di Sandro Renzi

Il calo demografico non si arresta neanche a Porto San Giorgio dove in undici anni la popolazione è scesa di oltre 80 unità passando da 15957 abitanti (2011) a 15871 (2022). Le femmine sono 8374, i maschi 7497 e i nuclei familiari 7395 con ben 7 comunità. Potrebbe sembrare apparentemente poca cosa la “perdita” di una ottantina di residenti in una cittadina di 8 kmq. Ma se il calo dovesse proseguire o addirittura accentuarsi nei prossimi anni, per Porto San Giorgio le cose cambierebbero notevolmente.

Non sempre infatti piccolo è sinonimo di bello e finire tra i Comuni con meno di 15000 abitanti significa perdere tante occasioni soprattutto quando si tratta di ottenere fondi statali o regionali. E se la legge elettorale prevede un turno secco, senza possibilità di ballottaggio per l’elezione del sindaco, quindi un iter semplificato di cui anche l’elettore sarà grato, per il resto sono più le criticità a pesare che non i vantaggi una volta finiti nel novero delle piccole municipalità. Non è un caso che in altre realtà regionali, in particolare del nord Italia, proprio il tema della fusione stia prendendo piede tra i piccoli Comuni di qualche migliaio di abitanti. E’ una questione di sopravvivenza. Ciò nella consapevolezza che solo aggregandosi si aprono nuove opportunità di sviluppo grazie anche alle risorse europee. A Porto San Giorgio il destino pare segnato. Siamo ben al di sotto della popolazione massima insediabile come da Prg, ovvero 18000 abitanti. E questo anche per colpa di una politica della casa che negli ultimi decenni è mancata trasformando la città in parte in dormitorio ed in parte in un rifugio per seconde case abitate due mesi all’anno.

Con questi numeri il futuro non può essere roseo e la chiusura di venti attività commerciali in pochi mesi è una testimonianza di quanto la città stia soffrendo sotto diversi punti di vista. Tornando a quello demografico, il saldo naturale, alla luce dei numeri di cui sopra, non può che essere negativo: a fronte di 86 nati si sono registrati ben 232 decessi lo scorso anno. Mentre il segno più caratterizza il saldo migratorio: 721 immigrati e 661 emigrati. Un quarto della popolazione ha una età superiore ai 65 anni (4209), la metà (7740) si colloca nella fascia 30-65 anni, sono solo 1031 bambini ed adolescenti tra 0 e 14 anni. Il resto (2191) appartiene alla classe di età 15-29 anni. Questa fotografia conferma un trend nazionale: gli anziani la fanno da padrone. Sempre meno nascite e terza età in forte crescita ovunque. Il tasso di natalità è sceso passando da 0,66% del 2016 a 0,54% del 2022. Di contro quello della mortalità è salito, nello stesso periodo, dall’1,29% all’1,46%. Ovviamente non significa che si muoia di più ma semplicemente che con tanti anziani in città, il fenomeno inevitabilmente finisce per avere una maggiore rilevanza. Un invecchiamento che dovrà dettare le prossime azioni dell’Amministrazione comunale. A partire da una nuova politica della casa, più accessibile per le giovani coppie, passando a forme di sostegno alla terza età.

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