Mister Matteo Marcaccio

FERMO – “Ogni volta che prendiamo schiaffi in Europa viene fuori sempre la storiella dei settori giovanili, che gli allenatori non sanno insegnare, e i progetti che mancano”.

 

Esordisce così Matteo Marcaccio sul suo profilo Facebook con con una considerazione interessante e che, per certi versi, è fuori dal coro del mainstream, che ripete sempre che la base di tutto è nei settori giovanili.

“In realtà la differenza a certi livelli è solamente economica. Le squadre italiane hanno vinto coppe e mondiali quando il nostro campionato aveva i più grandi campioni e quelli stranieri non venivano in Italia perché si mangia bene, bensì perché prendevano di stipendio il doppio che da altre parti – prosegue il tecnico –. Il Milan vinceva le Champions perché ingaggiava ogni anno un giocatore da Pallone d’oro per fare la panchina (Savicevic, Papin, Rivaldo), vinceva non perché ci fosse un progetto ma perché per vincere ci vogliono i campioni e i campioni costano cari.
Quando invece non ci sono i soldi per poter comprare giocatori forti, le società partono con il ritornello che servono i progetti, che si deve puntare sui giovani, che bisogna alzare l’asticella, e poi si prendono allenatori con la convinzione che facciano miracoli”.

“Nella mia piccola esperienza, tutte le volte che le società mi parlavano di giovani e di progetti, la verità era che non c’era un euro. Al contrario, nelle società economicamente ben messe, di giovani non ne ho mai sentito parlare. La realtà è che i giocatori si dividono in forti e scarsi, non in giovani o vecchi”.

“Per quanto riguarda i settori giovanili – conclude Marcaccio – l’unico che ha detto la verità in questi anni è Marco Giampaolo: dai nostri settori giovanili non escono campioni perché si è persa la competitività, adesso i genitori pagano per far giocare un figlio nei settori giovanili, in Lega Pro, che era una palestra per il grande calcio, tutti diventano uguali, si perde la meritocrazia a favore della convenienza delle società“.

Quindi ai settori giovanili occorre sempre puntarci, ma con un approccio diverso, mentre a certi livelli per vincere subito quando non si ha tempo di aspettare la crescita eventuale di nuovi forti giocatori, occorrono campionati già formati.

Matteo Marcaccio, 45 anni, ha vissuto da allenatore insieme a Tiziano Giudici la scalata della Sangiustese dall’Eccellenza alla C2 poi, dopo una breve esperienza alla Fermana sempre con Giudici, è stato alla Monturanese, quindi in Federazione alla guida di rappresentative, infine di nuovo alla Sangiustese, con cui vinse la Promozione, ora risalita in Serie D.

(P. B.)

 

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