Il tribunale di Fermo

È stato condannato dalla sezione penale del Tribunale di Fermo a 5 anni e 4 mesi di reclusione, oltre al pagamento della provvisionale ed alle spese legali, un uomo anconetano accusato di aver costretto una prostituta nigeriana a subire atti sessuali, dopo aver tentato – con schiaffi e pugni – di consumare un rapporto sessuale non protetto, contro la volontà della vittima, con la quale inizialmente aveva concordato una prestazione sessuale a pagamento. La giovane donna, divincolatasi e fuggita a piedi nudi lungo la strada, veniva soccorsa da due uomini italiani, prontamente intervenuti in suo aiuto, mentre l’uomo la inseguiva brandendo il ramo di un albero.

“Il racconto della vittima – spiega l’associazione On the Road –  coerente e logico sin dall’inizio delle indagini preliminari, nel corso del dibattimento è stato confermato da una serie di riscontri esterni, tra i quali le testimonianze dei soccorritori, delle forze dell’ordine che hanno effettuato l’arresto in flagranza dell’imputato ed infine la documentazione sanitaria agli atti”.

Nel processo è stata riconosciuta la costituzione di parte civile non solo della vittima difesa dall’Avv. Gabriella Caliandro, ma congiuntamente dall’Avv. Guido Talarico in rappresentanza dell’Associazione On The Road Onlus, che svolge un importante ruolo nell’attività sociale di contrasto della tratta di esseri umani (per sfruttamento sessuale, lavorativo, nell’accattonaggio, in attività illegali forzate, per traffico di organi, per adozioni internazionali illegali), di violenza e di sfruttamento, nei fenomeni della prostituzione, dell’immigrazione, delle discriminazioni della violenza di genere, tutelando e promuovendo i diritti delle persone che ne sono vittime. L’associazione è presente dal 2009 nel territorio fermano e ascolano, e gestisce unitamente agli ambiti territoriali di riferimento il centro antiviolenza Percorsi Donna e il centro antiviolenza Donna Con te.

“In attesa delle motivazioni della sentenza non possiamo che essere soddisfatti per la pronuncia che farà sentire la vittima meno sola e darà ancora più forza alla lotta culturale e giuridica, contro la violenza di genere, sempre più diffusa, in ogni sua declinazione”.

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