Rosa Di Lella

«Dal 2 luglio telefono digitando il 112 e ho aperto una denuncia per i danni provocati da questo individuo fino all’epilogo di domenica che è sotto gli occhi di tutti». Parla con un lungo sfogo sui social Rosa Di Lella, titolare del Bar Delirum, sul lungomare nord di Porto Sant’Elpidio. La donna, è stata brutalmente aggredita domenica mattina, alle prime luci dell’alba mentre stava iniziando la propria giornata di lavoro. «Naturalmente, se non denunciate, è difficile creare un presupposto. Poi sicuramente direte: “Vedi Rosa? Tu sei stata aggredita e quello sta ancora in giro!”. Sì è vero. Chi ora potrebbe avere più rabbia di me? Considerando che (…) è una minaccia continua, poiché, lo vedo tutti i giorni e adesso anche con il terrore che possa finire quello che ha cominciato. Però io non molla e continuo a chiedere aiuto alle forze dell’ordine e a chi ha più potere di me. La giustizia italiana ha molte lacune, ma io non sono un politico, per poterle colmare però svolgo il mio dovere da cittadina. Le forze dell’ordine hanno svolto il loro con dignità e Dio solo sa quanto ho avuto bisogno di loro in questi giorni. Anzi, scusatemi se in alcuni casi ho perso la pazienza. Perdonatemi tutti, Carabinieri e Polizia di Stato».

Poi l’aspetto più importante, quello delle sue condizioni di salute dopo l’aggressione: «Sto bene. Lividi, bernoccoli, escoriazioni, insulti, il braccio sinistro abbastanza massacrato, un pò di zoppia per una gamba dolorante e senza voce perché ho urlato tantissimo. Però sono già tornata al lavoro perché è là che sto bene. La gente che viene a trovarmi, con i loro sorrisi e il loro affetto. I ringraziamenti vanno a voi tutti che mi avete inondata di messaggi. Alle attività limitrofe e non, del Delirium. Alla famiglia che ha sentito le urla e si è precipitata in mio aiuto. Vorrei ringraziare anche l’amministrazione, tutta. Sapete che io non condivido molte scelte di chi ci amministra, ma con questo non posso negare che comunque, al di là di come svolgono il loro lavoro politico, sono uomini, donne, padri e madri e comunque sono esseri umani. Questa volta devo spezzare una lancia a favore loro perché già dai giorni prima della aggressione, avevo contattato il vice sindaco per informarlo sulle avventure di questo tipo che minaccia la serenità della cittadinanza e loro si sono mossi subito. Io ho visto davvero tutto quello che è in loro potere per poterlo fermare, ma credetemi, vi assicuro che non è facile. Si stanno attivando in ogni misura possibile. Quindi, se volete criticarli, fatelo su tante altre cose ma non su questa storia. Un pensiero grande va a mio marito che mi ha vista in condizioni non belle e ha dovuto placare la rabbia per tutelare noi tutti, altrimenti il problema sarebbe stato già risolto da lui con le sue stesse mani. Non ho mai avuto paura di rientrare tardi la notte dal lavoro o andare prestissimo e non ce l’ho neppure ora».

Il bar Delirium a Porto Sant’Elpidio

Ma qualche novità è arrivata proprio ieri pomeriggio quando un viavai di carabinieri non è sfuggito alla cittadinanza. Nel pomeriggio si scoprirà, poi, che proprio i militari dell’Arma hanno fermato un uomo destinatario di un provvedimento del primo cittadino Massimiliano Ciarpella. In altre parole potrebbe trattarsi di un trattamento sanitario obbligatorio. E il destinatario potrebbe essere proprio quell’uomo che si è macchiato dell’aggressione alla barista del Delirium. Del provvedimento e della sua esecuzione non si hanno notizia ufficiali.

Il sindaco Massimiliano Ciarpella, domenica scorsa, nel commentare il grave episodio di sangue, aveva scritto sulla sua pagina Fb, parole piuttosto dure. Come è abituato a fare ultimamente nel commentare reati e disordini: «Di nuovo ci troviamo di fronte a una grave aggressione ai danni di un’esercente della nostra città. Totale solidarietà a lei, per il coraggio e la passione con cui porta avanti la sua attività da tanti anni. Mi trovo di nuovo a ripetere concetti già detti. Possiamo incrementare, come abbiamo fatto, le telecamere, i pattugliamenti, i servizi notturni, introdurre misure di supporto alla sicurezza pubblica come il controllo del vicinato e la vigilanza privata a tutela del patrimonio comune. Ma quando un soggetto si dimostra pericoloso per l’incolumità pubblica, procura lesioni personali, danneggiamenti gravi e ripetuti nel giro di pochi giorni in svariate attività, aggredisce e minaccia di morte una donna, quel soggetto è palesemente fuori controllo. E un soggetto fuori controllo, una volta fermato, va neutralizzato. Altrimenti le conseguenze più prevedibili sono quelle, drammatiche, che le cronache di altre regioni ci hanno raccontato in questi giorni. Questo è il segnale di un sistema che non funziona. Un sistema funzionerebbe se delinquenti di questa risma iniziassero ad andare in galera, da subito e non dopo mesi d’indagine, anni di processi, decenni per il passaggio in giudicato di una sentenza».

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