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Il Laboratorio civico presenta il suo manifesto dei servizi alla persona: “Consulta delle associazioni e bilancio sociale partecipato”

PORTO SANT'ELPIDIO - I civici propongono il loro manifesto sulle politiche sociali e ritengono serva un censimento periodico dei bisogni della popolazione; "Dobbiamo creare un nuovo approccio alla questione della casa e nuovi indicatori per assegnare abitazioni sociali"
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Gli enti locali riusciranno a conservare il loro ruolo cruciale per controbilanciare le crescenti ingiustizie e per rendere effettivi i diritti di tutti i cittadini? E’ il quesito che si pone il Laboratorio civico di Alessandro Felicioni, tenendo conto delle crescenti diseguaglianze sociali e del declino della situazione socio-economica. Inizia così quello che i civici definiscono il loro manifesto programmatico in materia di politiche sociali.
“Rispondere sfuggendo a luoghi comuni diffusi non è semplice ma è essenziale – nota Milo Capponi, capolista del Laboratorio Blu – Occorre una visione nuova, sistematica e partecipativa, che parta da una progettualità condivisa e si sviluppi attraverso una continua attività di controllo e revisione. In questi giorni abbiamo spesso sentito parlare di mancanza di risorse, di fondi con il contagocce, di necessità di ristrutturare la spesa degli enti locali. Specchietti per allodole. Amministrare significa fare scelte e le scelte di ogni amministrazione dipendono essenzialmente da due fattori: visione, cioè cosa consideriamo prioritario; efficacia ed efficienza: come l’ente locale è in grado di rispondere ad una esigenza”.

I civici ritengono prioritaria la questione sociale: “troppo spesso i servizi alla persona sono demandati alla famiglia, il pubblico si rende protagonista di interventi a spot e limitati sia in termini temporale che di incisività. Il pericolo è lasciare sole le famiglie, considerare secondario l’aspetto umano, perdere di vista l’inesorabile evoluzione dello spettro sociale. Il sociale non è una statua di granito. La società è mutevole con una velocità che fino a 15 anni fa sembrava impensabile, e con esso anche le necessità ed i bisogni della popolazione”. Il Laboratorio rimarca “la grande tradizione di volontariato di Porto Sant’Elpidio. Le associazioni svolgono un collegamento importante tra famiglie ed ente pubblico, sono inoltre un osservatorio diffuso sulla popolazione. L’Ambito XX è una struttura funzionale e dotato di professionalità di spicco. Laboratorio Civico intende partire da ciò che funziona, dalle realtà positive per proporre un approccio nuovo”.

La partenza per il gruppo di Felicioni “è capire le esigenze della popolazione. Occorre periodicamente un censimento che scatti una fotografia dello stato delle cose e della sua evoluzione. Le problematiche di oggi non sono quelle di domani. Un’analisi e monitoraggio continuo è alla base di una proposta adeguata. Ogni nave ha bisogno della sua bussola. Occorre una consulta permanente dei servizi alla persona. Non vogliamo carrozzoni, pensiamo a un ente snello ma rappresentativo del tessuto sociale, in cui associazioni di volontariato, sportive, scuola, amministratori e Ambito possano fare rete. Abbiamo una visione a 360 gradi che guarda all’individuo e alla società nella sua interezza, fatta di relazioni e bisogni”. Gli scopi dell’ente sarebbero: “favorire le relazioni ed il confronto tra Ambito territoriale e associazioni di volontariato, promuovere iniziative e servizi, promuovere occasioni di confronto pubblico, esprimere pareri su piani e progetti, supportare il cittadino nella fase di produzione della documentazione di accesso ai servizi, monitorare in maniera permanente esigenze e livello di soddisfazione. Cosa fondamentale, la Consulta svolgerà ruolo di interazione e confronto con l’amministrazione comunale per definire obiettivi e pianificare interventi e modalità. Occorrono trasparenza e partecipazione. Dobbiamo recuperare la dimensione umana associata ai servizi, operare in maniera consapevole ed informata. I cittadini devono sapere, non basta dir loro ‘non abbiamo le risorse’, perché spesso dietro un No si cela un dramma familiare o la fine di ogni speranza. Informare sui servizi, le disponibilità, le possibilità significa donare una visione progettuale. Occorre trasmettere la certezza che stiamo lavorando per abbattere le differenze sociali, che ci stiamo battendo per ribadire con forza che pari opportunità significa uguaglianza e garanzia di giustizia. Pensiamo ad una programmazione congiunta con i portatori di interesse, alla condivisione con essi di obiettivi e risultati. Pensiamo ad un bilancio sociale partecipato ed interattivo, che consenta di conoscere la destinazione delle risorse e di partecipare alla condivisione degli obiettivi. Vogliamo sapere dove e come possiamo migliorare, dare voce alla gente che lotta con situazioni di indigenza, disabilità, anziani soli, giovani disoccupati. Abbiamo bisogno di comprendere come le esigenze cambiano. Non intendiamo fare solo per dire abbiamo fatto”.

I civici pensano poi al diritto alla casa, “con un numero di abitazioni sociali al lumicino. Pochi professionisti del mattone costruiscono come se ci fosse una domanda infinita di abitazioni. Il potere di acquisto dei salari scende, il lavoro è tutto meno che una costante, i nostri giovani non trovano impiego, e laddove vi riescono si trovano schiacciati tra stipendi da fame, precariato e orari massacranti in qualche centro commerciale. Quanti giovani possono accendere un mutuo? E noi azzeriamo l’edilizia sociale favorendo la costruzione indiscriminata di cattedrali nel deserto. Laboratorio Civico non può e non deve promettere investimenti faraonici, ma vuole operare per un nuovo approccio all’annosa questione della casa. Con l’aiuto della Consulta vogliamo creare nuovi indicatori per l’assegnazione delle abitazioni sociali. Questi indicatori saranno affiancati a quelli nazionali, terranno conto delle peculiarità del tessuto sociale e delle abitazioni disponibili.
Vogliamo che le assegnazioni rispondano a parametri oggettivi ma anche qualitativi. Interpretiamo in maniera trasparente il diritto alla casa, dobbiamo liberarlo dalle logiche della creazione del consenso e ridare dignità ad un servizio che si trova alla base dei diritti di ogni cittadino. Insomma una via nuova, realizzabile, una concezione moderna ma che guarda ad i valori della nostra tradizione, uno sguardo al futuro e piedi ben piantati nel presente”.


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