«L’aspetto squisitamente giuridico e non certo politico è ben chiaro ed incontestabile. Ad oggi il consigliere Di Ruscio è parte processuale nel giudizio pendente in corte di appello contro il Comune. Nonostante il tempo concessogli non ha dato seguito alla sua palesata volontà di rinunciare agli atti che, come ho già avuto modo di illustrare in Consiglio comunale, giuridicamente significa rinunciare all’azione o rinunciare agli effetti civili della sentenza, visto che è stata emessa la statuizione di primo grado». Così l’assessore Alessandro Ciarrocchi che, giovandosi della sua qualifica di avvocato, per conto della maggioranza è nuovamente intervenuto sulla vicenda della causa di incompatibilità del consigliere Saturnino di Ruscio.
Ieri è stata la Prima Commissione consiliare a prendere in esame la vicenda. Oggi l’Assessore Ciarrocchi precisa: «Diversamente dalla sua prima prospettazione, il consigliere ritiene di aver superato la situazione di incompatibilità per effetto di una generica assegnazione dei propri diritti di proprietario, eseguita davanti al notaio in ambito successorio. Gli ho fatto notare in commissione che tale eventualità può eventualmente essere valutata laddove la Corte di Appello di Ancona dichiari la sua estromissione dal giudizio, come gli uffici ed il nostro legale gli avevano compiutamente spiegato».
«Abbiamo agito sempre con trasparenza e collaborazione – conclude Ciarrocchi -, cercando di non pregiudicare la sua dichiarata volontà di restare consigliere. Ma Di Ruscio deve prendere atto che esistono regole chiare che lui stesso nell’ultima pec inviata ai consiglieri ha pure dimostrato di conoscere. Aspettiamo le eventuali valutazioni della Corte di Appello: ad oggi è incontestabile che Di Ruscio è parte in causa contro il comune, dunque in chiara posizione di incompatibilità».
La presa di posizione politica della maggioranza.
Oltre alle questioni tecniche espresse da Ciarrocchi, la maggioranza consiliare interviene anche sul piano politico, ponendo allo stesso Di Ruscio alcune domande specifiche. A tal proposito, il capogruppo in Consiglio comunale di Piazza Pulita, Edoardo Candidori, afferma: «Piuttosto che rappresentarsi come vittima di una vicenda di incompatibilità, il consigliere Di Ruscio dovrebbe assumersi la responsabilità politica di fare chiarezza e rispondere alle domande che questa vicenda pone. Il punto non è chi alza di più la voce, ma chi è disposto a spiegare fino in fondo i fatti».
«Ci spieghi, innanzitutto, perché la pendenza del contenzioso con il Comune non sia stata rappresentata con la necessaria chiarezza ai suoi elettori – sottolinea Candidori -. Ci chiarisca perché oggi avanzi una richiesta risarcitoria per l’occupazione di terreni la cui natura pubblica, sarebbe stata valorizzata durante il suo precedente mandato da sindaco, tanto da avervi realizzato marciapiedi con risorse dell’Ente. E ancora: chiarisca le circostanze della diffida risarcitoria del 2022, trasmessa per suo conto dalla sorella, avvocato, al dirigente comunale competente in materia di patrimonio, ruolo che lo stesso Di Ruscio ricopriva all’epoca in prima persona. Una circostanza che solleva interrogativi rilevanti sul piano dell’opportunità istituzionale e che merita una spiegazione puntuale e documentata».
«Ci spieghi, inoltre – continua il capogruppo di Piazza Pulita -, che cosa sia effettivamente accaduto rispetto alla prospettata rinuncia agli atti e per quali ragioni quella posizione sia successivamente mutata. E chiarisca perché una generica assegnazione della proprietà alla sorella assuma rilevanza ai fini della valutazione dell’incompatibilità, tenuto conto che il Consigliere Di Ruscio ad oggi è ancora parte in causa contro il comune, come emerge inequivocabilmente dagli atti processuali valorizzati dai pareri legali acquisiti».
«Su questi aspetti non bastano dichiarazioni di principio, né tentativi di spostare il dibattito sul terreno della polemica politica. Servono risposte circostanziate, documenti e assunzione di responsabilità. Come maggioranza, abbiamo atteso oltre due mesi, concedendo al consigliere il tempo necessario per affrontare la questione e chiarire la propria posizione. Oggi prendiamo atto che, allo stato, non vi è volontà da parte sua poiché non è stata raggiunta una soluzione che consenta di superare i rilievi sollevati».
«Chi ricopre una carica pubblica – conclude Candidori – ha il dovere di essere trasparente, soprattutto quando sono in gioco interessi personali e rapporti con l’Ente che è chiamato a rappresentare. Non si può pretendere che la cittadinanza accetti una narrazione parziale senza chiedere conto delle circostanze che emergono dagli atti. E allora la domanda politica resta, legittima e inevitabile: se gli elettori avessero conosciuto tutti questi elementi e avessero potuto valutarli nella loro interezza, avrebbero compiuto la stessa scelta? A questa domanda non deve rispondere la maggioranza. Deve rispondere, prima di tutto, il consigliere Di Ruscio».
















