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La poesia di Franco Arminio protagonista a Fermo sui Libri

FERMO - Protagonista la sua ultima opera poetica "Cedi la strada agli alberi". La raccolta contiene una parte della grande produzione in versi
sabato 13 maggio 2017 - Ore 11:12
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Dopo il nuovo successo del viaggio nel mito con Marcello Veneziani, Fermo sui Libri continua la rotta con il suo terzo appuntamento, che si terrà il 17 maggio, alle ore 21,15, presso la Biblioteca “Romolo Spezioli” di Fermo, e che sarà tutto dedito all’incontro con il poeta e paesologo Franco Arminio e la sua ultima opera poetica “Cedi la strada agli alberi”. La raccolta contiene una parte della grande produzione in versi di Franco Arminio. “Poesie d’amore e di terra“, così sono definite dall’autore, le liriche presentano il suo acuto senso del corpo femminile e del paesaggio.I versi di Arminio sono semplici, diretti, senza aloni. Ogni verso è una serena obiezione alla scrittura come gioco linguistico, è una forma di attenzione a quello che c’è fuori, a partire dal corpo dell’autore, osservato come se fosse un corpo estraneo: l’azione cruciale è, infatti, quella del guardare: “Io sono la parte invisibile del mio sguardo”.

Arminio, classe 1960, nato, cresciuto e residente in un piccolo paese, Bisaccia (AV), ha sempre amato e vissuto con passione la sua piccola realtà cittadina, che sente come aderente alle necessità umane individuali. Il suo amore per il piccolo, inteso come realtà a misura d’uomo e capace di creare comunità di azione, pensiero ed intenti, lo ha portato dedicarsi al documentario (Giobbe a Teora -2010- e Terramossa -2012-) e all’animazione di battaglie civili in difesa dei diritti dei piccoli paesi, come il mantenimento degli ospedali di paese e il rifiuto alla creazione di discariche lontane dai grandi centri ma vicine ai piccoli borghi più defilati. Amante della scrittura in versi, è riuscito a partorire una poesia che racconta un’Italia intensamente vissuta dal punto di vista dei piccoli paesi che ne costituiscono l’ossatura portante e che spesso sono oggetto di soprusi, malgoverno e cattiva gestione del territorio, e ha raggiunto la ribalta con raccolte importanti, come Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia (2009 – Premio Napoli), Cartoline dai Morti (2010 – Premio Dedalus) e Terracarne (2011 – Premio Carlo Levi e Premio Volponi), ispirate soprattutto da ciò che resta delle realtà comunitarie dopo il terremoto dell’Irpinia.

Sebbene sia poeta, scrittore e regista, si definisce “paesologo”, ovvero esperto di “paesologia”, quel particolare discorso che vuole conoscere la realtà dei piccoli paesi tra i 500 e i 4000 abitanti, realtà che costituiscono oltre il 25% del tessuto urbano italiano, e di cui nessuno parla. Per sua stessa dichiarazione “La paesologia non è una visione estetica, ma una forma di attenzione per i luoghi più sperduti e affranti, (…) che poi spesso sono i luoghi più vicini al mio paese. La paesologia è un viaggiare nei dintorni, è la soluzione di chi non riesce più a stare nel proprio paese ma non riesce neppure a lasciarlo.” Intrepido viaggiatore e pensatore, ha fondato la “Casa della paesologia” a Trevico (AV), un luogo aperto a tutti gli artisti, pensatori e persone che vogliano semplicemente conoscere le piccole realtà irpine, formare nel tempo della loro permanenza delle piccole comunità provvisorie che si scambino idee, emozioni, canti, balli, usi, costumi, e guerre per il bene comune.

A Fermo sui Libri porta tutta la sua voglia di conoscere e viaggiare attraverso le microrealtà, soprattutto le più disastrate e non narrate, con la sua ultima raccolta poetica “Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di terra”, al cui centro c’è l’amore carnale per la donna e per il paesaggio stremato e sfiorito dei suoi paesi. Il suo invito è quello di viaggiare, di guardare fuori da sé, osservare con attenzione tutto ciò che circonda la nostra realtà quotidiana, soprattutto il piccolo, il trascurato, il negletto e disperato, e di far scaturire da quest’incontro la semplicità dell’amore, per le persone, per i luoghi, di non cercare il dominio, il cementificare persone e cose dentro limiti imposti, ma di lasciar fiorire i fiori selvatici dei sentimenti (questi sconosciuti), e cedere la strada al crescere degli alberi.


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