L’Arma dei Carabinieri del Comando provinciale di Fermo prosegue con la massima incisività i controlli a tutela dei lavoratori e dell’ambiente, avvalendosi della sinergia operativa tra i reparti territoriali e quelli speciali.
A Fermo, a conclusione di un servizio coordinato, i militari della locale Compagnia, supportati dal Nucleo Ispettorato del Lavoro, dai Carabinieri Forestali e dai Vigili del Fuoco, hanno denunciato una donna di circa 40 anni di origini asiatiche.
La donna, titolare di una ditta individuale operante sul territorio per la produzione di tomaie e parti in cuoio, è finita nel mirino degli ispettori a causa di irregolarità.
«I controlli all’interno dell’azienda hanno fatto emergere – rappresentano i carabinieri – un quadro allarmante sotto il profilo della sicurezza: i militari hanno accertato la totale omissione della valutazione dei rischi, un grave pericolo di folgorazione per i dipendenti, la diffusa insalubrità dei luoghi di lavoro e del refettorio, e l’assenza di impianti di aspirazione nonostante il massiccio impiego di mastice e solventi chimici. Inoltre, è emerso che i mezzi di estinzione degli incendi non sono mai stati sottoposti alle revisioni periodiche obbligatorie».
Le violazioni si sono estese anche al profilo ambientale e giuslavoristico. I carabinieri forestali hanno accertato che «l’azienda ha immesso emissioni in atmosfera in totale assenza delle necessarie autorizzazioni, imponendo prescrizioni immediate – aggiungono dall’Arma – per l’installazione di cappe aspiranti sui tavoli da lavoro. Sul fronte dell’occupazione, gli accertamenti hanno rivelato la presenza di un dipendente impiegato totalmente “in nero” su un totale di quattro lavoratori stranieri identificati, pari a un quarto dell’intera forza lavoro».
La gravità delle carenze strutturali e l’impiego di manodopera irregolare hanno comportato l’immediata sospensione dell’attività imprenditoriale. A carico della titolare, i carabinieri hanno comminato ammende penali per circa 45.000 euro e sanzioni amministrative per circa 12.000 euro.
L’operazione conferma l’impegno costante dell’Arma nel garantire condizioni di lavoro dignitose e sicure, contrastando ogni forma di sfruttamento e illegalità.

















