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Un tandem per la guida della Provincia di Fermo: Marco Rotoni e Antonio Vallesi. Fabiani: “Prima il progetto poi il soggetto”

ELEZIONI PROVINCIALI - "Il campo di gioco che intendiamo affermare è quello di una reciprocità, tra realtà che certamente sono diverse tra loro, ma che possono acquisire maggiore forza proprio a partire da un progetto unitario, condiviso, partecipato e trasparente"
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Il sindaco di Monteleone, Marco Fabiani

 

“Prima il progetto, poi il soggetto. Dopo un lungo e proficuo percorso di messa a punto delle idee e delle proposte per una rinascita del Fermano, si è giunti all’indicazione delle figure da proporre. Un tandem per la guida della Provincia di Fermo, Marco Rotoni e Antonio Vallesi”. Ad annunciare la candidatura è Marco Fabiani, Sindaco di Monteleone di Fermo, espressione, insieme a molti altri primi cittadini, dei piccoli comuni del Fermano che chiedono una svolta in vista delle prossime elezioni provinciali.

“Per tanti amministratori locali come me – scrive Fabiani –  chiamati ogni giorno ad un confronto diretto coi propri elettori e cittadini, il rinnovo della presidenza della Provincia di Fermo del prossimo 18 dicembre assume un valore nuovo e diverso dal passato, e può rappresentare una svolta in nome del rilancio di questo territorio. Ma questa novità la si coglie soltanto avendo ben chiara quale sia, questa volta, la reale posta in gioco. Il rischio, infatti, è quello di avere di fronte un appuntamento di normale routine, tutto giocato all’interno del ceto politico e del posizionamento di questo o quel personaggio tra i diversi attori in campo. Un rischio, a dire il vero, incentivato da due elementi oggettivi: il tipo di elezione, di secondo grado, che appare distante dal favorire un coinvolgimento del singolo cittadino; e il peso specifico fin qui marginale dell’area del Fermano rispetto ad altre realtà regionali. Il lavoro che in questi mesi con altri sindaci ho provato a mettere in campo, in un susseguirsi di riunioni tutte a porte aperte, nel segno di una piena e trasparente partecipazione, è precisamente il tentativo di contrastare questo rischio incombente, ed affermare una logica tutta diversa, che chiamerei di rinascita dei nostri borghi. Una rinascita mai giocata sul campo dell’antagonismo, né su quello dell’egemonia di una parte sull’altra, men che meno del prevalere di vecchie logiche di schieramento precostituito. All’opposto, il campo di gioco che intendiamo affermare è quello di una reciprocità, tra realtà che certamente sono diverse tra loro, ma che possono acquisire maggiore forza proprio a partire da un progetto unitario, condiviso, partecipato e trasparente. Questo progetto, ecco la vera novità, ha il suo fulcro nell’aggregazione dei piccoli borghi, e in una loro assunzione diretta di responsabilità amministrativa nella guida della Provincia Fermana per i prossimi quattro anni. Una guida non in alternativa o competitiva rispetto a quella di Comuni più grandi, bensì unitaria. Questo dev’essere chiaro. Come dev’essere chiaro che non è un fatto di numeri. I quali, peraltro, ci dicono che nel Fermano quelli al di sotto dei 5 mila abitanti sono ben 33 sui 40 che compongono l’intero territorio provinciale. La reale posta in gioco è quella di avere finalmente un progetto ispiratore, innovativo, teso al futuro, capace di posizionare il Fermano dentro una dinamica emergente che travalica non soltanto i suoi confini, ma quelli stessi della Regione, per assumere una valenza nazionale: fare delle nostre aree interne una delle leve decisive di un nuovo sviluppo sociale ed economico dell’intero Paese”.

Fabiani aggiunge: “La rinascita di cui parlo sta qui. Una questione da sempre trascurata diventa finalmente, a ridosso della pandemia e delle inedite e straordinarie opportunità fornite dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), una sfida concreta da assumere e da vincere. Essa contiene in sé anche un indubbio valore simbolico, e trascurarlo sarebbe un errore strategico. Ripopolare i borghi, rinsaldare le comunità, inserirle in una dialettica sociale, produttiva, culturale più larga rappresenterebbe infatti un’iniezione di fiducia e di speranza. Ingredienti decisivi per riqualificare un territorio come il nostro, per rilanciarlo e sottrarlo alla marginalità di cui soffre. Il tempo è maturo per un cambio di passo che metta al bando logiche e dinamiche divisive, primogeniture ed egemonismi tutti risultati, fin qui, ininfluenti ad un concreto cambiamento, come testimoniano, questa volta sì, i numeri, i dati ufficiali relativi agli indicatori economici, turistici, produttivi e demografici del Fermano. Si tratta adesso di vedere se la politica di questo nostro territorio ha il coraggio, la lungimiranza, di cogliere questa opportunità. Intendo la politica come esercizio di cura e di servizio verso i propri amministrati; qualcosa cioè che non nega né le differenze culturali né gli schieramenti di appartenenza, ma sa ritrovare, nel momento della massima necessità, le ragioni di un interesse generale, di un territorio in difficoltà concepito e governato come bene comune da tutelare e riprogettare. Il nostro progetto contiene queste ragioni, e lo testimonia proprio il percorso partecipativo che in questi mesi ci siamo dati. Siamo partiti da un’esigenza comune dei piccoli borghi, l’abbiamo allargata e condivisa con realtà più grandi della costa, come Sant’Elpidio a Mare ad esempio, il cui sindaco Terrenzi ha manifestato pubblicamente di condividere il progetto. Abbiamo svolto incontri ed assemblee itineranti partecipate, a Belmonte Piceno, Pedaso, Petritoli, Servigliano, Monte Urano, in un confronto assai proficuo con l’attuale Presidente in carica della Provincia Moira Canigola, alla quale abbiamo riconosciuto lo spirito di servizio dimostrato nell’esercizio del suo mandato. Come in un dibattito vero, fondato sui problemi aperti che richiedono idee, esperienze, proposte, il confronto ha scontato punti di vista diversi, e questo fatto lo considero una ricchezza tra di noi. L’unità non è mai un punto di partenza, non può esserlo proprio per la composizione stessa di un territorio e per il rispetto verso le sue diversità, oggettive. Ma l’unità può diventare un punto di arrivo, un approdo comune, se a prevalere nella discussione è l’interesse generale di quel territorio. Ed è precisamente quello che abbiamo riscontrato nell’incontro svolto nei giorni scorsi al Teatro dell’Iride di Petritoli, alla presenza di 21 sindaci e con l’adesione di altri 6 primi cittadini impossibilitati a partecipare; incontro concluso con l’indicazione di Marco Rotoni, sindaco di Servigliano, alla carica di nuovo Presidente della Provincia di Fermo, e di Antonio Vallesi, sindaco di Smerillo come Vicepresidente. Vogliamo aprire un nuovo cammino, con una proposta che ha i suoi contenuti e le figure in grado di interpretarli e realizzarli, come dimostra il lavoro che da anni stanno svolgendo proficuamente. Ad essa spero si dia una risposta nel merito, mettendo sul tavolo le ragioni di un confronto sulle cose da fare e su come farle. E anche, certamente, con chi farle. Ma a partire dall’idea che abbiamo del Fermano e delle sue prospettive future, non dal fatto compiuto della pura e astratta alchimia dei numeri. Perché, in una buona e giusta politica, è dal progetto che scaturisce il soggetto, non il contrario”.


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