Centrale a biometano, il Tar Marche dà ragione alla società Ramadori e con un articolato provvedimento di 35 pagine accoglie il ricorso dei privati condannando il Comune di Fermo al pagamento delle spese di giudizio, estromettendo l’Ast dalla causa.
Sentenza che, almeno per ora, mette un punto fermo rispetto ad una vicenda iniziata tre anni fa, ovvero quando la società Ramadori aveva presentato una istanza di Pas (procedura abilitativa semplificata) finalizzata alla realizzazione di una centrale per la produzione di biometano in contrada Paludi. Progetto che aveva sollevato dubbi tra i residenti e in seno alla maggioranza guidata allora dal sindaco Paolo Calcinaro.
Il Pas risultava peraltro essenziale per la società per l’ammissione ai finanziamenti pubblici messi a disposizione dal Gestore dei Servizi Energetici. L’impianto si era collocato all’ottavo posto nella graduatoria degli impianti partecipanti alla procedura competitiva indetta dal Ministero. Dalla data di deposito della Scia, si legge nel dispositivo della sentenza, sarebbero trascorsi 14 mesi prima che il Comune convocasse un incontro pubblico, aperto anche ai tecnici della società, successivamente alla costituzione di un comitato di cittadini contrario al progetto.
Nel mezzo e poi anche dopo questa assemblea si sono succedute richieste documentali ed integrazioni da parte degli uffici comunali e interlocuzioni frequenti che sono sfociate nel provvedimento di archiviazione dell’istanza di Pas (giugno 2025) “in quanto incompleto”. Provvedimento impugnato davanti ai giudici amministrativi che hanno accolto la richiesta dei privati di fatto confermando che quell’agognato titolo abilitativo risulta ora formato a tutti gli effetti. I giudici hanno dichiarato invece imprevedibile la richiesta di risarcimento dei danni per 7.000.000 di euro atteso peraltro che i termini per la realizzazione dei progetti a biometano finanziati con fondi del Pnrr sono stati prorogati al 30 giugno 2028.














