«Quanto sta accadendo sulla Solgas è di una gravità inaudita. Senza informare i cittadini, si sta concludendo alla chetichella un’operazione che rischia di penalizzare pesantemente la città. Chiediamo il rinvio del punto, previsto per il Consiglio del 24; chiediamo aiuto ai fermani, affinché prendano coscienza della situazione, per promuovere un momento pubblico di informazione e confronto». E’ quanto chiedono i consiglieri comunali di centrodestra all’opposizione (Fratelli d’Italia e Uniti per Tosoni).
«Fondere Solgas con Astea a queste condizioni significa svendere una cosa (pubblica) alla metà del suo valore. Un patrimonio di Fermo scompare per sempre senza benefici per i cittadini. Mentre la clausola attuale – si legge nella nota dei consiglieri di opposizione – consente di vendere le quote di Solgas per 5,3 milioni, dopo la fusione sarà possibile farlo per 2,28 milioni. Di fatto la stessa cifra riconosciuta da Astea a Porto San Giorgio, che nel 2022 valeva la metà di Fermo. Come si è arrivati a un simile fallimento? Negli stessi comunicati della maggioranza questo dato, nascosto in Commissione Bilancio, emerge. Si dice che “All’epoca della creazione del nuovo statuto eravamo stati in grado di ottenere anche una ‘Put option’ di un valore notevole (oltre 5 milioni di euro) in caso di vendita”. Questo aveva suscitato l’esultanza della precedente amministrazione ed era stata considerata una sconfitta per Porto San Giorgio, che oggi invece vive una rivincita. Le quote dei due Comuni saranno molto vicine dopo la fusione (Fermo il 5% e Porto San Giorgio il 4,6%), ma quel che è peggio – per noi – è che l’opzione Put (cioè l’opzione di vendita) sarà praticamente uguale per entrambi: poco più di 2 milioni, mentre ancora oggi la nostra Solgas vale più del doppio. Se approviamo la fusione, perdiamo la possibilità, ad oggi ancora consentita, di incassare 5,3 milioni. Come se non bastasse, con la fusione Porto San Giorgio ha ottenuto un posto nel Cda, mentre Fermo solo un componente (di minoranza) del Collegio sindacale: una umiliazione».
È poi inaccettabile, per i consiglieri, che il Consiglio comunale debba «approvare la fusione senza dati aggiornati. La situazione finanziaria di Astea Energia è del dicembre 2025; non c’è la motivazione per cui si rinuncia alla relazione dell’esperto prevista dal Codice Civile; non ci è stato detto perché il valore di Solgas abbia subito una così netta riduzione perdendo un potenziale di 3 milioni in 3 anni. 3 milioni in 3 anni! Perché non esercitare oggi l’opzione di vendita e incassare subito 5,3 milioni, che potrebbero essere investiti o usati, visto che ci stiamo indebitando sempre di più con i mutui? Come farà il Comune a incidere su Astea Energia con appena il 5% e neanche un membro nel Cda? Da quel che ci risulta, una volta entrati in Astea, ci vorrebbero 15 anni di dividendi per riacquistare il valore economico di 5,3 milioni che abbiamo oggi. Rischiamo il danno erariale. Corrono in silenzio per approvare un’operazione che è una debacle economica e morale per la città. Di qui l’appello affinché sia rinviato il punto. Lo chiederemo formalmente anche in Consiglio, giovedì. Serve un confronto aperto al pubblico in cui chiarire aspetti fondamentali. Chi avvantaggia davvero questa fusione al ribasso? Ci rendiamo conto che è complesso, ma su queste cose si decide il futuro di Fermo. Non può passare sotto traccia. Non si scherza con quello che sta accadendo».
I Consiglieri Comunali di Centrodestra (Fratelli d’Italia e Uniti per Tosoni)
Ai quotidiani cartacei chiediamo, cortesemente, e vista la rilevanza della questione, il massimo spazio e risalto.














