(foto Cristiano Ninonà)

Riceviamo dal Comitato Arretramento A14 e FS Marche sud e pubblichiamo:

«Da anni stiamo dicendo che sulla base di quanto normato dal Piano di Assetto Idrogeologico della Regione Marche allora vigente, che documentava un ampio grave rischio frana nel tratto dell’A14 nelle Marche sud, è impossibile andare a realizzare l’ipotesi formulata anni fa da Aspi della terza corsia. 

Ora con il nuovo P.A.I. distrettuale approvato, è calata una definitiva pietra tombale su questa ipotesi. I vari attori in questione, ovvero Governo, Aspi, Regione, dovrebbero dire a questo punto la verità per rispetto nei confronti degli utenti che da anni stanno versando lacrime e sangue per attraversare questo tratto. 

La terza corsia non si può fare non perché qualcuno non la vuole, ma perché le normative di sicurezza lo impediscono. Occorre pertanto lavorare ad un’alternativa, ovvero la studio di una nuova bretella autostradale arretrata da Porto Sant’Elpidio a Teramo che si aggiunge all’A14. 

Sono stati persi inutilmente gli ultimi sei anni quando era già tutto evidente, e non è accettabile perdere altro tempo. Occorre invece che finalmente la politica si assuma le proprie responsabilità. La Deliberazione C.I.P. n. 68 del 26/05/2026 della Conferenza Istituzionale Permanente ha adottato definitivamente il Piano di Bacino Stralcio per l’Assetto Idrogeologico per la gestione del Rischio da Frana (PAI Frane) e le relative Misure di Salvaguardia per l’intero distretto idrografico. 

Con la successiva pubblicazione dell’avviso nella Gazzetta Ufficiale n. 127 del 4 giugno 2026, le perimetrazioni di pericolosità e rischio da frana e le NTA con le relative misure di salvaguardia sono entrate in vigore e sono vincolanti per la pianificazione urbanistica, infrastrutturale e per la fattibilità delle opere pubbliche e private. 

Il quadro conoscitivo aggiornato dagli elaborati del PAI Frane e dalle ricognizioni geologico-morfologiche sul versante adriatico evidenzia una elevata e diffusa criticità di dissesto idrogeologico lungo il corridoio collinare e litoraneo su cui insiste la sede dell’Autostrada A14 nel tratto compreso tra Porto Sant’Elpidio, Porto San Giorgio, Pedaso, Grottammare e San Benedetto del Tronto. 

Ampie porzioni del versante collinare attraversato dall’infrastruttura autostradale ricadono in zone perimetrate a elevata o molto elevata pericolosità da frana. 

Il territorio è caratterizzato da formazioni pelitico-arenacee e argillose fragili, soggette a fenomeni franosi di scivolamento, colamento e movimenti riattivati a seguito di eventi meteorici intensi. L’Autostrada A14 scorre all’interno di un corridoio strettamente addensato insieme alla Ferrovia Adriatica e alla SS16 “Adriatica”.  Un eventuale movimento franoso o cedimento di versante in questa fascia comporta il rischio di blocco simultaneo delle principali arterie di collegamento della fascia adriatica. 

Rispetto alle versioni precedenti dei PAI regionali/ex-Autorità di Bacino regionali delle Marche, il livello di rischio e pericolosità per frana risultante dal nuovo PAI Distrettuale è maggiormente esteso e restrittivo, per tre ragioni principali: 1) Il passaggio dai vecchi PAI di bacino al nuovo PAI distrettuale unico dell’Appennino Centrale ha uniformato le metodologie di analisi secondo le linee guida nazionali più recenti; questo ha portato a riclassificare e includere aree di versante prima considerate a rischio moderato o “di attenzione” in classi di pericolosità elevate (P3 e P4); 2) Il monitoraggio geologico e i dati raccolti sui fenomeni franosi registrati negli ultimi anni lungo le colline adriatiche, con frequenti scivolamenti e colamenti a seguito di eventi meteo intensi, hanno portato a un allargamento perimetrale delle zone dissestate che intercettano il nastro autostradale A14.; 3) Oltre alla mappatura del fenomeno franoso strictly diretto, il nuovo PAI introduce una tutela integrata e vincoli di salvaguardia più restrittivi lungo i piedi di scarpata e sui versanti argilloso-pelitici instabili. Ciò fa sì che per le infrastrutture esistenti come l’A14 la “superficie soggetta a vincolo di rischio” risulti estesa e aggravata». 

 

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