Il gruppo “La Città che Vogliamo”

Indennità della Giunta, nomina del nono assessore e collocazione politica dell’attuale amministrazione. “La Città che Vogliamo”, gruppo di minoranza in consiglio comunale, interviene con una dura nota politica dopo il dibattito sui compensi degli amministratori fermani. Il punto di partenza sono proprio le indennità: «5.796 euro lordi per ciascuno degli otto assessori e 7.245 euro per il vicesindaco Torresi. Numeri importanti, soprattutto se messi a confronto con una città che continua ad avere un reddito medio tra i più bassi delle Marche», sostiene il gruppo.

E si torna poi sulla proposta avanzata durante la campagna elettorale insieme alla coalizione di centrosinistra: «Destinare almeno il 30% delle indennità di sindaco e Giunta a un fondo per progetti dedicati ai servizi sociali, alle fragilità e alle famiglie in difficoltà». Una scelta che, secondo la minoranza, avrebbe rappresentato un modo concreto per trasformare parte delle risorse «in opportunità per chi ne ha più bisogno».

Il gruppo richiama anche alcune scelte compiute in passato, a partire dalle dimissioni di Francesco Trasatti dalla presidenza del Consiglio comunale, con la conseguente rinuncia all’indennità, dopo il passaggio della lista all’opposizione. «Non chiedemmo incarichi quando l’assessora Micol Lanzidei smise di rappresentare la lista, nonostante – secondo quanto riferito nella nota – l’allora sindaco Paolo Calcinaro avesse offerto la possibilità di un nono assessorato. Perché? Perché non eravamo interessati alle poltrone».

 

E sul nono assessore dell’attuale Giunta che arriva uno degli affondi più netti: «Oggi ci troviamo davanti ad un nono assessore rispetto al quale è difficile comprendere quali siano le deleghe strategiche per la città, mentre è molto più facile leggere il significato politico dell’operazione: un aggiustamento di poltrone tra partiti. Le recenti presenze alla convention di Forza Italia a Servigliano lo confermano: tra i presenti l’assessore Salvatelli, il capogruppo di Insieme per Scarfini Scaloni e il consigliere Cinti. È difficile comprendere quali siano le deleghe strategiche per la città, mentre è molto più facile leggere il significato politico dell’operazione: un aggiustamento di poltrone tra partiti».

 

E proprio sul tema del civismo si torna a battere il ferro: «Non ci interessa stabilire se il civismo debba essere “puro” o meno. Ci interessa constatare una cosa: Calcinaro e Scarfini oggi governano dentro un’area politica chiaramente collocata a destra, mentre quel progetto civico e trasversale che per anni aveva promesso di superare gli schemi tradizionali sembra ormai aver cambiato completamente natura. La trasformazione appare evidente: da progressisti a conservatori della poltrona il passo è stato sorprendentemente breve».

Nel finale il gruppo allarga il ragionamento alle necessità della città. «La Città che Vogliamo ha scelto di rimanere dalla parte di Fermo e dei cittadini – conclude la nota –. Crediamo che la politica debba tornare ad essere uno strumento per cambiare la città e non un mezzo ipocrita di carrierismo e occupazione del potere. Perché mentre la politica si divide tra incarichi, deleghe, equilibri e riposizionamenti, la città continua ad avere bisogno di lavoro, servizi, attenzione alle fragilità, infrastrutture, cultura e di una visione per i prossimi dieci anni».

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