Amarezza e sdegno da parte dei rappresentanti di Avs a Sant’Elpidio a Mare, che avevano presentato una mozione in consiglio comunale, riguardante il lavoro dignitoso e la tutela della retribuzioni negli appalti pubblici. Una mozione che però sembra essere stata archiviata, senza neanche essere discussa.
«Siamo amareggiati per la scelta della maggioranza che governa Sant’Elpidio a Mare di non consentire nemmeno la discussione della mozione presentata dalla nostra coalizione (Avs e Progetto Democratico) sul lavoro dignitoso e sulla tutela delle retribuzioni negli appalti pubblici – fanno sapere – nel Consiglio comunale di mercoledì sera, infatti, invece di affrontare il contenuto della proposta, la maggioranza ha scelto di presentare una pregiudiziale sostenendo che la materia non rientrerebbe tra le competenze del Consiglio comunale. Una posizione che non condividiamo e che riteniamo difficilmente sostenibile».
«Negli ultimi anni numerosi enti locali e regionali hanno affrontato questo tema attraverso mozioni, indirizzi politici e provvedimenti concreti. Il Comune di Firenze, ad esempio, ha approvato atti che introducono maggiori tutele negli appalti pubblici dell’ente; il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha discusso e approvato una mozione sul salario minimo negli appalti; la Regione Puglia è intervenuta con una legge sulla tutela della retribuzione minima nei contratti pubblici – aggiungono da Avs – se la materia fosse davvero estranea alle competenze degli enti locali, sarebbe difficile spiegare perché tanti Consigli comunali e regionali abbiano potuto discuterne e assumere posizioni politiche. Ma c’è un elemento ulteriore che rende ancora più singolare la scelta della maggioranza. Durante il dibattito è stato affermato che l’Amministrazione comunale già applica tutte le misure contenute nella nostra mozione. Se così è, e siamo pronti a riconoscerlo, non si comprende perché impedire al Consiglio comunale di discuterla e approvarla, rafforzando proprio quell’indirizzo che la maggioranza dichiara di condividere. La nostra proposta non chiedeva certo al Comune di introdurre un salario minimo nazionale, materia che appartiene al legislatore. Chiedeva semplicemente di utilizzare gli strumenti a disposizione dell’Amministrazione per promuovere il rispetto dei contratti collettivi, contrastare il dumping contrattuale e garantire maggiore attenzione alla qualità del lavoro negli appalti pubblici. Il riferimento ai 10 euro lordi l’ora non rappresentava una pretesa di sostituirsi alla normativa nazionale, ma un orientamento politico e un richiamo alla necessità di garantire retribuzioni realmente dignitose. Se quel punto non fosse stato condiviso, la strada più corretta sarebbe stata discuterne, modificarlo, proporre un emendamento. Non impedire il confronto». 
«Vorremmo sottolineare anche un aspetto per noi importante: questa mozione non nasceva per alimentare uno scontro politico o ideologico. Il tema della dignità del lavoro dovrebbe rappresentare un terreno comune, sul quale confrontarsi con serietà e responsabilità, indipendentemente dagli schieramenti.
Ci aspettavamo una discussione nel merito, anche critica, anche con proposte di modifica. Perché il confronto democratico serve proprio a questo: migliorare gli atti e trovare soluzioni nell’interesse della comunità. La scelta della maggioranza di ricorrere alla pregiudiziale ha invece impedito al Consiglio comunale di discutere di un tema che riguarda lavoratori, imprese corrette e qualità dei servizi pubblici – concludono da Avs – Continueremo a portare avanti questa battaglia con lo stesso spirito con cui l’abbiamo proposta: non per creare divisioni, ma perché crediamo che il lavoro dignitoso, il rispetto dei contratti e la tutela dei lavoratori siano principi che appartengono alla nostra Costituzione e alla nostra comunità. Perché discutere non significa dividersi. Significa assumersi la responsabilità di affrontare i problemi reali delle persone».
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