Giulia dietro al bancone del Barrakuda

Il mare non deve necessariamente finire con l’estate. È da questa idea che nasce la nuova sfida del Barrakuda, che si prepara ad affrontare la stagione invernale puntando soprattutto sui giovani. Non soltanto come clienti, ma come protagonisti del locale. Una delle caratteristiche del Barrakuda è infatti la presenza di una squadra composta in gran parte da ragazzi e ragazze. Tra loro c’è Giulia, responsabile del bar, uno dei volti di questa nuova generazione.

Con lei abbiamo parlato di giovani, lavoro, pizza, cocktail e musica, ma soprattutto di un aspetto sul quale insiste più volte: la ricerca della qualità.

Giulia, sei molto giovane e hai già la responsabilità del bar. Che esperienza è?

«È una grande responsabilità, ma soprattutto un’opportunità. Qui non vieni semplicemente a fare il tuo turno. Devi imparare, organizzarti, confrontarti con gli altri e migliorare continuamente. Quando il locale è pieno capisci immediatamente quanto sia importante il lavoro di squadra».

Che cosa ti ha colpito maggiormente lavorando al Barrakuda?

«Una cosa soprattutto: la continua ricerca di un prodotto migliore. Non avevo mai lavorato in un posto così. Quando pensi di aver raggiunto un buon livello, si ricomincia a cercare qualcosa di ancora migliore».

In che senso?

«Nella scelta dei prodotti c’è una selezione molto attenta. L’obiettivo non è semplicemente trovare un buon prodotto, ma trovare un prodotto di alto livello. E anche quando lo abbiamo trovato non significa che la ricerca sia finita. Si assaggia, si confronta, si prova. Se troviamo qualcosa che può aumentare ulteriormente la qualità, se ne parla e si valuta».

Una filosofia che riguarda la pizza, naturalmente, ma non soltanto quella. Materie prime, beverage, birre, cocktail e servizio vengono considerati parti della stessa esperienza. Quindi la qualità per voi non è un punto di arrivo?

«Esatto. Ed è probabilmente la cosa che mi piace di più. Qui c’è quasi un’ossessione positiva per migliorare. Ci si chiede continuamente: possiamo fare meglio? Possiamo trovare un prodotto migliore? Possiamo servire meglio il cliente? Questa mentalità alla fine coinvolge anche noi ragazzi».

E tra voi che rapporto c’è?

«C’è un fortissimo spirito di squadra. Siamo diventati quasi una famiglia. Naturalmente lavoriamo e quindi ci sono responsabilità, regole e anche momenti di tensione, soprattutto quando il locale è pieno. Ma sappiamo che dobbiamo aiutarci. Se uno è in difficoltà, gli altri intervengono. Il risultato della serata non appartiene al singolo: appartiene a tutti».

Forse è proprio questo che intendete quando dite “la pizzeria dei giovani, fatta dai giovani”?

«Sì. Non deve essere soltanto uno slogan. Molti di noi sono giovani e vogliamo costruire un posto nel quale anche altri giovani abbiano piacere di stare. Probabilmente riusciamo a capire meglio cosa cercano perché siamo noi per primi a vivere quelle stesse esigenze».

E cosa cercano oggi i ragazzi quando escono?

«Vogliono stare bene. La pizza deve essere buona, il cocktail deve essere fatto bene e il prezzo deve essere corretto, ma non basta. Contano la musica, l’ambiente, il servizio e soprattutto le persone. Una serata la ricordi per come sei stato».

Quindi puntare sui giovani non significa abbassare il livello dell’offerta?

«Assolutamente no. È quasi il contrario. I giovani oggi sono molto più attenti di quanto si pensi. Confrontano, conoscono i prodotti, viaggiano, vedono continuamente locali sui social. Se proponi qualcosa di mediocre se ne accorgono subito».

Come immagini allora il Barrakuda durante l’inverno?

«Vivo. Vorrei vedere tavolate di amici, compleanni, lauree, ragazzi che vengono per una pizza e poi rimangono per bere qualcosa. Un posto nel quale puoi decidere di passare tutta la serata senza dover necessariamente andare altrove».

E il bar che ruolo avrà?

«Importante. Vorrei che anche lì si percepisse la stessa ricerca della qualità. Non una lista infinita di cose, ma prodotti scelti bene e cocktail fatti bene. Preferisco avere qualcosa in meno ma essere sicura di quello che servo».

Musica ed eventi?

«Certamente. Musica, karaoke, feste, compleanni, magari serate diverse tra loro. Ma senza perdere l’identità del Barrakuda. L’evento deve essere un motivo in più per venire, non deve sostituire la qualità del locale».

C’è anche un aspetto professionale. Cosa significa per un ragazzo lavorare in una struttura del genere?

«Si cresce tantissimo. Impari la puntualità, la responsabilità, il rapporto con il cliente e soprattutto che il tuo lavoro influenza quello degli altri. Ma la cosa più importante è sentirsi parte di un progetto. Quando capisci che qualcuno continua a investire per migliorare il locale e i prodotti, viene voglia anche a te di dare qualcosa in più».

Se dovessi descrivere il Barrakuda con tre parole? Giulia ci pensa qualche secondo.

«Qualità, squadra e famiglia».

E se invece dovessi convincere un gruppo di ventenni a venire, una sera di novembre?

«Non cercherei nemmeno di convincerli troppo. Direi semplicemente: venite a vedere cosa stiamo facendo. Prendete una pizza, bevete qualcosa, portate gli amici e godetevi il mare d’inverno. Poi decidete voi».

Tra un anno cosa vorresti sentir dire da un ragazzo parlando del Barrakuda? Giulia sorride.

«Una cosa semplicissima: stasera dove andiamo? Al Barrakuda. Se diventa naturale dirlo, significa che abbiamo fatto bene il nostro lavoro».

Ed è probabilmente questa la sintesi della nuova sfida. Per Barrakuda l’inverno non significa semplicemente continuare a tenere aperto un locale sul mare. Significa provare a costruire qualcosa che a Porto San Giorgio possa vivere dodici mesi l’anno. Una squadra prevalentemente giovane, una selezione rigorosa delle materie prime, la ricerca continua di una qualità ancora superiore e soprattutto un gruppo di ragazzi che, come racconta Giulia, ha finito per sentirsi una famiglia. L’obiettivo è ambizioso: fare del Barrakuda un luogo nel quale una nuova generazione possa riconoscersi, senza rinunciare alla qualità. Barrakuda. La pizzeria dei giovani, fatta dai giovani. Perché il mare, questa volta, non chiude a settembre.

Il Barrakuda si trova sul lungomare Gramsci, 54 a Porto San Giorgio.

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