E’ un caso più unico che raro, avendo amministrato sia Porto Sant’Elpidio, da vicesindaco e consigliere comunale, sia Sant’Elpidio a Mare, da sindaco e vice. Ora che tanto si parla di possibile fusione tra i due Comuni, l’ex segretario regionale del Partito socialista Luciano Vita si esprime senza esitazione a favore della riunificazione. In una lunga lettera aperta, inviata ai sindaci Nazareno Franchellucci ed Alessio Terrenzi, spiega nel dettaglio le ragioni che lo spingono al Sì.
Una riflessione, quella di Vita, che parte dall’autonomia del Porto, datata 1952. “Una scelta all’epoca pienamente legittimata dall’espandersi demografico ed economico su tutti i comuni costieri italiani,anche grazie alla facilitazione della mobilità territoriale garantita dalla ferrovia. Negli anni 50 e 60 la nuova municipalità ha avuto un incremento demografico di 16.000 unità e nello stesso periodo, oltre alle tradizionali attività derivanti dalla pesca, è passata da 9645 a 19100 attività produttive e commerciali. La rivendicazione dell’autonomia comunale era legittima caratteristica della crescita economica e sociale del Novecento, che ha reso Porto Sant’Elpidio seconda in provincia solo a Fermo”.
Secondo Vita, le ragioni del Sì alla fusione espresse finora, “contenimento dei costi, eliminazione dei doppioni nei servizi, integrazione delle attività turistiche della costa con quelle culturali dell’interno, maggiore capacità di ottenere finanziamenti, sono tutte argomentazioni giuste e pertinenti, ma scontate e non di lungo respiro. Per me le ragioni della ritrovata unione sono ben altre”. L’esponente socialista ritiene che “l’autonomia sia avvenuta nell’epoca della valorizzazione delle municipalità, delle tradizioni e della storia dell’Italia degli oltre 8000 campanili. Ma oggi siamo nell’era della globalizzazione, in un contesto dove è prevalente la politica neoliberista. Anche l’Italia degli 8000 campanili ha dovuto prendere atto di difficoltà economiche ed inadeguatezza degli ambiti territoriali della stragrande maggioranza dei comuni”.
A questo si aggiunge, a giudizio di Luciano Vita, un dibattito in corso sulla necessità di innovare l’Unione Europea, di istituire le Macroregioni italiane, si sperimentano progetti come la macroregione Adriatico-Ionica, che unisce le regioni costiere italiane con quelle di Albania, Bosnia, Croazia, Grecia, Montenegro, Serbia e Slovenia”.
Tornando al locale, Vita ricorda che “nel 1996, l’amministrazione di Porto Sant’Elpidio su mia proposta, allora ero vicesindaco, affidò uno studio al prof. Antonio Calafati per individuare quali fossero le migliori strategie per rendere la città adeguata ai bisogni di sviluppo e di ulteriore crescita, visti gli effetti della stagnazione economica e produttiva che già dai primi anni novanta stavano emergendo. Da quello studio si scoprì che se Porto Sant’Elpidio non voleva continuare ad essere ‘la periferia degradata di Civitanova Marche’, doveva pensare ad uno sviluppo basato sulla riconversione turistica e commerciale, stante il lento regredire dell’economia calzaturiera; ma più in generale doveva pensare ad una ‘città territorio di area vasta’ che fosse attrazione di servizi per un ambito territoriale più ampio”.
Uno studio secondo Vita ancora valido e spesso ripreso dalle amministrazioni successive nei vari programmi. Nel 2004 ancora le due amministrazioni affidarono a Calafati un’analisi “sui benefici e le opportunità di una fusione ad un’unica entità municipale. Da allora sono passati 14 anni e si è perso troppo tempo. La riunificazione è necessaria”.
Oltre alla gestione comune di alcuni servizi, l’esponente socialista ritiene che le due amministrazioni abbiano “colpevolmente eluso la possibilità di discutere con le rispettive cittadinanze i contenuti di quegli studi, forse per paura del responso degli elettori, o forse ancor di più perchè non convinti dei vantaggi che ne sarebbero potuti derivare”.
Per Vita oggi serve senza dubbio passare per un referendum. “Sono decisamente favorevole, nel rispetto della legge, ad avviare il processo di fusione. Va avviata senza ulteriori indugi una commissione di studio ed approfondimento per organizzare una campagna di ascolto e di corretta informazione”. La riunificazione sarebbe necessaria perchè: deve guardare al futuro dei nuovi assetti creatisi dai poteri economici mondiali emergenti; si colloca nell’era della globalizzazione, dove le piccole e medie entità territoriali non reggono all’urto delle politiche neo-liberiste prodotte; si è alla vigilia della futura, si spera, riforma dell’Unione Europea, in Stati Uniti d’Europa e conseguentemente in una rivisitazione degli ambiti territoriali di gestione e di programmazione; non è rinviabile la riforma delle Regioni attravero la costituzione di 3-4 Macroregioni; esiste già la Macroregione Adriatico-Ionica a cui un territorio municipale più vasto ed integrato, potrebbe accedere con progetti di formazione e sviluppo, oggi di fatto negate alle piccolo e medie entità territoriali; non è rinviabile la riforma delle Province nel senso che o si annullano definitivamente mediante legge Costituzionale, o si ripristinano i poteri precedenti, con il ritorno anche alle elezioni dirette; si avrebbe l’integrazione dei servizi economico-culturali e l’ulteriore possibilità di accesso ai fondi regionali, statali e comunitari di una città di 68,52 Km quadrati, di circa 45.000 abitanti che ne farebbe la prima città della provincia in termini numerici e sopratutto economici”.
Sette motivi, quindi, per dire un sì deciso alla riunificazione. “Rispetto alle precedenti manifestazioni referendarie a noi vicine, (parlo di quel referendum bocciato per la unificazione di Fermo e Porto San Giorgio) – osserva Vita – non c’è alcuna possibilità di raffronto, poichè rispetto alla loro storia,completamente differente gli uni dagli altri, i nostri due Comuni hanno tradizioni, culture, economie integrate e similari. Non sarei affatto favorevole all’inserimento del Comune di Monte Urano, non per inutile campanilismo,quanto per la possibilità di intralciare un percorso che tra i due comuni elpidiensi vedo ed auspico naturale, mentre con l’inserimento di Monte Urano si inserirebbero elementi forse non comprensibili dagli elettori referendari. A mio avviso, avendo anche lavorato al Comune di Monte Urano per 16 anni, vedrei meglio una unificazione con Rapagnano,Monte San Pietrangeli, Torre San Patrizio e perchè no anche Montegranaro”.
In conclusione, per l’ex amministratore “il nuovo comune degli elpidiensi avrà un solo ed unico nome che sono certissimo, nessuno potrà mettere in discussione: dovrà essere e sarà Città di Sant’Elpidio. Resto a disposizione per approfondimenti e per far parte di commissioni o procedure in vista del referendum, che auspico si possa organizzare in concomitanza delle prossime consultazioni regionali del 2020”.














