«Una notizia sensazionale, unica ci arriva dalla Corea: il Teatro dell’Aquila di Fermo, insieme ad altri sei teatri marchigiani, è patrimonio mondiale Unesco». E quanto scrive sul suo profilo Facebook, l’attuale assessore regionale alla Sanità, ed ex sindaco di Fermo, Paolo Calcinaro.
Un Paolo Calcinaro che poi passa subito ai ringraziamenti, che di fatto a suon di nomi ricostruiscono l’iter che ha portato allo storico risultato: «Grazie alla Regione che ha creduto in questo percorso sin dall’inizio, al Presidente, a Giorgia Latini che ha iniziato il percorso, Chiara Biondi e Silvia Luconi che lo ha terminato con questa giunta. La città, le Marche lo meritano! Un risultato eccezionale!».
«L’iscrizione del sistema dei teatri “condominiali” all’italiana del XVIII e XIX secolo nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco – aggiunge il commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli – è una notizia che riempie di orgoglio i territori dell’Appennino centrale e rappresenta un riconoscimento di straordinario valore per un patrimonio culturale che appartiene alle nostre comunità. Desidero rivolgere un sincero ringraziamento al ministro della Cultura Alessandro Giuli, al presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli e a tutti coloro che hanno lavorato con competenza e determinazione per raggiungere questo importante traguardo. Si tratta di teatri che al tempo sono stati costruiti attraverso azioni di iniziative private, fortemente voluti dalle comunità. Sono nati grazie alle liberalità di semplici cittadini che comprendevano l’importanza della cultura ai fini della coesione sociale: anche da ciò deriva la loro unicità. Questa è anche dunque una bella storia di sussidiarietà culturale».
«È particolarmente significativo che la maggior parte di questi teatri (ben sei su dieci) sia stata realizzata – aggiunge Castelli – nel cratere del sisma 2016. È la dimostrazione di quanto sia importante continuare a investire e sostenere la rinascita di questa parte del Centro Italia, profondamente ferita dal terremoto ma oggi protagonista di un percorso concreto di ripartenza. La ricostruzione è anche restituire vita ai borghi, rafforzarne l’identità e creare nuove opportunità di sviluppo attraverso la cultura. Questo riconoscimento Unesco accresce il valore dei nostri teatri e dei nostri borghi, rendendoli ancora più attrattivi dal punto di vista culturale e turistico. È uno stimolo ulteriore a proseguire con determinazione nel lavoro di ricostruzione, affinché questi luoghi tornino ad essere spazi di incontro, creatività, arte e partecipazione. Cultura e ricostruzione devono camminare insieme: solo così possiamo costruire un futuro solido per le comunità dell’Appennino centrale».


















