C’era anche il deputato Alessandro Morelli della Lega, stamattina, per la tappa del candidato sindaco del centrodestra Giorgio Marcotulli al Bar Lorenzo di Cretarola. Era il secondo appuntamento, l’unico mattutino, del nuovo giro di incontri nei quartieri in vista delle elezioni del 10 giugno.
“Spesso mi chiedono cosa sogno per la nostra città – ha detto Marcotulli – Sogno che sia semplicemente amministrata con buon senso, la voglio più bella e più sicura, dove cercare lavoro non sia mendicare lavoro, sogno una città equa da nord a sud, una comunità in cui tutti possano identificarsi. Vorrei riequilibrare il rapporto tra cittadini ed istituzioni, vorrei più vicinanza alle difficoltà delle famiglie e dei giovani. Amministrare non ci fa paura. Non dobbiamo sbagliare questa occasione e non lo faremo. Da solo non farò nulla. La mia forza è la squadra, servono il contributo e le motivazioni di tutti”.
Ad accompagnare il parlamentare del Carroccio, il capogruppo e capolista Giorgio Famiglini, la consigliera regionale Marzia Malaigia, il coordinatore provinciale Mauro Lucentini. “Ho lasciato piena autonomia decisionale a livello locale ed abbiamo fatto la scelta giusta” ricorda Lucentini. “Rivendichiamo un ruolo decisivo per la coesione del centrodestra, che si rivelerà decisiva per andare ad amministrare la città con Marcotulli, il miglior candidato possibile per guidare questa coalizione” sottolinea Famiglini.
Tocca poi a Morelli, che è anche direttore del giornale on line Il populista. “Dal candidato sindaco ho sentito un ragionamento semplice e di buon senso, è quello di cui c’è bisogno, non servono promesse irrealizzabili, ma vicinanza ai problemi della gente e concretezza. Sento che anche nella vostra città esiste un problema con l’ospitalità di rifugiati, che nella stragrande maggioranza dei casi non escono da nessuna guerra. E’ ora di chiamare le cose con il loro nome. La sinistra di oggi ha rinnegato e vanificato le battaglie dei suoi padri, perchè queste braccia che arrivano nelle nostre città servono a tagliare ed abbassare i diritti dei nostri lavoratori per i quali le generazioni precedenti si sono battute”. Non manca un accenno al caso caldo di questi giorni, relativo all’ipotesi del prof. Paolo Savona al Ministero dell’economia. “Quello che è accaduto è un veto impressionante, che non parte tanto dal Quirinale, quanto da Francoforte, Berlino e Bruxelles. Il professor Savona non è uno sprovveduto, è già stato ministro ed è docente di rilievo internazionale. La sua colpa è che è uno dei pochi economisti ad aver detto che l’Euro e l’Europa, così come sono, hanno creato molti problemi. Il 4 marzo è suonata la sveglia, il voto ha detto che gli italiani si sono accorti di ciò che l’Europa ha combinato in questi anni ed hanno chiesto un cambiamento netto”.















