
Non è difficile emozionarsi con Sulle sue spalle, un potente ritratto dell’attivista e recente premio Nobel per la pace, Nadia Murad, che ha contribuito a portare all’attenzione del mondo gli orrori del genocidio degli yazidi in Iraq. Il regista Alexandria Bombach non si accontenta di una semplice biografia ma inserisce nel film commenti sui limiti dell’azione politica e sulla tendenza dei mass media a privare (involontariamente) della loro voce chi si erge a sostegno dei più deboli, riducendoli a semplici simboli. Il risultato è un raro documentario che funziona in modo ugualmente efficace sia sulla testa e che sul cuore, accentuando ancora di più l’eroismo della Murad.
In anteprima al Sundance Festival 2018, dove Bombach ha vinto il “Gran Premio della Giuria: Documentari Statunitensi”, questo film esce negli Stati Uniti il 19 ottobre, accompagnato dell’onorificenza del Nobel di Murad (oltre che da brillanti recensioni), che ne aumenta fortemente la visibilità. A mio parere, per questa pellicola, di riconoscimenti ne vedremo altri dal momento che parteciperà a svariati festival.
Sulle sue spalle segue il viaggio di Nadia Murad nel 2016 mentre visita Canada, Stati Uniti, Grecia e Germania, raccontando la sua straziante storia di fuga dall’Iraq settentrionale, dove i membri della comunità yazida sono stati violentati e uccisi dai militanti dell’ISIS a partire dal 2014. Questa giovane donna incontra funzionari governativi, giornalisti e Nazioni Unite, cercando di sensibilizzare verso questo genocidio e, allo stesso tempo, di elaborare il terribile trauma che ha vissuto nella sua terra natale.
Il film è strutturato quasi come un biopic su una rock band, in cui gli artisti si spostano da un evento all’altro costantemente sotto lo sguardo attento dei media e dei loro fan. Infatti, vedremo spesso Nadia attorniata da fotografi e cercatori di selfie mentre cammina per strada, invitando a riflettere su come la nostra società sia diventata febbrile e distorca l’ossessione per la celebrità anche quando quella “celebrità” è famosa a causa delle atrocità che ha subito.
Nel mezzo di questa inattesa popolarità, il regista ci mostra una Murad che si sforza per mantenere un certo senso di normalità, sebbene talvolta riaffiori il comprensibile dolore derivante dai suoi ricordi. I media – ovviamente – tendono a semplificare una figura complessa e luttuosa come Nadia Murad ma Sulle sue spalle ne ribadisce l’umanità, il dolore e l’ardente urgenza della sua missione.
di Giuseppe Di Stefano














