
di Sandro Renzi
Addio alle ultime cabine telefoniche ancora presenti a Porto San Giorgio. Spariranno ad agosto, smantellate come le altre 16000 che costellano la penisola da nord a sud. Per chi è nato a metà degli anni ’90 sono oggetti quasi sconosciuti, feticci di una civiltà passata e strapazzata dall’avvento dei cellulari prima e dagli smartphone poi. Così diffusi da rendere ormai non più necessarie le obsolete cabine dove generazioni di ragazze e ragazzi sono passate, dove storie d’amore sono nate o finite semplicemente attraverso una cornetta. Che hanno offerto rifugio ai meno fortunati, dove ci si nascondeva per scambiarsi qualche bacio fugace, cabine che nei decenni hanno cambiato look aggiornandosi ai gusti della modernità.
Dopo 70 anni di onorata carriera, quando la nostra vita, come recitava un vecchio spot, era appesa al filo di una cornetta, spariranno gradualmente da tutte le città. Un colpo al cuore per chi è cresciuto insieme a loro, talvolta le ha maledette, altre volte le ha benedette. Custodi intimi di sentimenti ed emozioni, di messaggi oscuri e scherzi, dove una cosa è certa, non si poteva perdere troppo tempo perché, è il caso di dire, il tempo era ed è denaro. Quello dei gettoni (l’ultimo coniato il 31 dicembre del 2001), ma anche quello delle schede prepagate. Oggi oggetto di collezionismo. Usate talvolta come improvvisati vespasiani. A dare il via libera è stata l’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Ha stabilito, in sostanza, che Tim non è più obbligata a garantire il servizio pubblico e pertanto può procedere con lo smantellamento. Le cabine continueranno a sopravvivere solo negli ospedali con più di 10 posti letto, nelle caserme con almeno 50 occupanti stabili, nelle carceri e dove non arriva la copertura della rete mobile (ad esempio nei rifugi di montagna).

La prima fu installata a Londra nel 1924 diventando un cult. Mano a mano si diffusero ovunque rappresentando una valida alternativa per chi un telefono a casa non poteva permetterselo. In Italia arriveranno solo nel 1952. Quasi 30 anni dopo il loro numero era salito già a 33mila. Poi, con l’avvento della telefonia mobile, è iniziato il loro graduale declino. Peccato adesso non poterle più rivedere. Per le generazioni più in là con l’età bastava infatti averle solo vicine, come quella che si trova a Piazza Torino, oppure quella sul lungomare centro. Un pò come quei giocattoli che si fa fatica a dare via una volta cresciuti perché parte dell’infanzia e dai quali è impossibile staccarsi. Entrate di diritto tra gli oggetti che hanno contribuito nel loro piccolo a fare la storia di un Paese, lasceranno un vuoto incolmabile e dovremo rassegnarci, nostro malgrado, all’idea che anche Clark Kent, il mitico Superman, dovrà trovare un altro luogo per cambiarsi d’abito in battibaleno.














