“È conosciuto come il paradosso sanitario amandolese: tre strutture ospedaliere e nemmeno un servizio per la zona montana, da quasi cinque anni”.
Riccardo Treggiari (foto), ex sindaco di Amandola, torna a riflettere pubblicamente in merito a quanto balzato alle cronache nei giorni scorsi, relativamente alla situazione ospedaliera.
“Sorvoliamo sullo storico Vittorio Emanuele II, abbandonato, utilizzando i soldi per la sua ricostruzione per edificare una nuova struttura che, secondo il Piano Sanitario della giunta Ceriscioli, ospedale non sarebbe mai diventato, in quanto incompatibile con la previsione di ospedale unico provinciale da erigere, giustamente, a Fermo – ha proseguito Treggiari – Confidiamo nel nuovo corso regionale che, per voce dello stesso governatore, dice di voler ridistribuire i presìdi sanitari capillarmente su tutto il territorio. Torniamo però all’elemento più chiacchierato, vale a dire la terza struttura, il cosiddetto ‘capanno sanitario’ dalle funzioni ancora indefinite. O, meglio, parliamo di quando il Comune di Amandola, non sistemando il vecchio nosocomio, operazione peraltro possibile da portare a termine in poco tempo e con pochi soldi, chiede ed ottiene, dalla Protezione Civile, la modica somma di 2,5 milioni di euro per edificare una sorta di capannone artigianale, finalizzato ad ospitare il reparto di Medicina”.
“Il sindaco, più volte, ha sostenuto di aver terminato la struttura nel novembre dello scorso anno; in realtà, sono trascorsi ulteriori dieci mesi ed ancora si brancola nel buio più totale. A questo punto è lecito chiedersi se c’è qualcosa che ostacoli il regolare corso della pratica. Ed allora, al fine di evitare pettegolezzi di corridoio, perché non informare compiutamente i cittadini di come stanno realmente le cose? Tanti sono stati i soldi spesi, tanti ancora quelli che, probabilmente, dovranno essere versati, tantissimi, infine, più di milleottocento, i giorni in cui la montagna è stata lasciata senza uno straccio di servizio ospedaliero”.
Treggiari prosegue. “Il sindaco aspetta sempre una firma, da chi non si sa; anche perché, e questo è cosa certa, la firma la deve apporre lui stesso, per certificare che il capanno è stato ultimato, che gli impianti sono a norma e che il collaudatore ha dato il via libera per l’utilizzo. Ma la firma del sindaco in calce al documento, da inoltrare all’Asur, non arriva. Evidentemente, la documentazione da produrre, ancora non è disponibile? Giunti a questo passaggio, la patata è sempre più bollente ed il Comune magari preferirebbe passasse nelle mani di qualcun altro che, così, se ne farebbe carico. E chi meglio del nuovo direttore di Area Vasta 4?”. Treggiari si domanda anche perché tutta la macchina operativa del centro di vaccinazione sarebbe stata trasferita dal Vittorio Emanuele II al Capanno per poi tornare al suo posto.
“Siamo esacerbati da questo teatrino e ci sentiamo nel diritto di chiedere, a gran voce, all’Asur che fine abbia fatto il nostro reparto di Medicina confinato a Fermo dai tempi del terremoto, ed al Comune di Amandola come intende utilizzare quel Capanno, costato alla comunità dei contribuenti un occhio della testa”, conclude.














