di Giuseppe Fedeli *
Futuri possibili di un presente già passato (in margine alla tendenza a filmare la vita, invece di viverla in prima persona).
“Sappiamo tutto e non assaporiamo niente, siamo sazi di informazione e affamati di esperienza, però il presente ci arriva sempre guastato dall’urgenza di qualcos’altro, e quel qualcos’altro, appena lo raggiungiamo, è guastato a sua volta. Scrolliamo futuri possibili mentre il presente ci scivola via contaminato”.
Oggi la vita non si vive al presente, ma nel già accaduto, o in differita. La febbre dello “scroll” fa sì che non si viva mai pienamente l’attimo, neanche quello fissato sullo schermo di uno smartphone.
A forza di voltare pagina, di srotolare una notifica dopo l’altra, si brucia il presente, che vive tutto nell’istante. Il risultato è un caravanserraglio di immagini, videoclip, chat, “metti un like” ai santini e proclami di santoni, che creano un flusso di coscienza, del tutto spaesante, disancorato dalla realtà. Mi spiego. Nel momento in cui si vuole sapere tutto, scrollando, appunto, le rappresentazioni dei social, e tutto quello che fluttua nel web, non si viene a capo di nulla: non si può parlare se non di bramosia dell’andare avanti precipitevolissimevolmente, di notizia in notizia. Di clamore in clamore, di trappola in trappola: fino a quando il cervello non scoppia, perdendo di viste le mappe cognitive. E non recependo più la misura delle cose nella loro ideazione, se ne perde anche il significato.
Peggio ancora, si frequentano posti o si partecipa ad eventi, non tanto per il desiderio di vivere momenti diversi, ma, postando in maniera febbricitante filmati e selfie, per dire a una platea indistinta di annoiati scroller; “io, a quell’evento, ci sono stato; in quel posto ho mangiato, a quell’appuntamento non sono mancato”. E, così facendo, sono io la star. Così vivendo nel passato, o, scomodando Sant’Agostino, nel presente del passato. Poi, quando torniamo a vedere quello che è stato, il futuro ha già ingoiato sia il passato, sia il presente. E il fatto, che non è più evento che si consuma nell’attimo stesso in cui si dà, perde di ogni senso. È un cibo già masticato, e pure male. Un narcisismo iperpatologico che fagocita se stesso, “e dopo ‘l pasto ha più fame che pria”. Un accadimento che è sfuggito alla nostra presa, irrisolto ance nella sua evenemenzialità. E che domani sarà archiviato fra le miriadi di foto e filmati e reel, che non interesseranno più nemmeno chi ha fatto di tutto per sprecare il proprio tempo annichilendolo, o buttandolo a data da destinarsi.
* giudice
Ps
C’è ancora chi non ha capito che tutto obbedisce alla diabolica strategia dei big data?…















