
Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche, oggi in conferenza stampa
di Alessandra Bastarè (foto-video di Federico De Marco)
«Pistarelli? Quando c’è stato il prolungamento del suo incarico da capo di gabinetto nella seconda legislatura, per tre mesi, mi sono giunte delle voci, relative a questioni amministrative della Regione, che ho trasmesso subito alla Commissione vigilanza della Regione. Voci che non sono state riscontrate ma comunque gli ho chiesto di fare un passo indietro e lui si è dimesso». A dirlo è il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli durante la conferenza stampa che era stata convocata all’Usr di Corridonia per fare il punto sulla ricostruzione. Una conferenza stampa durante la quale, all’indomani dell’operazione della Guardia di Finanza, coordinata dalla Dda di Ancona, l’attenzione si è spostata inevitabilmente su quanto emerso dalle indagini e sull’arresto di Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente (non più iscritto a Fratelli d’Italia), ed Enrico Crucianelli.

Francesco Acquaroli e Guido Castelli, commissario sisma 2016 durante l’incontro di oggi a Corridonia
«Oggi dovevamo celebrare dieci anni di ricostruzione e quando abbiamo pensato a questa conferenza non potevamo immaginare nemmeno lontanamente a quanto successo – ha continuato il presidente -. C’è un immenso dispiacere per tanti motivi e non posso non pensare a ciò che mi chiedono le opposizioni e le forze politiche perché quanto accaduto è rilevante. Io conosco il mio ex capo di gabinetto dagli anni Novanta, una figura che ha attraversato una lunga carriera politica prima a Macerata poi in Regione. È un professionista, un avvocato con studio a Macerata. Quando nel 2020 dopo la vittoria alle regionali siamo stati chiamati alla guida della Regione ho pensato a lui come figura di esperienza delle istituzioni e del territorio. Devo anche dire che alla fine della prima legislatura, quando mi appestavo a fare la scelta rispetto allo staff, parlando con lui ho manifestato delle criticità rispetto a ciò che mi aspettavo da quella figura».
«Apprestandoci a una nuova legislatura avevamo deciso di prolungare il ruolo per tre mesi e lui mi aveva chiesto questo periodo per fare, poi, nuove esperienze sul territorio – spiega Acquaroli -. In questi tre mesi mi sono giunte delle voci – relative a questioni amministrative della Regione – che io ho trasmesso immediatamente alla Commissione vigilanza perché le regole di ingaggio dicono che anche una voce o una sola illazione non deve palesarsi a Palazzo Raffaello. Voci che, successivamente, non hanno trovato riscontro. Non mi chiedete le voci perché non mi voglio esporre a una denuncia di calunnia e perché la riscontrata fondatezza di quella voce non c’è stata da parte della Commissione vigilanza della Regione».

Il governatore Francesco Acquaroli e Fabio Pistarelli, suo ex capo di gabinetto
Quanto successo ieri ha lasciato il governatore «incredulo. Un conto sono un’illazione e una voce, un conto un quadro come quello emerso ieri. C’è la presunzione di innocenza e io non ho scaricato nessuno ma se quel quadro è confermato il tema è grave e serio. Chi dice che io sapevo deve portare una prova perché io devo difendere la mia integrità morale e quella della Regione e questa vicenda riguarda solo una persona all’interno della Regione Marche. Non si può cumulare il sacrificio e lo sforzo di chi ha dato risposte a chi il sisma lo ha vissuto con quanto avvenuto. Se io davanti a quella voce ho subito informato gli organi di vigilanza della Regione è perché sono un pubblico ufficiale e ho fatto ciò che dovevo. Il quadro emerso ieri mi amareggia e mi lascia basito perché rischia di compromettere nell’immagine gli sforzi di tanti».
Acquaroli, che non ha nascosto il suo stato d’animo profondamente amareggiato, ha confermato che se «quanto emerso dovesse approdare nelle aule di tribunale la Regione Marche si costituirà parte civile. Noi siamo in estrema buonafede e continuiamo a lavorare per la ricostruzione e per garantite la legalità. Quando scegliamo i nostri collaboratori lo facciamo pensando che hanno la stessa passione, voglia e missione, probabilmente non è stato così in questo caso. Quando il nostro rapporto si è interrotto è perché mi aspettavo di più dalla figura del capo di gabinetto. Potrebbe essere stato un errore di valutazione all’epoca quello di aver puntato sulla sua figura».
«Nella vita ho vissuto momenti personali e umani gravi, questo è un sicuramente particolare perché mi fa pensare se merito davvero questo. Non si può fa pagare a tutti l’eventuale responsabilità connessa a una persona – ha concluso Acquaroli -. L’amarezza è tanta ma non c’è mai stata l’idea di lasciare la guida della Regione, sarebbe la conferma di qualcosa che non c’è e quindi una ingiustizia alla mia squadra e a me stesso».
I gruppi di minoranza in Consiglio regionale, intanto, tornano all’attacco e hanno presentato una richiesta ufficiale al presidente dell’Assemblea legislativa Gianluca Pasqui di convocare d’urgenza la conferenza dei capigruppo per modificare l’ordine del giorno della seduta in programma mercoledì a Muccia per il decennale del sisma. «Riteniamo doveroso – spiegano i consiglieri di Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Progetto Marche e Lista Ricci– che l’ordine del giorno di questo consiglio straordinario, proprio per la delicatezza dell’argomento, metta al primo punto le comunicazioni del presidente Francesco Acquaroli sull’inchiesta giudiziaria che interessa la ricostruzione post-sisma, con relativo dibattito a seguire. Sarebbe davvero sorprendente e inaccettabile se, dopo lo tsunami che ha colpito la Regione Marche nelle ultime 48 ore, il centrodestra pretendesse di discutere di questi temi facendo finta di nulla e ignorando la gravità delle accuse di corruzione e infiltrazione mafiosa che stanno emergendo dalle indagini della Guardia di finanza».

Elena Leonardi, senatrice di Fratelli d’Italia
«Faccio mie le parole del presidente Acquaroli: incredulità, amarezza e delusione». Elena Leonardi, coordinatrice regionale di Fratelli d’Italia, fa eco al presidente della Regione sull’operazione “Ricostruzione” e il ruolo di Fabio Pistarelli, ex Capo di gabinetto del governatore arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Dda. «Se le accuse dell’inchiesta sulla ricostruzione fossero confermate, ci troveremmo di fronte a chi ha cercato di arricchirsi sul dolore di chi ha perso tutto: un fatto vergognoso e un tradimento verso i terremotati, che nessuna giustificazione potrebbe attenuare – dice la senatrice – Fratelli d’Italia è da sempre un partito che non transige sulla legalità, e da quanto emerso nessuna accusa chiama in causa il nostro partito e il presidente Acquaroli. Chi usa un’inchiesta in corso e il dolore dei terremotati, come ha fatto il consigliere regionale Andrea Nobili o altri esponenti della sinistra, per attribuirci un sistema di potere o connivenze con organizzazioni criminali che non trova riscontro negli elementi dell’inchiesta, compie una strumentalizzazione vergognosa, lesiva dell’onorabilità del partito. Non arretriamo di un passo: difenderò Fratelli d’Italia in ogni sede, anche per le vie legali. Le famiglie terremotate e le imprese sane non devono pagare colpe altrui: la loro tutela è la nostra priorità, perché la ricostruzione non si fermi e prosegua con controlli rigorosi e nel rispetto della legalità. Con il governo Meloni la ricostruzione ha cambiato passo: nelle Marche sono oltre 8.600 i cantieri privati chiusi e più di 5,7 miliardi i contributi già liquidati. Chi sbaglia deve pagare fino in fondo, senza sconti e chiunque sia. Ringrazio la magistratura e la Guardia di finanza per il lavoro svolto. Verso la criminalità organizzata serve la massima repressione: nei cantieri della ricostruzione non c’è spazio per nessuna infiltrazione, ovunque si annidi».





















