
Le dune di sabbia che fanno bella mostra di sé, si fa per dire, da qualche decennio nella zona nord del porto turistico finalmente spariranno. Questo avrà un costo, si stima circa 1 milione di euro, ma le risorse a disposizione sono quelle dell’Ue, veicolate dalla Regione Marche, con una destinazione precisa, ovvero l’adeguamento strutturale e morfologico dell’approdo. Il milione di euro necessario, dunque, verrà prelevato dagli oltre 7 milioni di euro di cui il Comune è risultato beneficiario con l’obiettivo prioritario di modificare l’ingresso al porto ed evitare i frequenti insabbiamenti del fondale. La giunta Vesprini, nel frattempo, ha dato il via libera al Dip (documento di indirizzo alla progettazione) sulla scorta di un quadro economico di massima per intervenire sulle quote dell’area portuale prospiciente il lungomare, in attuazione delle previsioni del Prp.
Per farlo, dunque, si utilizzeranno le sabbie di precedenti dragaggi, abbancate in quella stessa area, previa verifica dell’adeguatezza dei materiali e degli eventuali trattamenti da effettuare. Il Dip è documento necessario per entrare nella fase esecutiva che prevede pure l’acquisizione di pareri tecnici da parte di vari enti. «L’attività progettuale consiste nella redazione di un progetto riguardante le attività necessarie a ripristinare le quote di riempimento della zona a terra presente all’interno del perimetro portuale, denominata “L’Approdo”, che negli anni ha visto un lento e costante abbassamento dovuto alla compattazione dei terreni di riporto ivi collocati fin dai primi anni ’80 per la colmatura delle aree portuali» si legge nel Dip «a tal scopo potrebbero essere utili i sedimenti abbancati in tale area costituiti principalmente da sabbie frammiste a materiali vegetali e altri residui antropici, provenienti da dragaggi eseguiti in anni passati nell’area portuale».
Le sabbie che formano queste dune, rendendo di fatto impossibile vedere barche e moli dal lungomare, sono state abbancate su un’area di 21.677 mq e si stima un valore di oltre 35.000 metri cubi da movimentare. La scorsa primavera son state effettuate le preventive caratterizzazioni, ovvero le analisi dei 15 campioni prelevati in quattro punti differenti. Il responso ha tranquillizzato gli amministratori. Si tratta infatti di rifiuti speciali non pericolosi «In particolare si evidenzia che in tutti i campioni la concentrazione dei solventi organici, degli idrocarburi policiclici aromatici, dei policlorobifenili e degli idrocarburi totali, è inferiore ai limiti di quantificazione (L.o.Q) relativi alla metodica analitica applicata» chiarisce il report della ditta incaricata. Il progetto dovrà quindi entrare nel dettaglio dei quantitativi di sedimenti presenti e dei volumi impiegabili per il livellamento dell’area alle quote di progetto. Ma anche «verificare i risultati delle attività analitiche svolte nei cumuli, valutare le possibili gestioni e modalità di trattamento dei sedimenti, espletare gli studi specialisti necessari all’approvazione della proposta progettuale da parte degli enti»
«Abbiamo assegnato la progettazione per la lavorazione delle sabbie -spiega l’assessore con delega al porto, Fabio Senzacqua- e poi a seguito di questo passaggio si verificherà se le stesse potranno essere anche utilizzate per il ripascimento oltre che per l’adeguamento morfologico del terreno. Quegli spazi potranno così tornare ad essere fruibili dopo tantissimi anni».














