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“Con Potere al Popolo in Parlamento
va una sinistra alternativa”:
l’appello di Rifondazione

POLITICA – L'appello al voto per il 4 marzo del PRC tramite i suoi esponenti Massimo Rossi, Alberto Procaccini e Alessandro Fortuna
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Massimo Rossi, Fermo, consigliere comunale di Altra Fermo-Fermo Migliore, Alberto Procaccini, segretario del Partito Rifondazione Comunista di Fermo, Alessandro Fortuna, responsabile organizzazione del PRC di Fermo, lanciano un appello al voto per Potere al Popolo.

“L’unica lista – scrivono – che si pone in netta discontinuità con le politiche neoliberiste degli ultimi trent’anni e propone un programma di alternativa radicale all’esistente.

Dopo il fallimento del percorso del Brancaccio, avviato da Falcone e Montanari per costruire una lista unica della sinistra, il Prc non ha avuto alcuna esitazione ad aderire al progetto lanciato dagli attivisti napoletani del centro sociale Je so pazzo che oggi, dopo centinaia di assemblee in tutta Italia, si presenta come la realtà più interessante nel panorama politico-elettorale italiano.

All’interno del Brancaccio, il PRC chiedeva due cose: un programma antiliberista ed un metodo di selezione delle candidature che tenesse conto delle esperienze di lotta locali.

Ebbene, quel progetto è fallito perché una parte della sinistra ha preferito la sicurezza di uno scranno parlamentare alla coerenza delle idee e a metodi partecipativi, sia nella stesura del programma che nella scelta delle candidature.

Per questi motivi il PRC ha detto no ad una aggregazione elettorale, come nel caso di Liberi e Uguali, che pensa di utilizzare le elezioni come un regolamento di conti interno al PD e vede in prima linea coloro che portano le maggiori responsabilità politiche dell’ultimo trentennio, essendo stati autori prima, sostenitori poi, delle peggiori leggi neoliberiste che l’Italia abbia mai ricordato: dal pareggio di bilancio in Costituzione alla riforma Fornero, dal Job Act al decreto Minniti, dalle guerre umanitarie alle privatizzazioni.

Per questi motivi, il PRC ha detto si a Potere al Popolo, mettendosi al servizio di un progetto che sin dalla nascita ha dimostrato di essere un processo partecipato dal basso, con candidature scelte nelle assemblee territoriali e lontane dai politicanti di professione.

Questo era quello che avevamo chiesto al Brancaccio, questo è quello che abbiamo trovato in Potere al Popolo.

Tutto ciò è perfettamente coerente con il percorso politico di Rifondazione Comunista a livello nazionale e locale: su tutte, le esperienze de L’Altra Fermo e di Montegiorgio in Movimento, dove il nostro partito si è messo a disposizione di un progetto più ampio, alternativo ai due grandi blocchi di centrodestra e centrosinistra, e che lo ha fatto all’interno di un contesto nel quale non erano le segreterie di partito ad assumere decisioni, ma l’assemblea degli aderenti, indipendentemente da tessere di partito e secondo il principio di “una testa, un voto”.

Oggi, noi chiediamo un voto a Potere al Popolo non solo per raggiungere quel 3% che permetterebbe di portare all’interno del Parlamento i problemi reali delle persone, ma perché sia un impegno a costruire quella sinistra di alternativa presente in Francia, in Grecia, in Spagna, e che in Italia ancora stenta a formarsi.

Non ci interessano le deleghe, né ci candidiamo a rappresentare qualcuno; crediamo invece che la partecipazione e l’autorganizzazione di chi sta subendo la crisi ed è sfiduciato dall’attuale panorama elettorale siano le condizioni necessarie per la costruzione di un blocco sociale e politico che abbia i seguenti obiettivi: maggiore redistribuzione del reddito, pubblicizzazione e gratuità dei servizi essenziali, estensione dei diritti dei lavoratori, attuazione della Costituzione e realizzazione di una democrazia reale, capacità di organizzare lotte, vertenze, azioni di resistenza contro il potere delle grandi multinazionali, delle banche e di chi riduce il lavoro a pura merce di scambio”.


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