
L’ex sindaco ed attuale consigliere comunale di minoranza Domenico Ciaffaroni torna sulle dichiarazioni del sindaco Lattanzi, che ha riferito di aver ricevuto dalle autorità competenti rassicurazioni sull’assenza di pericolo e sulla tempestiva risoluzione del problema.
«Il punto da chiarire — osserva Ciaffaroni — riguarda le decisioni assunte dal sindaco nella sua funzione di autorità sanitaria locale. Per quanto mi risulta, non è stata emanata un’ordinanza ne è stata assicurata un’informazione tempestiva e capillare ai cittadini. Occorre quindi spiegare sulla base di quali valutazioni si sia ritenuto di non adottare provvedimenti precauzionali. Le prime comunicazioni del gestore non possono essere considerate, da sole, una risposta esauriente sull’intera vicenda. La documentazione comprende infatti interventi di risanamento e una successiva comunicazione di ripristino della conformità dell’acqua. È necessario chiarire come le rassicurazioni iniziali si rapportassero alle criticità segnalate e alle verifiche successive».
Secondo la ricostruzione di Ciaffaroni, Il rapporto di analisi disponibile, datato 14 ottobre, riguarda un campione prelevato il 7 ottobre all’uscita del serbatoio Frati, con analisi concluse il 10 ottobre. Il 16 ottobre il gestore ha comunicato l’avvenuto riassetto idropotabile, allegando i certificati delle analisi. Sono date e passaggi distinti, che non consentono di attribuire automaticamente al 14 ottobre il momento del ritorno alla conformità.
«Proprio questa successione rende necessaria una spiegazione: in attesa delle verifiche sull’efficacia degli interventi, quali elementi consentivano di escludere la necessità di vietare o limitare il consumo umano dell’acqua? Perché il sindaco ha ritenuto di non emanare un’ordinanza? Non basta richiamare l’esito favorevole dei controlli successivi: occorre chiarire quali garanzie vi fossero nel frattempo per la popolazione. Non affermo che le non conformità siano persistite per tutto il periodo. Chiedo però che venga documentato quando siano state superate e su quali riscontri siano state assunte le decisioni precedenti. Il confronto con il gestore e con i servizi sanitari è necessario, ma deve accompagnarsi a scelte motivate e a un’adeguata informazione alla comunità».
«La trasparenza può contribuire a superare le preoccupazioni e a rafforzare la fiducia — conclude Ciaffaroni — rendere pubbliche le valutazioni ricevute, spiegare le ragioni della mancata ordinanza e indicare come siano stati informati i cittadini sarebbe il modo più utile per dare una risposta chiara e coerente alle questioni sollevate».
















