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La perturbante ossessione di
“Lontano da qui”

Per gli appassionati di cinema la recensione di Eraldo Di Stefano
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Ci sono pochissimi attori in grado di trasmettere credibilmente la disperazione intellettuale, ma Maggie Gyllenhall è una di queste. Basato sull’omonimo film israeliano del 2014 diretto da Nadav Lapid, la Gyllenhall interpreta Lisa, una maestra d’asilo di Staten Island di 40 anni la cui serena esistenza nasconde una fame logorante di arte e letteratura.

L’insegnate ha un matrimonio amorevole ma senza passione con Grant (Michael Chemus) e i suoi figli adolescenti, Josh (Sam Jules) e Lainie (Daisy Tahan) sono lontani da lei. Lisa frequenta settimanalmente un corso di poesia gestito da Simon (Gael Garcia Bernal), ma senza enormi risultati.

Un giorno Lisa casualmente ascolta Jimmy, un suo studente che per la maggior parte del tempo si comporta come qualunque altro ragazzino di 5 anni ma che talvolta entra in uno stato di trance e inizia a recitare poesie utilizzando una sintassi ed un vocabolario che provengono chiaramente da “altrove”, mentre esterna una sua creazione nell’attesa dell’arrivo della sua babysitter. Lisa nota subito un enorme talento nel ragazzo, decide quindi di leggere la sua poesia durante il suo corso settimanale, ricevendo numerosi complimenti.

L’insegnate capisce che Jimmy è un prodigio, sembra però che questo non interessi nessun altro: la madre di Jimmy è fuori dalla scena, suo padre è il proprietario di successo di una squallida discoteca e la tata è un’aspirante attrice che è felice di badare al bambino, ma niente più.

Lisa quindi decide di iniziare a dedicare il suo tempo a coltivare questo talento e in questa scelta si miscelano una miriade di fattori: dalla voglia di rivalsa per i sogni personali sconfitti, alla terribile vita familiare della donna.

Le cose iniziano a precipitare però quando Lisa inizia a leggere in pubblico le poesie del giovane talentuoso, spacciandole per sue, scatenando un vortice di conseguenze. L’epilogo a sorpresa e il finale riflessivo sono il giusto pepe per un film apparentemente calmo e statico.

di Eraldo Di Stefano


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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