di Francesco Silla
Lido Tre Archi, il comitato Co.R.T.A., cConfabitare e Omnia Casa denunciano la situazione di Lido Tre Archi, richiedendo interventi continuativi e duraturi sulla zona in materia di sicurezza.
Questa mattina, al Bar Belli di Fermo, si è svolta una conferenza stampa indetta dal comitato Co.R.T.A., Confabitare e Omnia Casa per affrontare il tema della sicurezza nella zona di Lido Tre Archi. Snodi centrali la delinquenza rilevata e il ramo immobiliare che, agli occhi dei comitati, avrebbe delle anomalie.
Inizia Silvia Iommi: «Siamo qui per denunciare l’inezia che regna sovrana a Lido Tre Archi, che da Viale Aldo Moro in giù è devastato. Una zona fuori controllo, abitata da delinquenti, dove riteniamo ci sia una vera e propria “mafia”. Molti appartamenti vengono occupati, i blitz e gli interventi non hanno più efficacia. L’amministrazione condominiale, di cui mi faccio carico, è diventata insostenibile. Fare denunce purtroppo non smuove più la situazione. Non possiamo occuparcene noi con il controllo. Si è creato un ghetto. Possibile che tutti vengano mandati lì a fare i domiciliari? Devono essere fatte indagini».
Continua Gabriele Voltattorni: «Le domiciliazioni in alcuni periodi erano troppe. Adesso siamo intorno alle trenta. Bisogna indagare nell’ambito degli appartamenti che diventano poi punti di spaccio. Chi deve controllare però tutto questo? Nessuna forza politica si è spesa concretamente per la situazione, non ci servono piste per skateboard, ma migliori controlli e vigilanza. Vorremmo sapere anche come sono stati spesi i soldi per il progetto di inclusione. Penso che il punto principale sia quello di verificare la compravendita di alcuni appartamenti. Le misure di polizia sono diventate fallaci. Gli ultimi nove appartamenti messi in sicurezza sono stati subito rioccupati».
Si esprime anche Renzo Paccapelo: «C’è manchevolezza sulla questione controlli. È logico che ci siano delle piazze di spaccio a Lido Tre Archi, ma serve andare a fondo. Non spetta a noi trovare le prove e indagare. Le opere pubbliche non riqualificano la zona. I controlli non devono essere solo di polizia, ma anche fiscali e quindi più sofisticati. Bisogna incominciare a fare in modo che qualcuno si prenda le proprie responsabilità non solo politiche ma anche giudiziarie».

All’incontro anche i consiglieri di minoranza Interlenghi e Fortuna. «La riqualificazione di quella zona era uno dei punti del mio programma – spiega Interlenghi – Nonostante il grado di allarme della gente che vive e ama quel quartiere, questa amministrazione continua a attuare solo strumenti repressivi che non hanno più effetti e anzi mettono in tensione tutti. Gli otto milioni per la riqualificazione se li sono mangiati il tempo e gli aumenti. Uno dei problemi di questa amministrazione è la tempestività nello spendere i fondi. L’amministrazione sottovaluta queste denunce, ma nella relazione per prendere i fondi presentava quella zona con la stessa narrazione dei comitati. I progetti organizzati sono ben accolti, ma sono a lungo termine e non rispondono alle reali problematiche».
Fortuna punta invece sul non ascolto: «Sono queste le valutazioni che devono essere accolte. I comitati servono a questo. Non devono farsi carico di indagini, ma devono presentare all’amministrazione problematiche che si spera vengano accolte. Ma questa amministrazione non sta agendo, ascoltando molto spesso solo i comitati ludici e non quelli rappresentativi di istanze. Per quando riguarda i fondi e progetti, vedo una certa abitudine a spendere senza perseguire obiettivi chiari. Bisogna accogliere le voci e verificare, non si può sempre sminuire ogni istanza presentata».
Durante la conferenza stampa è uscito fuori che il sindaco non è stato invitato. I comitati si sono dichiarati delusi dalle precedenti risposte ricevute. Mentre i comitati hanno invitato il nuovo prefetto che non ha potuto partecipare. I comitati confermano le loro posizioni, ossia che ci sia un giro di soldi enorme in materia immobiliare, nel quartiere. E ritengono inoltre che una possibile soluzione potrebbe essere quella di rappresentanti dei comitati che possano partecipare alle riunioni del consiglio di sicurezza.















