
«L’economia della nostra regione sta attraversando un momento drammatico ed è necessario passare dalle parole ai fatti. Le sofferenze colpiscono tutto il tessuto marchigiano: dalla vertenza del settore “bianco” a Fabriano – con le pesanti ripercussioni su Comunanza e le aree interne – fino alle difficoltà generali del comparto manifatturiero. Questi scenari di fronte a noi delineano un quadro in cui l’egoismo e la speculazione delle grandi multinazionali calpestano i diritti del lavoro. A ciò si aggiunge l’inadeguatezza della politica economica nazionale e regionale, che troppo spesso vanifica gli enormi sforzi degli imprenditori locali. Occorre invece sostenere questa categoria con misure concrete ed efficaci».
A dichiararlo è il consigliere regionale del Partito Democratico Fabrizio Cesetti.
«Particolarmente emblematica – sottolinea Cesetti – è la situazione del distretto calzaturiero Fermano-Maceratese. Vive una delle fasi più complesse della storia recente, segnata da una forte contrazione dell’export, dalla chiusura di numerose attività e da un ricorso sempre più massiccio agli ammortizzatori sociali. A fotografare questo quadro allarmante sono i dati diffusi dal Centro Studi di Confindustria: nel primo semestre dell’anno l’export del Fermano si è fermato a 262,3 milioni di euro (-10,5% rispetto all’anno precedente e -9,9% sul dato regionale). Pesano i picchi negativi verso mercati chiave come Russia e Cina (-19,7%), Medio Oriente (-33,8%) e USA (-8,6%). Una perdita di oltre 85 milioni di euro in tre anni per il solo distretto fermano, accompagnata da 73 chiusure aziendali e un saldo negativo regionale di 1.356 posti di lavoro persi. Il calo della cassa integrazione non è un segnale di ripresa, ma la conferma che molti lavoratori sono ormai fuori dalle aziende».
«Non ci sono più alibi – afferma l’esponente dem -: il centrodestra governa il Paese, la Regione, le Province e quasi tutti i principali Comuni marchigiani. Eppure i numeri dimostrano che le azioni della tanto decantata ‘filiera istituzionale’ sono insufficienti. I risultati restano lontani dalle attese e, soprattutto, dai reali bisogni».
«Mentre nelle regioni confinanti come l’Abruzzo la decontribuzione è già una realtà operativa che attira investimenti a discapito delle nostre imprese, nelle Marche è rimasta colpevolmente chiusa nei cassetti. Eppure, l’Assemblea legislativa delle Marche aveva approvato all’unanimità, già nel dicembre 2020, una risoluzione per chiederne l’estensione, considerandola prioritaria per il cratere sismico e per le aree di crisi. A quella risoluzione sono seguiti numerosi atti che abbiamo depositato, alcuni dei quali approvati sempre all’unanimità. Anche sugli interventi strategici come la Zes è necessario fare chiarezza sui reali effetti. Inizialmente varata ad invarianza finanziaria e corretta solo dopo le nostre denunce, è rimasta disegnata a macchia di leopardo, escludendo troppi Comuni e aree produttive. Oggi il centrodestra, con l’avvicinarsi delle elezioni, anziché estenderla a tutte le Marche, pensa di brandirla in modo propagandistico anche verso il Nord. Allo stesso modo, è urgente conoscere gli effetti prodotti dalle Aree di Crisi Complessa, dalla Piceno-Val Vibrata alla Fermano-Maceratese, e le risorse a tal fine stanziate».
«Oggi le Marche – conclude Cesetti – rimaste a galla solo grazie alle risorse del Pnrr ormai esaurite, non possono permettersi di rimanere immobili. È evidente e non più rinviabile la necessità di assumere iniziative concrete. A che punto è l’attuazione dell’Accordo di programma per la Riconversione Industriale dell’area di crisi complessa del distretto pelli-calzature Fermano-Maceratese? Il Tavolo istituzionale tra Mimit, Mit, Regione Marche e Invitalia è stato costituito? È stato definito l’Addendum per le infrastrutture previsto dallo stesso Accordo? Quali iniziative sono state assunte per dare seguito alla risoluzione votata all’unanimità nel 2023? Infine, la giunta regionale ha intenzione di definire, d’intesa con Governo, Province, sindacati e categorie, una strategia unitaria di rilancio? Serve uno scatto di orgoglio, risorse vere e una strategia industriale seria».














