di Sandro Renzi 

Sono state oltre 1200 le firme raccolte dalle associazioni ambientaliste sulla piattaforma change.org con l’obiettivo di bloccare l’abbattimento delle tamerici sul lungomare sud, oggetto di riqualificazione grazie ai fondi del Pnrr. «Assurdo -lo definiscono- per fare posto a qualche decina, forse una cinquantina, di parcheggi facilmente reperibili nelle vicinanze». Nel frattempo il progetto è passato al vaglio di molti enti, tra questi pure il Dipartimento della costa della Regione Marche che ha bocciato le piazzole previste originariamente in corrispondenza delle spiagge libere. Modifica subito recepita dagli uffici tecnici ma è l’unica di fatto. Le richieste avanzate dagli ambientalisti, infatti, si scontrano con quello che il coordinatore del gruppo, Luca Romanelli, definisce un muro di gomma. Un silenzio che “investe” tanto la maggioranza quanto l’opposizione.

«I tempi stringono ed il progetto definitivo che va dal porto al circolo nautico è in fase di completamento -spiega ancora Romanelli- noi abbiamo raccolto 1200 firme con la nostra petizione che è stata condivisa un migliaio di volte e questo già è un primo fatto. Il tutto a fronte di un interlocutore, ci metto dentro maggioranza e opposizione, che non riesce a prendere una posizione definitiva e quindi non risponde alla nostre richieste, prima fra tutte quella di non abbattere le tamerici. Una soluzione brutta per il lungomare che ne compromette la progettazione definitiva».

Romanelli non si dà pace e lo dice in conferenza stampa. «Spiace constatare questa inerzia e incapacità di ascolto. Da principio avevamo rilevato l’assurdità delle piazzole previste nelle spiagge libere, che sono oggetto di erosione, e la Regione Marche ci ha dato indirettamente ragione cassandole. La pista ciclabile era troppo piccola e l’Amministrazione fortunatamente se n’è accorta decidendo di portarla a 3 metri come richiede la normativa sulla Ciclovia Adriatica. A fronte di ciò si perderà un mezzo metro per l’area pedonale, è vero. Ma il risultato della progettazione nel suo complesso non ci convince. Un nuovo lungomare diviso con ben tre corsie di auto è in controtendenza con tutte le progettazioni di altre città costiere dove la prevalenza è data alla mobilità ciclopedonale».  Ambientalisti che ribadiscono esservi ancora i margini per apportare dei cambiamenti al progetto «ma sembra che questa opportunità non si voglia cogliere. Facciamo un appello alla cittadinanza e lo faremo anche con una manifestazione che si terrà il 2 aprile al mattino sul lungomare e di cui discuteremo domani sera per i dettagli. Vogliamo incontrare la gente e presentare la nostra proposta alternativa: una sola fila di parcheggi sul lato ovest, una ciclabile, le tamerici che restano dove sono, e infine il marciapiede» rimarca Romanelli.

Gli fa eco Luigi Silenzi del Comitato di viale Cavallotti.  «Il nostro obiettivo è aiutare l’Amministrazione a fare una scelta che riteniamo migliore. Mi sono informato, lo spostamento delle tamerici è rischioso e per espiantarle occorre fare buche molto larghe. Un lavoro complesso ed oneroso. Noi chiediamo solamente che venga tolta una fila di parcheggi e ciò non creerebbe problemi. Facciamo un esempio: un balneare ha una fascia di 40 o 50 metri in concessione, spazio nel quale possono sostare circa 6 auto, gli ombrelloni posizionati sono in media circa 80 o 90, cosa accade se vengono cancellati 6 posti auto? Sono nulla. Peraltro tutto questo è stato fatto con un piano della viabilità assente». Per gli ambientalisti i parcheggi cancellati possono essere ricavati nella zona sud, quella della progettazione unitaria. La chiosa spetta a Maurizio Mattioli, della società Operaia. «Rispetto alla questione delle tamerici abbiamo esortato il Sindaco a dirci come stanno le cose. Quelle piante non si possono spostare e il regolamento del verde prevede la zollatura che però spesso è destinata a fallire. Si tratta di essenze arboree che hanno oltre 35 anni, spostandole sono destinate quasi sicuramente a morire. Aggiungo che il valore di una pianta adulta a livello ecosistemico è diverso da quello di un fuscello ripiantato». Mattioli ha inoltre acceso i riflettori su altre criticità legate alla valutazione dei progetti da parte degli enti regionali. «Dalla linea di demarcazione tra la zona di erosione e quella urbana di non erosione, peraltro invalicabile, a quella che distingue l’area demaniale da quella urbana. Questioni importanti che pesano sulle scelte che questa Amministrazione potrà fare». Alla conferenza stampa promossa dal Comitato per la mobilità dolce, quello per la salvaguardia di viale Cavallotti, la Fiab costa Macerata-Fermo, Italia Nostra, Legambiente, Società operaia erano presenti anche Franco Mircoli e Roberto Macerata.

 

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