Sabrina Isidori, segretaria provinciale di Avs

In merito al nuovo atto di indirizzo della Giunta Regionale denominato “Marche Sicure”, interviene ponendo il suo punto di vista il coordinamento provinciale Sinistra Italiana – Avs Fermo con una nota ufficiale. «Siamo abituati da tempo a leggere allarmanti articoli della cronaca locale, e non solo, su episodi di devianza giovanile e di conseguente emergenza securitaria. Pochi giorni fa la Giunta regionale delle Marche ha approvato l’atto di indirizzo “Marche Sicure”: “un progetto integrato e plurisettoriale volto a difendere e promuovere la sicurezza integrata, l’identità e l’attrattività della comunità marchigiana”, si legge nella nota della Regione. Il nostro Governatore ha chiamato a collaborare Prefetture, Questure, Forze dell’Ordine, Anci ed enti locali, categorie economiche, imprese, forze sindacali e cittadini».


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Noi di Avs crediamo nel valore delle parole e siamo molto attenti all’uso che se ne fa. Riteniamo che il diffuso allarmismo rappresenti un espediente per mistificare la complessità del problema e semplificarlo, declinandolo in termini prettamente securitari, i quali, peraltro, risultano inefficaci e incoerenti. Dalla lettura del rapporto di Save the Children per il 2026, “Dis(armati). Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, emerge un quadro frastagliato che, da un lato, fotografa i cambiamenti nell’intensità e nelle modalità della violenza agita dagli adolescenti e, dall’altro, segnala l’aumento della permanenza prolungata dei minori nel sistema penale di giustizia minorile».

«La ricerca restituisce una fotografia della violenza che è un grido profondo degli adolescenti e che interroga con urgenza il mondo degli adulti; delinea, una “geografia della violenza” per cui in determinate aree del Paese si concentrano maggiormente certe tipologie di crimini. Sono aumentate rapine, risse e lesioni personali, con un’efferatezza “apparentemente insensata” che nasconde fragilità emotive diffuse e un progressivo svuotamento affettivo: “Sebbene la violenza oggi appaia sempre più armata […] con l’uso di pistole, coltelli e armi improprie, gli adolescenti sono sempre più ‘disarmati’ di fronte a nuove fragilità psicologiche e relazionali, spaventati da un mondo esterno che considerano pericoloso, imprevedibile, segnato da conflitti e violenze all’interno delle famiglie e nella società, con casi di autolesionismo e tentati suicidi e, in alcuni casi, uso di sostanze e dipendenze”».

«Osservando il dato di minori e giovani adulti segnalati agli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni dall’Autorità giudiziaria, emerge un progressivo calo passando da 23.000 nel 2004 a 14.220 nel 2024. Per quanto riguarda i minori e i giovani adulti presi in carico dagli USSM, questi sono 23.862, in aumento rispetto agli anni precedenti, soprattutto a causa della permanenza prolungata nel sistema penale di giustizia minorile, anche in seguito all’attuazione del c.d. “Decreto Caivano” che ha ampliato i casi di custodia cautelare per i minorenni e ristretto l’accesso alle alternative al carcere: il 73% ha tra i 14 e i 17 anni e l’1% ha meno di 14 anni, i giovani adulti sono il 26%».

«Ribadiamo con forza che gli strumenti punitivi e di controllo sono concettualmente incongruenti con il superiore interesse del minore e con i principi del diritto minorile. Nell’operazione Marche sicure e nella maggior parte degli interventi delle autorità comunali si invocano il potenziamento delle Forze dell’Ordine, dei sistemi di videosorveglianza, il controllo del vicinato (come se i cittadini potessero e/o volessero diventare tutti sceriffi), l’avvio di percorsi di responsabilizzazione dei minori verso gli adulti. È assente uno sguardo attento ai bisogni, ai vissuti e alle potenzialità di ragazze e ragazzi, a una reale disponibilità ad ascoltarli e a metterli nelle condizioni di partecipare alla vita sociale. Garantire il loro benessere e, di conseguenza, agire preventivamente sui fattori che possono alimentare la violenza richiede una programmazione politica impegnativa, di ampio respiro e di lungo termine».

 

«Non è semplice né scontata. Deve fondarsi su un’alleanza tenace tra scuole, famiglie, terzo settore e istituzioni locali. È fondamentale costruire un rapporto di fiducia con autorevolezza, non autoritarismo, con serietà e non stigmatizzando condotte che potrebbero essere richieste di attenzione ovvero sollecitazioni verso noi adulti a tornare a essere punti di riferimento affidabili e responsabili. Profonda è la domanda di accettazione, mistificante è la risposta istituzionale di etichettamento e di criminalizzazione. Siamo sicuri che cerchino un’identità di gruppo per comodità o per nascondersi? Oppure la ricerca di identità è un paravento di un vuoto emotivo, individuale e di contesto, che trascende l’appartenenza etnico-sociale? Forse tutti noi, prima di giudicare i nostri ragazzi, dovremmo ricordare la raccomandazione che Antoine de Saint-Exupéry fa pronunciare al piccolo principe: “Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”».

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