Un invito al confronto, accompagnato da un duro attacco all’opposizione. Stefano Faggio, consigliere comunale di maggioranza e segretario della lista Piazza Pulita, interviene sul dibattito politico cittadino e punta il dito contro mozioni, interrogazioni e accessi agli atti presentati dai gruppi di minoranza. «Un ostruzionismo che mette in difficoltà sia l’interlocuzione politica – intasando gli spazi ufficiali di confronto – sia gli uffici», sostiene.
Faggio premette che il diritto all’informazione e alla trasparenza deve essere garantito, ma aggiunge che «quando si fanno decine e decine di accessi agli atti, il rischio è quello di rallentare o paralizzare la macchina comunale». Da qui la sua critica: «L’impressione è che siano i gruppi di opposizione i primi a non voler far lavorare gli uffici e la politica!».
Il consigliere allarga poi il ragionamento alle amministrazioni che hanno preceduto quella attuale. «Noi non possiamo prendere lezioni dal dott. Di Ruscio e dal centrodestra fermano, di cui lo stesso Di Ruscio sembra tornato il paladino», afferma. Secondo Faggio, la loro esperienza di governo avrebbe lasciato «un’eredità molto brutta alla città di Fermo». Tra le questioni che cita ci sono «la questione dei derivati», le conseguenze della variante del Ferro, che – ricorda – la prima amministrazione civica si sarebbe trovata ad affrontare nel 2015 «mettendoci 500 mila euro», i mezzi elettrici dell’Asite «mai potuti utilizzare» e un Piano regolatore con «tante aree progetto bloccate». «La memoria di molti è corta ma le conseguenze no», commenta.
Nel suo intervento Faggio si rivolge anche al gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, contestando i toni usati nelle conferenze stampa. Dice di aver sentito affermare che i consiglieri comunali «si dovrebbero vergognare» e replica: «Non si può essere così presuntuosi e poco rispettosi degli avversari, soprattutto quando ci si affaccia per la prima volta alla politica!». A suo giudizio, chiedere collaborazione e confronto e, allo stesso tempo, rivolgersi alla maggioranza in quei termini è contraddittorio: «Un conto è stimolare la maggioranza e il governo cittadino, un’altra cosa è porsi in maniera così arrogante».
Faggio critica anche il centrosinistra, ricordando che non sarebbe riuscito a completare i cinque anni di governo della città, dopo aver sfiduciato il proprio sindaco. Il giudizio complessivo sulle minoranze resta netto: «Oggi l’opposizione ha una grande responsabilità e invece il solo fine che traspare è quello di non farci governare». E ancora: «Ostruzionismo e basta, per qualche ex sindaco anche in maniera compulsiva!».
Da qui la richiesta di un cambio di passo. «In definitiva, chiedo più collaborazione», dice, precisando che confronto e collaborazione sono possibili con tutti «nello spirito di una coalizione civica», ma non – a suo avviso – sotto la pressione di «un ostruzionismo penalizzante per la città e di invettive continue». Faggio riconosce che «nessuno ha la ragione in tasca sempre e a prescindere, nemmeno l’amministrazione in carica», ma conclude che «qui siamo al delirio di onnipotenza».
Nel passaggio dedicato a Solgas, il consigliere afferma di non avere «più nulla da dire» sul dibattito in corso: «La politica ha fatto la sua scelta e la bontà di una scelta si misura nel tempo». Richiama quindi la cessione, nel 2016, del 49% delle quote: «Così come abbiamo misurato la scelta di vendere nel 2016 il 49% delle quote. Il tempo ci ha dato ragione e sono convinto che ci darà ragione anche su questo ulteriore passaggio». Nel confronto, aggiunge, vede «commistioni particolari» e persone che «compaiono improvvisamente a destra e vanno a fare battaglie con qualche consigliere di sinistra».
Il tema delle alleanze torna anche con il riferimento a Mauro Torresi, che Faggio dice di sostenere da anni e descrive come «riferimento di un elettorato di destra in coalizione». Ora, osserva, Torresi sarebbe attaccato proprio dalla destra e accusato di non aver voluto l’apparentamento con Fratelli d’Italia e altri: «Ma tutti noi eravamo d’accordo e tutti avevamo la stessa linea di pensiero: andare da soli per rimanere civici e confermare così il patto con i cittadini».
Faggio rivendica infine il metodo della coalizione: «Nel momento in cui ci presentiamo ai cittadini siamo uno accanto all’altro, ognuno con i propri convincimenti politici che mettiamo a confronto per una sintesi operativa al servizio della città». Una logica che, conclude, è diversa dai «giochetti fatti alle spalle», che «non ci piacciono». E chiude con un richiamo alle precedenti esperienze amministrative: «Dopo i mandati del centrodestra e del centrosinistra che fino al 2015 avevano prodotto poco o nulla. Ricordare non è mai sbagliato, soprattutto alle giovani generazioni della politica…»















