«Una vendita calata dall’alto, senza confronto con la città e senza una strategia energetica per Fermo». Il gruppo consiliare di minoranza Fermo Città Comune interviene sulla proposta di fusione per incorporazione di Solgas in Astea Energia, contestando il metodo seguito dall’amministrazione Scarfini e sollevando interrogativi sulle prospettive dell’operazione. Secondo quanto riporta il gruppo, il 51% di Solgas ancora detenuto dal Comune si trasformerebbe in una partecipazione del 5% nella società incorporante, senza un rappresentante fermano nel consiglio di amministrazione. Un passaggio che, per la minoranza, richiederebbe tempi più ampi di analisi e una discussione pubblica sul futuro del patrimonio comunale.
«Il metodo scelto dall’amministrazione Scarfini è sempre il solito: mettere il Consiglio comunale e la città di fronte al fatto compiuto», attacca Fermo Città Comune. Il gruppo sottolinea che alla proposta sono allegati documenti per centinaia di pagine e riferisce di aver chiesto, nella riunione dei capigruppo della scorsa settimana, il rinvio della seduta consiliare per consentire ulteriori approfondimenti. «La maggioranza ha scelto di non accogliere la richiesta, procedendo senza un adeguato confronto».
Tra le questioni poste dalla minoranza figurano le garanzie successive ai cinque anni di durata dei patti parasociali, la capacità del Comune di incidere sulle decisioni con una quota del 5% e la mancata costruzione di un’alleanza con Porto San Giorgio per rafforzare il peso del territorio. Il gruppo richiama inoltre le condizioni previste per un’eventuale vendita della partecipazione. Secondo la lettura dei documenti proposta da Fermo Città Comune, dopo cinque anni il valore stabilito contrattualmente passerebbe da 5,43 a 2,28 milioni di euro. «Un prezzo stabilito oggi, che tra cinque anni potrebbe risultare non corrispondente al valore aggiornato», osserva la minoranza.
Il ragionamento si allarga quindi alle scelte industriali dell’ultimo decennio. Il gruppo ricorda che nel 2016 il Comune cedette il 49% di Solgas per oltre 5,1 milioni di euro e chiede di valutare non soltanto il valore attuale della partecipata, ma anche le prospettive che avrebbe potuto aprire una diversa strategia. Secondo la ricostruzione di Fermo Città Comune, negli anni i proventi di Solgas avrebbero portato nelle casse comunali circa 3,5 milioni di euro, utilizzati prevalentemente per finanziare la spesa corrente. Da qui la domanda rivolta all’amministrazione: «Cosa ha fatto Fermo in questi dieci anni per costruire una propria strategia energetica?».
La minoranza sostiene che almeno una parte di quelle risorse avrebbe potuto contribuire alla realizzazione di impianti fotovoltaici sugli edifici comunali, comunità energetiche rinnovabili, interventi di efficientamento di scuole e immobili pubblici e sistemi di accumulo. Investimenti, osserva il gruppo, capaci di ridurre nel tempo le bollette del Comune e rafforzare l’autonomia energetica del territorio.
A sostegno della propria posizione, Fermo Città Comune richiama il bilancio Solgas del 2022, nel quale, riferisce, la società indicava tra le prospettive lo sviluppo di impianti da fonti rinnovabili e interventi di efficientamento. «Perché quella prospettiva non è diventata negli anni una delle direttrici principali della strategia industriale della partecipata?». Il gruppo denuncia inoltre l’assenza, nella proposta di delibera della giunta, di un indirizzo che destini le future risorse derivanti dalla fusione a investimenti energetici per la città.
La richiesta conclusiva è di concedere il tempo necessario a un confronto pubblico e a una valutazione approfondita dell’operazione. «Il Consiglio comunale non può essere chiamato semplicemente a prendere atto di un percorso costruito altrove. Vorremmo invece che tornasse a discutere quale patrimonio vogliamo lasciare alla città tra dieci o vent’anni. L’energia non deve essere soltanto una voce di bilancio – conclude Fermo Città Comune –. Può diventare patrimonio, risparmio, sostenibilità e autonomia per Fermo».















