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“Alta velocità ferroviaria: tutte le espressioni della nostra regione concorrano insieme per raggiungere questo obiettivo”

IL PUNTO - In considerazione del nuovo contesto è’ opportuno pertanto abbandonare il progetto attuale della velocizzazione sull’attuale tracciato e chiedere che questa opera dell’Alta velocità venga inserita nel recovery plan.
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di Massimo Valentini
Presidente Fondazione San Giacomo della Marca

Il dibattito sulla realizzazione dell’Alta Velocità nelle Marche con arretramento della ferrovia, realizzazione nel vecchio tracciato di una pista ciclo pedonale e di una metropolitana di superficie finalmente sta decollando in quanto a breve il governo definirà le priorità strategiche da presentare per l’approvazione in sede europea.

La spinta dei territori che richiedono a gran voce la previsione di questa opera per lo sviluppo della nostra regione e le ripetute uscite del Ministro Franceschini sul tema hanno reso possibile questo dibattito pubblico. All’inizio di questa settimana è uscito un articolo del Il Sole 24 Ore che riepiloga la posizione portata avanti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in questi anni.

La strategia portata avanti dal Ministero è partita dal presupposto che la realizzazione dell’Alta Velocità sulla dorsale adriatica era un’opera irrealizzabile per l’impegno economico che implicava. Si è pertanto scelto di andare avanti con il progetto per la velocizzazione dell’attuale tracciato e per un arretramento in qualche zona limitata. Tale strategia sconta oggi tre gravi limiti. Il primo è che quest’anno dopo la crisi pandemica è stato promosso dall’Unione Europea il programma Next Generation Eu che rende possibile ingenti investimenti anche in opere infrastrutturali considerate fondamentali per lo sviluppo del paese. La linea governativa giustamente sembra indirizzarsi non sulla polverizzazione degli interventi , ma sulla concentrazione in poche grandi opere.

Il secondo grave limite riguarda il progetto della velocizzazione sull’attuale tracciato che da una parte non risolve il problemi dei tempi di percorrenza in quanto la vera Alta Velocità raggiunge velocità quasi doppie, ma soprattutto perché velocizzare l’attuale tracciato che passa in tutti centri cittadini della riviera marchigiana significa un incremento di inquinamento acustico e ambientale non tollerabile.

Il terzo limite riguarda la scelta dei piccoli pezzi di arretramento che inevitabilmente rispondono ad azioni di pressione locale senza tener conto di una visione complessiva. Nel corpo dell’articolo sopra citato si legge della riunione fatta con i rappresentati istituzionali e di Confindustria di Pesaro in cui è stato concordato l’arretramento della ferrovia nella provincia di Pesaro consapevoli delle problematiche implicate dal progetto della velocizzazione, ma tali problematiche non riguardano solo i comuni costieri della provincia di Pesaro ma tutti i comuni della regione Marche.

La proposta che viene dal territorio della regione tutta, rilanciata più volte dal Ministro Franceschini, è totalmente diversa da quanto portato avanti in questi anni dal Ministero delle Infrastrutture e avallato sempre nell’articolo citato dal Presidente della CCIAA delle Marche. Alla luce della storica opportunità che si è creata con il programma Next Generation, della caratteristiche della opera dell’alta velocità sulla dorsale adriatica con arretramento da Pesaro , della possibilità quindi di realizzare la pista ciclopedonale e la metropolitana regionale di servizio regionale, ci sono tutte le condizioni per poter rientrare nelle opere finanziabile dall’Europa.

In considerazione del nuovo contesto è’ opportuno pertanto abbandonare il progetto attuale della velocizzazione sull’attuale tracciato e chiedere che questa opera dell’Alta velocità venga inserita nel recovery plan. Più che procedere in ordine sparso cercando di tutelare qualche interesse locale o di gruppo, sarebbe opportuno che tutte le espressioni della nostra regione concorrano insieme per raggiungere questo obiettivo che potrebbe essere determinante per lo sviluppo futuro delle Marche.

 


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