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«Made in Italy in completo recupero. La moda corre ma il freno è ancora tirato», i dati nell’analisi di Mengoni e Menichelli

MODA - «Le limitazioni agli spostamenti di merci e persone hanno inciso negativamente in un comparto strategico per il nostro sistema produttivo come quello della moda. Ma non tutto è perduto. Registriamo anche in questi settori segnali di ripresa rispetto al 2020. La maggiore comprensione del virus, la campagna vaccinale internazionale e nuove politiche di contenimento ci hanno permesso di frenare le perdite e di promuovere occasioni di scambio commerciale, seppur contenute rispetto al pre-pandemia. In tale direzione è stato positivo il ritorno in presenza di importanti fiere del comparto moda-calzaturiero»
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Giorgio Menichelli (sin.) ed Enzo Mengoni

«Il 2021 ha portato all’attenzione evidenti segnali di ripresa per quel che riguarda le vendite all’estero, anche se rispetto al pre-Covid19 alcuni settori viaggiano a velocità alterne». Queste riflessioni di Confartigianato nascono da spunti tratti dall’elaborazione della stessa associazione di categoria degli artigiani sui trend del made in Italy e sui settori delle MPI, che analizza le performance dei primi tre trimestri del 2021.

A livello nazionale, in questo lasso di tempo le vendite all’estero del manifatturiero sono cresciute del +5,2% rispetto ai livelli pre-Covid-19 e anche il made in Italy nei settori di punta delle micro e piccole imprese – alimentari, moda, mobili, legno, metalli e altre manifatture – torna in positivo (+1,9%). Dopo il pesante calo nel 2020, nel corso del 2021 le vendite all’estero sono risalite infatti del +19,5%, consolidando su base annua un valore di 135,9 miliardi di euro, pari al 7,8% del Pil, il massimo storico dal 1995.

«La pandemia mondiale, però, ha rallentato notevolmente alcuni comparti, soprattutto- specificano da Confartigianato – quelli legati al settore moda: quest’ultimo ha appiattito le performance dell’export per le micro e piccole imprese. Su base regionale, la quota sull’export dei settori delle mpi rileva in effetti una flessione del -4,6% nelle Marche se paragonata ai primi tre trimestri del 2019. Va meglio se il dato viene confrontato con l’analogo del 2020 (+17,4%). Su base provinciale, l’export dei settori di riferimento delle mpi, a paragone con il 2019, vede un -4,7% a Macerata (però con un +20,2% rispetto al 2020), un -18,9% ad Ascoli Piceno (+7,5% rispetto al 2020) ed un -24,2% a Fermo (+2,7% rispetto al 2020).

Il discorso cambia se si prendono a riferimento i settori delle mpi al netto del comparto moda, che, come detto, sta rincorrendo la ripresa con velocità differenti. Il complesso dei settori di alimentari, legno e mobili, metalli e altre manifatture (con gioielleria e occhialeria), segna un recupero intenso rispetto ai livelli dell’anno pre-pandemia 2019, con esportazioni delle Marche al +15,2%. Tra le province, Macerata è al +13,3%, Ascoli Piceno al +1,5% e Fermo al +5,4%».

«Le limitazioni agli spostamenti di merci e persone hanno inciso negativamente in un comparto strategico per il nostro sistema produttivo come quello della moda – il commento di Enzo Mengoni e Giorgio Menichelli, presidente e segretario Confartigianato Imprese Macerata, Ascoli Piceno, Fermo – Ma non tutto è perduto. Registriamo anche in questi settori segnali di ripresa rispetto al 2020. La maggiore comprensione del virus, la campagna vaccinale internazionale e nuove politiche di contenimento (le quali hanno evitato nocivi lockdown) ci hanno permesso di frenare le perdite e di promuovere occasioni di scambio commerciale, seppur contenute rispetto al pre-pandemia. In tale direzione è stato positivo il ritorno in presenza di importanti fiere del comparto moda-calzaturiero. Quindi non ci lasciamo scoraggiare da alcuni dati negativi confrontandoci con il 2019: gli indizi della ripartenza sono incoraggianti e ci spingono a lavorare sodo”.


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