«Energia e carburanti, imprese sotto pressione: a rischio la tenuta del sistema produttivo e sociale». E’ il grido d’allarme lanciato dalla Cna di Fermo.

«Il caro energia e l’aumento dei carburanti – tuona l’associazione di categoria degli artigiani – continuano a gravare sui bilanci delle imprese, in un contesto di forte incertezza che non consente di programmare investimenti e sostenere i costi di gestione, visto che le pmi dispongono di margini limitati per assorbire nuovi rincari. La maggiore spesa per famiglie e imprese ha raggiunto 16,5 miliardi di euro, con quasi 5 miliardi concentrati solo a settembre. L’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti si riflette sui costi di produzione, sulla logistica e sull’intera filiera, alimentando ulteriori pressioni sulla competitività delle aziende e sui prezzi di beni e servizi. La situazione è particolarmente critica per l’autotrasporto: le federazioni del settore aderenti all’Albo hanno chiesto un incontro urgente al Governo per sollecitare l’attuazione degli impegni assunti lo scorso 22 maggio. Infatti restano aperte questioni fondamentali per garantire alle imprese strumenti di sostegno effettivamente utilizzabili, tra cui la certezza sui tempi di fruizione dei crediti d’imposta e il differimento della scadenza per la compensazione, attualmente fissata al 31 dicembre, oltre all’aggiornamento dei valori indicativi di riferimento, fermi a marzo, e a misure per contenere il prezzo dei carburanti anche sul mercato extrarete».

Cna Fermo ritiene che le imprese debbano poter «contare su regole chiare, procedure definite e risorse disponibili quando servono, non quando l’emergenza ha già compromesso gli equilibri economici aziendali. Il rischio è che la pressione accumulata in questi mesi si traduca, entro la fine del 2026, in una vera e propria emorragia di attività economiche, con la chiusura di imprese che non riescono più a sostenere costi crescenti e margini sempre più ridotti. Non sarebbe soltanto una perdita per il sistema produttivo, ma un problema di tenuta sociale: ogni attività che chiude indebolisce il tessuto economico locale, riduce opportunità di lavoro e reddito e impoverisce servizi e competenze costruiti nel tempo. È necessario che il Governo dia seguito agli impegni assunti e apra un confronto concreto con le rappresentanze di categoria. Contenere l’impatto dei costi energetici e dei carburanti significa tutelare la continuità delle imprese, salvaguardare l’occupazione e preservare le condizioni economiche e sociali dei territori. Intervenire è fondamentale per evitare che le difficoltà di oggi si trasformino, nei prossimi mesi, in chiusure irreversibili».

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