
di Sandro Renzi
A meno di un anno dalle elezioni comunali, non si conoscono i nomi dei potenziali candidati sindaco, né a destra né a sinistra, né si ha la benché minima percezione di quelle che potrebbero essere delle bozze di programma a cui le coalizioni o i partiti stanno lavorando per la città di Porto San Giorgio. E’ vero che la politica è fluida e tutto può cambiare nel giro di pochi mesi se non addirittura settimane e giorni, ma è anche vero che l’autoreferenzialità di cui si nutre la politica stessa contribuisce a marcare il distacco già netto dalla realtà e da chi, alla fine, è chiamato ad esprimere il suo voto recandosi ai seggi. Ed in questo contesto i social diventano, loro malgrado, lo strumento principe di una politica che si alimenta di like ed emoticon, in mano a politici che, postando foto di cene più o meno intime, con tavoli ai quali siedono pochissimi invitati, lasciano intendere che di elezioni in realtà si discute e, neanche troppo velatamente, che stanno lavorando all’appuntamento elettorale del prossimo anno. Con tanto di hashtag al seguito ovviamente.
L’impressione che sortisce tutto questo work in progress mediatico, ma dal quale nulla trapela per non bruciare i giochi di pochi, alla fine non fa che creare fastidio più che curiosità e complicità tra gli “elettori webnauti”, avvezzi ai social. Non si cattura così l’interesse di un elettore e non si coltiva in questa maniera il suo consenso. Si alimenta invece l’idea di una politica chiusa in se stessa, che offre in pasto all’elettorato solo ciò che vuole concedere, facendogli credere di essere parte integrante di un sistema attraverso una foto ed un fugace commento. Prendendo in prestito la battuta di Matteo Renzi rivolto al fondatore dei 5 Stelle, Beppe Grillo, sarebbe il caso che i partiti o i movimenti “uscissero dal blog” o dal web in questo caso e tornassero ad incontrare i cittadini-elettori nelle strade e nelle piazze. Porto San Giorgio non è Roma o Milano. La scusa del Covid non regge nel momento in cui si autorizzano concerti ed eventi in cui gli assembramenti o la folla disciplinata non mancano, da nord a sud. Questo vale per chi governa e per chi sta all’opposizione. Senza addentrarci in questioni che attengono più la filosofia politica che quella spicciola dell’amministratore alle prese con una buca da asfaltare, forse è il momento di riacquistare una dimensione che negli anni è andata persa perché filtrata dai social a cui nessuno intende negare un ruolo di “megafono” e “denuncia” delle cose che non vanno, ovvero quella dimensione umana, fatta di faccia a faccia e di confronto de visu per rimarcare che la politica c’è e lavora non solo nelle segrete stanze di un Comune o di una sede di partito, per chi la sede ancora ce l’ha.
Sarebbe un gesto di fiducia verso l’elettorato, un’apertura di credito a fondo perduto, l’occasione per riappropriarsi di una “verginità di ideali”, per mostrarsi pronti e recepire le istanze di tutti prima ancora che a scervellarsi sui nomi dei candidati del post Loira e degli attuali assessori. Partire realmente dal programma, prima che dal nome, sebbene gli annunci raccontino una realtà differente. Uscire dal web e da quelle foto per approdare nelle piazze e tornare ad incontrare la gente, senza aver paura dello scontro dialettico e senza propinare più “pacchetti programmatici” belli e pronti quasi come se l’elettore fosse un turista con la valigia in mano.














