
Il calcio come palestra di vita, lo sport come spazio di meritocrazia, la squadra come comunità nella quale imparare il rispetto, anche quando le simpatie personali porterebbero altrove. E poi il coraggio di coltivare le proprie passioni, la responsabilità di essere cittadini e l’importanza di prendersi cura degli altri. Sono stati tanti i temi al centro dell’incontro “L’etica dello sport”, che ha portato Damiano Tommasi sul palco del Teatro Ideale di Servigliano, protagonista di un appuntamento speciale del 6° Festival Storie, pensato per gli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado.
Accanto a Tommasi, ex calciatore, campione d’Italia con la Roma nel 2001 e oggi sindaco di Verona, il giornalista Vincenzo Varagona, che ha guidato la conversazione alternando domande, immagini e racconti di vita.
Ad aprire l’appuntamento il sindaco di Servigliano, Marco Rotoni, che ha salutato con ironia il pubblico: «Più che al Teatro Ideale, oggi mi sembra di essere in curva sud all’Olimpico». Poi il passaggio al significato più profondo della giornata e alla presenza del Festival Storie, che da diversi anni accompagna la crescita culturale del territorio. «Questa è una tappa centrale del Festival, perché parla al nostro futuro». Rotoni ha quindi richiamato il valore del mettersi a disposizione degli altri: «Tommasi lo ha fatto prima al servizio dei suoi compagni di squadra e oggi contribuisce alla crescita delle nuove generazioni. È un campione di tutti i giorni».
Un messaggio ripreso dal Prefetto di Fermo, Edoardo D’Alascio, che ha sottolineato il legame tra sport, famiglia e comunità. «Tommasi, nel suo percorso, ha vissuto l’esperienza di diverse comunità: quella familiare, quella sportiva e oggi quella amministrativa, alla guida della Città di Verona. Dovete essere consapevoli di essere cittadini e parte di una comunità, un punto di riferimento per la vostra famiglia e per la collettività. Non giratevi mai dall’altra parte quando vedete che qualcuno ha bisogno di attenzione e cura. Un buon cittadino è questo». Presenti all’incontro anche il capo di gabinetto della Prefettura, Ilaria Tanoni, e alcuni sindaci del Festival: Cesare Milani, Diego Mandolesi, Andrea Claudi, Francesco Agostini.
A introdurre il dialogo è stato Varagona, che ha voluto sottolineare la disponibilità di Tommasi ad accogliere l’invito proprio per incontrare i ragazzi. «Damiano ha scelto di venire qui perché sapeva che avrebbe incontrato gli studenti. Vogliamo che, quando uscirete da questo teatro, abbiate qualcosa in più rispetto a quando siete entrati».
E qualcosa in più è arrivato attraverso i racconti di una carriera importante, ma mai narrata come una strada priva di ostacoli. Tra i ricordi più significativi, quello di un gol segnato dopo un grave infortunio al ginocchio che lo aveva tenuto lontano dal campo per mesi. «Era un gol che conteneva dubbi, paure, allenamenti e mesi di fisioterapia». Poche parole per raccontare ai ragazzi quanto possa esserci dietro un risultato: non soltanto il talento, ma la fatica quotidiana, la capacità di rialzarsi e la determinazione di riprovarci. Da qui una riflessione sul valore dello sport praticato: «Lo sport ha ancora una zona franca di meritocrazia: il campo parla chiaro. Quindi sognate in grande e fate quello che vi piace tutto il giorno».
Il cuore dell’incontro è stato il confronto sul significato dell’etica nello sport e sul limite tra il desiderio di vincere e il rispetto delle regole e degli altri. Varagona ha sollecitato Tommasi a riflettere anche sul ruolo degli adulti, a partire dalla famiglia e dagli educatori. «Da padre posso dire che i genitori sono sempre un riferimento. L’allenatore o l’educatore deve avere la complicità anche dei genitori. Per noi adulti, la cosa più bella è vedere che fate ciò che vi piace. Dite agli adulti quali sono le vostre passioni». Il tema è quello della libertà di scegliere, accompagnata dalla responsabilità: sostenere i ragazzi senza sostituirsi a loro, aiutarli a riconoscere ciò che li appassiona e trasmettere la capacità di rispondere delle proprie decisioni.
È stata poi una domanda dei ragazzi a offrire una delle immagini più efficaci della mattinata: come comportarsi con un compagno di squadra che non ci è simpatico? Tommasi non ha avuto dubbi: «Se in squadra avete un amico antipatico, ma indossate la stessa maglia, dovete passargli la palla nel modo migliore possibile e sperare che faccia il meglio. Se si ha la stessa maglia, si lavora tutti per lo stesso obiettivo»”.
La mattinata ha lasciato spazio anche a un momento di particolare intensità con il ricordo di Flavio Falzetti, calciatore di Norcia scomparso nel marzo 2013 dopo una lunga lotta contro un linfoma. Falzetti aveva fondato Life-Ritorno alla vita F.C., squadra nata per dare valore alla ripartenza e alla condivisione attraverso il calcio, riunendo ex calciatori, amici e persone unite da un legame che andava ben oltre lo sport e tra questi anche Tommasi. Il ricordo ha offerto l’occasione per affrontare un tema importante, quello della prevenzione e delle visite mediche preventive. Un messaggio rivolto ai più giovani, ma che riguarda tutti: prendersi cura di sé, non trascurare i controlli e comprendere che la salute è un bene da proteggere.
La mattinata si è conclusa tra sorrisi, domande e tantissimi foglietti da autografare. Tommasi si è concesso ai ragazzi con disponibilità e ironia, confermando che l’incontro con un campione può essere molto più di una fotografia o di una firma, ma può diventare l’occasione per ascoltare una storia, riconoscersi in una difficoltà e immaginare il proprio futuro con maggiore fiducia.














