacali. Per la Regione era presente anche l’assessore al Lavoro, Tiziano Consoli.
«Ritengo imprescindibile non perdere di vista i tre pilastri che hanno guidato la nostra azione fin dall’inizio della crisi: la tutela industriale dello stabilimento, la salvaguardia dei posti di lavoro e la difesa della competitività del territorio – ha aggiunto Acquaroli –.Continuiamo a ritenere che l’obiettivo debba restare quello di mantenere la presenza produttiva di Electrolux a Cerreto d’Esi. Il nostro timore è che la reindustrializzazione del sito possa tradursi in una perdita di certezze per i lavoratori e per il territorio. Quando una grande realtà industriale viene sostituita da un soggetto di dimensioni più ridotte, infatti, non sempre possono essere garantiti gli stessi diritti e le tutele occupazionali». Per questo motivo anche la Regione ha chiesto che, anche alla luce delle azioni che si stanno compiendo a livello europeo e delle iniziative in corso per sostenere il comparto degli elettrodomestici,«venga mantenuto aperto il confronto prima di assumere decisioni definitive. Il lavoro che si sta svolgendo in Europa, per il quale ringrazio il Governo, rappresenta una novità importante e può offrire nuove prospettive a un settore strategico per l’economia» evidenzia Acquaroli.

Nel corso dell’incontro Electrolux ha presentato un piano industriale aggiornato che prevede, a livello nazionale, 1.250 uscite volontarie e incentivate nell’arco di tre anni, suddivise tra 600 impiegati e 650 operai, accompagnate da un programma di investimenti in Italia di 90 milioni di euro destinati anche allo sviluppo di nuove linee produttive. «Restiamo in attesa che l’azienda dia seguito alle aperture manifestate oggi e dimostri concretamente la volontà di accogliere le richieste avanzate al tavolo istituzionale», ha concluso Acquaroli.
Sul piano territoriale, la sindaca di Fabriano, Daniela Ghergo, ha partecipato al presidio per tutelare l’intero distretto: «La vertenza Electrolux non riguarda soltanto Cerreto. Riguarda Fabriano e un intero territorio». La prima cittadina suoi social istituzionali ha invocato progetti industriali concreti. «Dal tavolo di oggi – ha scrito sui social istituzionali – arrivano primi segnali nella direzione che abbiamo chiesto in queste settimane: fermare i licenziamenti unilalterali e aprire per Cerreto un percorso di reidustrializzazione e riqualificazione dei lavoratori. Ora questi impegni devono trasformarsi in un progetto industriale concreto, con tempi, investimenti e garanzie verificabili».
«Oggi Electrolux ha ritirato il precedente piano industriale e ha presentato un nuovo quadro di interventi.- evidenzia anche il sindaco di Cerreto d’Esi, David Grillini – Sono stati annunciati il ritiro dei licenziamenti unilaterali, incentivi volontari all’uscita per un massimo di 600 impiegati e 650 operai nell’arco di tre anni e l’utilizzo della Cassa Integrazione Straordinaria o di altri ammortizzatori sociali per accompagnare la fase di transizione. Per Cerreto d’Esi, però, la questione resta particolarmente delicata. L’azienda continua a ritenere non sostenibile la produzione delle cappe aspiranti. Viene previsto il mantenimento della produzione nella fase transitoria e viene annunciato un percorso di reindustrializzazione, con il coinvolgimento dell’advisor Vertus S.r.l., di possibili partner industriali e delle istituzioni e delle parti sociali. È un’apertura? Sì. È una soluzione? No!!! E credo sia importante dirlo con estrema chiarezza».
Secondo il sindaco Grillini non va confuso «il ritiro di un piano con la soluzione del problema. Non possiamo confondere il mantenimento temporaneo della produzione con la garanzia del futuro dello stabilimento. E non possiamo considerare una reindustrializzazione come acquisita finché non esiste un progetto industriale concreto, con investimenti, tempi, soggetti e soprattutto posti di lavoro. Cerreto d’Esi non vuole diventare un sito da accompagnare lentamente verso una destinazione ancora da definire. Cerreto vuole continuare a essere un luogo dove si produce. Questa è la nostra posizione politica e istituzionale».
Il primo cittadino di Cerreto si dice comunque pronto a sedersi a ogni tavolo,«a valutare ogni proposta e a lavorare insieme al Governo, alla Regione, ai sindacati e all’azienda. Ma saremo altrettanto determinati nel chiedere garanzie precise e nel verificare, passo dopo passo, che agli annunci seguano fatti concreti. Perché la reindustrializzazione può essere una grande opportunità, ma può anche diventare, se non accompagnata da impegni vincolanti, soltanto il modo più elegante per chiamare una chiusura. Oggi non abbiamo ancora vinto, ma non abbiamo nemmeno perso. La battaglia continua. E Cerreto continuerà a far sentire la propria voce, con le istituzioni, con i lavoratori e con tutta la comunità».
«Il ritiro dei licenziamenti unilaterali e la prosecuzione della produzione a Cerreto d’Esi fino all’individuazione di una soluzione industriale rappresentano un primo risultato importante. Ma nessuno può pensare che la partita sia chiusa». Così il deputato e coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle Marche Giorgio Fede commenta gli sviluppi della vertenza Electrolux, sottolineando il ruolo decisivo avuto dalla mobilitazione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. Per Fede, però, resta centrale il futuro dello stabilimento di Cerreto d’Esi. «Il fatto che la produzione prosegua in attesa di una soluzione industriale è fondamentale, ma ora servono garanzie precise e impegni scritti. Dobbiamo sapere quale sarà il futuro produttivo del sito, quali investimenti verranno messi in campo e come verranno tutelati i livelli occupazionali. Le 1.250 uscite volontarie previste nel gruppo restano un numero enorme e ciò che verrà definito entro ottobre sarà decisivo. Non possiamo permettere che dietro formule apparentemente rassicuranti si prepari un progressivo disimpegno industriale». Chiede inoltre di mantenere alta la pressione sia sull’azienda sia sul Governo. «Chi ha beneficiato di risorse pubbliche – conclude- ha il dovere di rispettare il territorio, l’occupazione e gli impegni assunti. Ora servono fatti, investimenti e un piano industriale vero».
Anche Elena Leonardi, coordinatrice regionale di FdI, ritiene che dal tavolo Electrolux oggi sia arrivata« una vera e propria svolta: nessuna chiusura, ritiro dei licenziamenti, un percorso di reindustrializzazione per Cerreto d’Esi e nuove ipotesi di investimento per sostenere il rilancio produttivo. Un risultato importante, frutto del lavoro che il ministro Urso ha portato avanti sul fronte europeo per rafforzare la competitività del settore e del confronto costante e concreto con tutte le parti negli incontri al Mimit. È la dimostrazione che il lavoro serio e costante ripaga e produce risultati concreti. Ora serve la responsabilità di tutti per trasformare questo passo in avanti in un piano industriale solido, condiviso e duraturo, capace di garantire il futuro degli stabilimenti e la salvaguardia dei lavoratori. Mentre gli altri parlano, il governo Meloni risolve e costruisce il futuro».
«Dal tavolo al Mimit,, grazie all’impegno del Ministro Urso e del Governo, oggi arrivano primi spiragli positivi e importanti: l’apertura dell’azienda al confronto per definire percorsi alternativi a quelli prospettati finora e soprattutto per tutelare occupazione e continuità va letta positivamente come risultato dell’interlocuzione avviata in questi mesi dall’Esecutivo. Ora bisogna proseguire in questa direzione: quello di oggi è un primo passo in avanti che deve tradursi in rassicurazioni concrete per lavoratori e famiglie. Continueremo come Udc, così come abbiamo fatto in passato presentando un’interrogazione parlamentare al Ministero, ad impegnarci affinché la crisi del settore elettrodomestico non venga scaricata sulle spalle dei lavoratori degli stabilimenti come Susegana e Cerreto d’Esi». Lo afferma il senatore e segretario nazionale Udc Antonio De Poli.
(in aggiornamento)



























