
di Sandro Renzi
Un anno fa, il 13 giugno, Valerio Vesprini strappava la vittoria al primo turno al suo competitor, Francesco Tota Gramegna, diventando sindaco a 42 anni con il 66,1% delle preferenze, dopo aver amministrato per quasi due lustri insieme all’ex primo cittadino Nicola Loira, in una coalizione, quella di centrosinistra, di cui avrebbe potuto prendere in mano le redini in vista delle elezioni amministrative, visto che Loira si accingeva a concludere il doppio mandato, se solo le cose fossero andate diversamente e non fossero sopraggiunte le sue dimissioni da assessore nel giugno 2021.
Frattura insanabile, a suo dire, quella maturata con il partito di maggioranza relativa, ovvero il Pd, ed alcuni esponenti dem. Nel mirino questioni arcinote, diversità di vedute tra Vesprini ed il resto della maggioranza di allora, eccezion fatta per la consigliera Carlotta Lanciotti ed in parte anche per il presidente del Consiglio, Giuseppe Catalini: la pista ciclabile sul lungomare che non andava bene così come era stata modulata, la nomina del quarto dirigente comunale ritenuto non necessario per la pianta organica comunale, la ridotta visibilità data ai civici, che nel frattempo avevano subìto anche lo scotto di perdere Marcattili invitato a dimettersi per dare seguito alla tanto discussa norma sulle quote rosa all’interno dell’esecutivo, lo scarso coinvolgimento lamentato dallo stesso Vesprini su altri temi, il piano di recupero dell’Excelsior, solo per citarne alcuni. Tanto bastò perché al termine di un lungo travaglio, Vesprini decidesse di mollare per cominciare a “costruire” la sua candidatura a sindaco, alternativa alla coalizione di centrosinistra di cui aveva fatto parte, o di quello che restava della sinistra a Porto San Giorgio, spalleggiato e corteggiato però dal centrodestra. Quest’ultimo, a sua volta, in cerca di un candidato moderato.
Ciò a cui è stato dato vita è un compromesso: dentro gli uomini di partito, fuori i simboli. A voler confermare l’identità civica di un gruppo e il distacco, più formale che sostanziale forse, da ciò che i partiti potevano e possono rappresentare. L’esperimento è riuscito (in fondo c’era già un precedente analogo anche a Fermo): Vesprini eletto al primo turno. Ed i partiti di centrodestra pronti a ritagliarsi uno spazio in città con buona pace dello stesso neosindaco che nel frattempo ha saputo cogliere la palla al balzo e legare le sorti “finanziarie” del Comune ai contributi arrivati dalla Regione a guida Lega, Fi e soprattutto Fdi, per investire su alcuni progetti. Sono trascorsi dodici mesi intanto e Vesprini si è rimboccato le maniche «per cercare di mettere mano alle tante questioni ereditate dalla passata Amministrazione» e rimaste sospese, ha sempre rimarcato. Ha rispolverato e aggiornato quindi i contratti con i quali sono stati dati in concessione immobili comunali ai privati, ha dovuto affrontare di petto la patate bollente della concessione del Marina ora revocata, si è trovato di fronte al debito maturato dalla Sgds, e poi la querelle su quale disegno attribuire alla viabilità del lungomare, ed ancora il progetto di restyling dello stesso con fondi del Pnrr, il futuro del nuovo ecocentro. Nel mezzo l’incendio che ha distrutto parte dell’autoparco, gli effetti della crisi energetica che hanno pesato sulle casse comunali, un ricorso pendente al Tar sull’appalto della pubblica illuminazione, ma anche l’ordinaria manutenzione portata avanti dai suoi assessori.
Un anno dopo, il bicchiere può essere mezzo pieno o mezzo vuoto, dipende dall’occhio dell’osservatore. Pieno per chi siede tra i banchi della maggioranza, vuoto per chi ora è all’apposizione. Una cosa è certa però, dopo un anno la luna di miele con gli elettori è ormai finita, un po’ come accade nei matrimoni. E non perché qualcosa sia andato storto, ma semplicemente perché l’ebrezza per la novità inevitabilmente finisce sempre per scemare. E’ fisiologico. Ci si abitua all’ordinario e si pretende sempre qualcosa di più. Diverse sfide attendono allora Vesprini, dal rilancio dell’area ex Cossiri, passando per la fornace Branella, fino al rilancio turistico e commerciale della città. E poi il piano del porto. Richiederanno tempo, presumibilmente anni. Intanto basterebbe gettare le basi per ciascun obiettivo e continuare a coltivare la fiducia che gli elettori gli hanno tributato partendo da quello che Vesprini dichiarò a Cronache Fermane qualche ora dopo aver avuto contezza del fatto che sarebbe stato eletto sindaco: «Partiamo dai quartieri, ricostruiamo la partecipazione». Bene, è il momento. Dalle piazze virtuali a quelle reali, un confronto diretto col cittadino, che da troppo tempo manca in città.















