di Sandro Renzi

«Le notizie  concernenti i lavori che l’Amministrazione intende realizzare sul viale dei Pini, stanno creando allarme in molti cittadini che vivono in quel viale e di tanti sangiorgesi che hanno a cuore il futuro del patrimonio botanico-vegetazionale della città». E’ l’incipit della nota con la quale gli ambientalisti che fanno capo al comitato di viale Cavallotti e del verde di Porto San Giorgio prendono posizione rispetto agli interventi di restyling previsti nel tratto compreso tra via Milano e via Castelfidardo.

«Dopo aver stigmatizzato molti degli interventi eseguiti sulle alberature dalle Amministrazioni succedutesi negli ultimi anni, che in molti casi hanno ridotto gli alberi a pali, il comitato rileva che l’atteggiamento dell’Amministrazione sia dettato esclusivamente dalla premura di rimuovere teorici “pericoli”, magari perché in qualche caso il fusto degli alberi non è perfettamente perpendicolare al suolo di sedime, e pertanto è sufficiente una minima inclinazione per decretarne l’abbattimento. Non è così che si gestisce il verde pubblico: gli alberi vanno tutelati ed accompagnati nel corso della loro crescita» tuonano i componenti del sodalizio che contestano i metodi di analisi utilizzati talvolta dal Comune per valutare lo stato di salute delle piante. Nel mirino finisce in particolare l’analisi Vta, quindi visuale, che a giudizio del comitato non sarebbe sufficiente a decretare se una pianta sia o meno stabile contrariamente alle garanzie fornite dal sistema tomografico rispetto al rischio di schianto.

«Quindi non basta ottenere timbro e firma dell’esperto consultato ma è necessario, per il bene della città, la conservazione di quel fondamentale patrimonio che dona ossigeno, benessere, stabilità dei suoli, contrasta l’anidride carbonica e rappresenta un’indiscutibile valenza estetica per un territorio affogato dall’edilizia che pare non trovare limiti. E’ indispensabile fare ogni tentativo possibile per mantenerne l’integrità e la sopravvivenza, ricordando che tali vantaggi oltre che per i cittadini costituiscono l’unico elemento di attrattiva per i turisti, notoriamente in fuga dalle città di provenienza, inquinate e povere di verde. Questi concetti, tuttavia, stentano ancora ad essere compresi dagli amministratori che preferiscono privilegiare un’asfaltatura per far correre le automobili piuttosto che salvaguardare l’integrità degli alberi» prosegue il comitato ricordando che la sistemazione del viale dei Pini, risalente agli anni novanta, prevedeva alla base degli alberi delle aiuole che rendessero compatibili le esigenze della percorribilità stradale con il necessario apporto di acqua e scambio di ossigeno a beneficio degli apparati radicali. «Successivamente, quelle aiuole vennero eliminate ritenendo che potessero divenire luoghi di accumulo di sporcizia. Ed ora ci si lamenta se le radici tentino di raggiungere la superficie per poter respirare. Alberi storici che connotano la toponomastica cittadina da oltre cento anni (ricordiamo che quella strada consentiva l’accesso agli orti nati dalle bonifiche dei Salvadori e si chiama appunto viale dei Pini), che non possono essere visti come disturbo o nemici ma devono essere rispettati per quanto rappresentano e per le funzioni che svolgono. Se vogliamo evitare la sostituzione degli alberi vivi con alberi di plastica, come è accaduto per i prati delle aiuole di viale Cavallotti, è ora di cambiare registro invertendo la gerarchia delle priorità, trovando soluzioni idonee e compatibili con l’esistente. Basti pensare ai benefici che deriverebbero dal senso unico di circolazione Nord-Sud, utilizzando per l’altro il vicino Viale Cavallotti. L’uovo di Colombo che permetterebbe di restituire spazio vitale agli alberi sacrificati e vivibilità al quartiere. Ma per far ciò occorre sensibilità, proprio quella che manca e che ha trasformato i tigli di viale Don Minzoni in inaccettabili sostegni per eterne luminarie» chiosano i componenti del comitato.

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