Da 15 a 43 nomi: si amplia l’Albo d’Oro comunale degli Internati Militari Italiani (Imi), frutto di un lavoro di ricerca che riporta alla memoria le vicende di uomini della comunità monturanese deportati nei lager nazisti durante la Seconda guerra mondiale. La presentazione del registro, al centro di una conferenza stampa odierna presieduta dal sindaco Andrea Leoni, segna una nuova tappa di un progetto avviato nel 2025 con il contributo dell’Anrp, l’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia e dall’Internamento e loro familiari.

«Siamo il primo Comune delle Marche e forse anche del Centro Italia a creare un elenco che riguarda la storia della nostra comunità», ha detto il sindaco Andrea Leoni, ringraziando Ernesto Detto, fiduciario regionale dell’Anrap e figlio di Giovanni, cittadino monturanese internato durante la guerra. «Passare da 15 a 43 internati significa ricostruire la storia. È possibile che il numero cresca ancora. La conosciamo tutti, ma dobbiamo fare in modo che una vicenda così triste non si ripeta».

Leoni ha ricordato il percorso che ha portato alla presentazione del registro, alla deliberazione della Giunta e alla mostra visitata anche dal prefetto D’Alascio. Il lavoro, ha aggiunto, proseguirà anche nelle scuole, con lezioni dedicate insieme all’associazione combattenti e reduci e in collaborazione con l’assessore Francesco Barchetta.

«Ernesto ha voluto che Monte Urano diventasse parte attiva di questo progetto e come amministrazione ci siamo messi in moto – ha spiegato Barchetta – Tante persone hanno collaborato per portare alla luce questa storia. L’obiettivo è far conoscere davvero la vicenda degli internati». La mostra e la presentazione del libro hanno registrato un riscontro positivo e l’amministrazione vorrebbe riproporle per valorizzare ulteriormente il lavoro svolto. La giornata nazionale dedicata agli IMI ricorre il 20 settembre.

«Oggi i monturanesi diventano custodi di una storia rimasta in ombra, a volte dimenticata», ha dichiarato Ernesto Detto. Il progetto, ha spiegato, è nato nel 2025 e si è basato anche sulla banca dati ufficiale realizzata nel 2012. «Mio padre Giovanni disse no all’adesione alla Repubblica di Mussolini e subì la fame e altre privazioni durante i 19 mesi di internamento. Furono 650mila gli italiani internati e 50mila morirono».

La valigia con cui Giovanni tornò dal lager è stata esposta nella mostra. Nel frattempo, le ricerche hanno ampliato l’elenco comunale: dai primi 15 nomi si è arrivati a 43 in sei mesi di lavoro. Detto ha inoltre ricordato che il 17 settembre, a Roma, davanti al Presidente della Repubblica, Monte Urano è stato riconosciuto tra i 15 Comuni italiani dotati di un Albo d’Oro. Ma il numero non si ferma lì, le ricerche sono continuate e altri 7 nomi sono in attesa di validazione e quindi si va verso una crescita ulteriore dell’elenco.

Il prossimo passo sarà coinvolgere le nuove generazioni e le famiglie: «Un ruolo fondamentale – ha rimarcato Detto – spetta alle scuole, ma anche ai ricordi familiari, alle lettere e alle cassette della prigionia ancora chiuse. Sono uomini, famiglie, storie e scelte. Farli venire alla luce è il modo migliore per onorarli e riportarli vivi nella memoria di tutti. Il mio impegno è nelle Marche dove questa storia non è ancora emersa come merita, nel Veneto ad esempio è vissuta come un orgoglio. Il terreno è molto fertile e in tanti, nelle loro case, possono avere materiale che riguarda una storia che molto spesso per pudore o per poca conoscenza non sanno di avere a disposizione un tesoro». L’appello è quello scavare in questo passato, per dare onore e merito a chi ha vissuto questo tratto di storia. Inoltre è stato pubblicato il libro fotografico della mostra a Monte Urano che lo stesso Detto ha il compito di donare ai sindaci e agli istituti scolastici delle scuole dei Comuni che avranno anch’essi un albo d’oro degli Imi.

In chiusura il grazie del presidente dell’associazione Combattenti e Reduci di Monte Urano, Attilio Malaigia «colpito da come sia stato possibile ricostruire in maniera esaustiva una storia che merita di tornare alla luce, restituendo la memoria alle famiglie. Saremo alla Scuola Media di Monte Urano, coinvolgendo i ragazzi dell’ultimo anno proprio per arrivare a quelle generazioni che potranno così conoscere la storia degli internati militari».

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