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Cgil, Cisl e Uil: ”Basta diseguaglianze di
genere, per un mondo con gli stessi numeri”

FESTA DELLA DONNA - I sindacati affermano: "Le differenze tra sessi, a partire dal divario salariale in Italia e in Europa sono ancora insopportabili. 8 Marzo dedicato a Laura, Sara ed alle altre giovani ricercatrici del centro di virologia dell’ospedale regionale di Torrette di Ancona che sono riuscite a isolare il coronavirus"
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I numeri sulle diseguaglianze di genere, a partire dal divario salariale in Italia e in Europa sono ancora insopportabili. Secondo l’Eurostat, la differenza di retribuzione tra uomini e donne nell’UE è del 16%. Nel caso delle pensioni, le cifre aumentano fino al 37%.

In Italia, l’accesso al mondo del lavoro per le donne è del 53%, di 15 punti sotto la media europea. Solo la Grecia fa peggio di noi, con il suo 49%. Una vera e propria emergenza, basata su discriminazioni ingiustificate, che avrebbe potuto essere contenuta da misure concrete. Almeno per ora, però, la questione sulla parità di salario dovrà aspettare.

Anche nelle Marche le diseguaglianze di genere sono ancora troppo pesanti: nei livelli di inquadramento, nei percorsi di avanzamento di carriera e soprattutto nelle retribuzioni.

Le lavoratrici marchigiane, oltre ad avere retribuzioni piuttosto inferiori alla media nazionale (1.983 euro lordi annui in meno), percepiscono in media 7.111 euro lordi annui meno degli uomini. Le retribuzioni medie lorde annue dei lavoratori ammontano a 22.235 euro, a fronte dei 15.219 euro delle lavoratrici: quest’ultime, dunque percepiscono il 31,6% in meno dei loro colleghi maschi.

Naturalmente queste differenze sono condizionate anche dal maggior utilizzo per le lavoratrici del part time, spesso involontario e sempre più dilagante, piuttosto che dei contratti a termine, cosi come una maggior presenza di donne nei lavori e settori più poveri. Ma l’incidenza di contratti precari o a tempo parziale giustifica solo in parte il divario retributivo tra uomini e donne.

Peraltro, salari più bassi significa basse pensioni, quando già oggi le pensionate marchigiane percepiscono una pensione media lorda mensile di 683 euro, ben al di sotto di quella percepita degli uomini, una differenza che per le pensionate ex lavoratrici dipendenti arriva a -628 euro mensili.

“Questo significa che c’è ancora tanta strada da fare per vedere un mondo in cui il lavoro di donne e uomini possa essere misurato con gli stessi numeri ma soprattutto un mondo in cui il lavoro, il valore, le competenze, l’impegno e i risultati raggiunti dalle donne possa avere il giusto riconoscimento” dichiarano Daniela Barbaresi, Cristiana Ilari e Claudia Mazzucchelli, Segretarie regionali di Cgil, Cisl, Uil.

“E allora, questa Giornata internazionale della donna, che a causa della diffusione del coronavirus non potrà caratterizzarsi con eventi e iniziative, vogliamo dedicarla a Sara Caucci e Laura Di Sante, le giovani ricercatrici del centro di virologia dell’ospedale regionale di Torrette di Ancona che sono riuscite a isolare il virus. Giovani studiose, con elevate competenze e professionalità, ma che come tante altre lavoratrici si misurano con la precarietà del lavoro e senza garanzie di un futuro certo”.

Prosegue inoltre la Cgil che, come ogni 8 marzo, che a partire dai primi del Novecento gli avvenimenti storici ed i ricordi ci impongono una riflessione in questa memorabile giornata, sul ricordo delle conquiste sociali, politiche ed economiche delle Donne ed alle lotte e alle rivendicazioni dei loro diritti.

“Siamo convinti come Cgil, che ancora nel 2020, il nostro Paese e quindi anche il mondo del lavoro, sia molto poco a misura di donna – afferma Barbara Micheleic, della Camera Territoriale del Lavoro di Fermo -, parliamo non solo di retribuzioni, ma anche di carriere, di conciliazione di tempi di vita e di lavoro e di come sia oramai strettamente necessario l’intervento sia sul versante politico con norme giuste, sia sul versante sindacale attraverso la contrattazione”.

“Noi affermiamo la necessità di un cambiamento di cultura che parta anche dalle scuole, attraverso progetti e collaborazioni che potremmo mettere in campo – ha proseguito -. Attraverso la nostra piattaforma di genere, che è un nostro elemento di base, noi vogliamo diffondere seppur nelle difficoltà, una nuova idea di Donna come elemento centrale, allo stesso tempo innovativo e che spinga tutta la società ad affermare la necessità di una giusta azione per la lotta contro la disparità di genere, perché la democrazia significa eliminare le discriminazioni che oggi ancora esistono e sono ancora diffuse, e per le quali tutta la società, nella sua interezza deve battersi”.

“La battaglia per la libertà nel lavoro, si traduce anche nella libertà di realizzazione nella propria professione mettendo in campo intelligenza, capacità e professionalità nel lavoro – ha incalzato la Micheleic -. C’è ancora l’esigenza di affermare una pratica diversa: che segni una discontinuità con il passato, a partire dalla parità salariale, fino alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (in riferimento alle lavoratrici madri, ndr) non pregiudicando in alcun modo, opportunità di accesso ai posti di lavoro apicali, in tutti i settori”.

“L’obiettivo comune è quello di costruire una cultura diversa, dove anche attraverso la formazione e le buone pratiche (anche contrattuali) si possano superare dei limiti, che purtroppo vedono la donna ancora come elemento debole, discriminata e messa in discussione – ha concluso -. La Cgil si è posta degli obiettivi affinchè ci sia un cambio di direzione, affinchè si possano estendere i diritti alle persone, i diritti alle donne anche attraverso la contrattazione sociale, dove il lavoro della donna e la sua diversità vengano valorizzati, sostenendo e affermando con forza che la parola “donna” indica semplicemente un altro punto di vista e non un punto di vista inferiore”.

 

 


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