
Vela rossa sull’Adriatico
(foto di Gabriele Vecchioni)
Possiamo iniziare la breve analisi del paesaggio del litorale adriatico rileggendo le parole scritte qualche anno fa su Cronache Picene: «Le Marche sono una regione senza pianure, e le aspre montagne dell’Appennino (30-40% del territorio) arrivano alla stretta fascia costiera stemperandosi in «un’impetuosa distesa di colline» (poco più del 50% del territorio), definite dallo storico acquavivano Amedeo Crivellucci «una vasta ondulante pianura simile a onde perdute da una tempesta». La isoipsa (la curva di livello che unisce i punti con uguale quota, rispetto a quella del mare, pari allo zero) di maggior sviluppo ha un valore alto (quasi 500 m slm), a testimonianza di un territorio accidentato».

Area del Conero. La Torre Clementina
Luigi Paolucci, nella sua Flora marchigiana, nel 1890, descriveva così il Littorale Marchigiano (un racconto a grandi linee, tuttora valido): «Il littorale marchigiano segue regolare e senza anfrattuosità di seni, di golfi, la direzione NO-SE della Penisola, eccezione fatta di Ancona ove sporge per poco a gomito verso il N. Da Pesaro al Tronto esso misura la distesa di circa 150 chilometri rappresentati dovunque da spiagge arenose che divengono ghiaiose presso le foci dei fiumi. Soltanto presso Pesaro avanzano i colli fin presso le acque che terminano più e meno dirupati; da Ancona al Monte Conero il lido si fa roccioso e profondo, alzandosi quivi alcune serie di colline e il Conero stesso tagliati a picco sul mare. Scarse e sempre più scacciate dai progressi dell’Agricoltura sono le acque dolci e salmastre che impaludano qua e là presso Pesaro, a Case Bruciate a Falconara, a Portonovo, a Porto Recanati, a Porto Civitanova, al Tronto».

Parco del Conero. Laghetto salmastro retrodunale di Portonovo
Elementi di geopedologia. Dal punto di vista orografico, la regione si può dividere in due parti principali: ad ovest, una zona prevalentemente montuosa (la catena appenninica propriamente detta, in gran parte “in comproprietà” con l’Umbria; ad est, un’area collinare subappenninica, estesa fino alla linea di costa. Quest’ultima zona, che potremmo definire preappenninica o alto-collinare, costituisce una fascia di transizione tra le cime principali (il Catria e il Nerone nelle Marche settentrionali e i Monti Sibillini più a meridione) e la zona costiera adriatica. È un’area affascinante sia per le sue caratteristiche geografiche sia per il fatto di essere punteggiata da un gran numero di borghi storici.
Qualche riga per riassumerne, in estrema sintesi, la geologia. Il territorio appenninico si è formato nel cosiddetto periodo secondario o Mesozoico (250- 65 mln di anni fa), la cosiddetta “Età dei rettili (i dinosauri) ed è costituito da rocce calcaree; una breve analisi del paesaggio del litorale adriatico può partire dalle parole del geografo Giovanni Merlini: «… fra le rughe di formazione mesozoica e la roccia del Cònero sta la vasta plaga delle ondulate colline di formazione mio-pliocenica, le classiche “balconate delle Marche” ondulate e allineate verso il litorale, incise dai corsi fluviali, ora non più violenti e precipiti ma lenti e divaganti. È questo paesaggio tipicamente georgico della regione, ricco di colture e di dimore sparse e di centri affacciantisi ad ogni balconata a specchio dell’Adriatico».

Escursionista sui sentieri del Bosco del Cugnòlo, a Torre di Palme
Il contesto ambientale. Anche se il paesaggio del litorale è geograficamente (e storicamente) differenziato da quello dell’entroterra, la vicinanza fisica delle colline crea quasi un unicum, un ambiente peculiare che caratterizza il paesaggio della regione: è quasi impossibile, infatti, “separare” il paesaggio della costa da quello delle colline.
Nella fascia di territorio descritta in precedenza, prevale un paesaggio che può essere considerato tipicamente marchigiano: le colline della regione hanno, infatti, natura geologica unitaria, data dai cicli sedimentari del Pliocene (5-2,5 mln di anni fa) che hanno formato una coltre di terreni argillosi che arriva fino ai più antichi terreni miocenici e del Mesozoico (che caratterizzano le catene calcaree dell’Appennino) e, nel nostro caso, ai depositi conglomeratici dell’Ascensione. Il sollevamento dell’Appennino provocò anche l’innalzamento delle argille plioceniche con la formazione dei rilievi collinari fino a una quota di 300-400 m. La morfologia collinare attuale deriva dall’azione congiunta della tettonica plio-pleistocenica e dell’erosione esercitata dalle acque superficiali durante l’Olocene (l’epoca geologica più recente, quella attuale).

Grottammare, Le case circondano il cosiddetto Torrione della Battaglia
Il Mare Adriatico. La fascia costiera marchigiana affaccia sul Mare Adriatico, una depressione della crosta terrestre ricompresa nel bacino mediterraneo, caratterizzato da un fondale sabbioso, degradante senza raggiungere profondità notevoli: le zone fonde dell’Adriatico arrivano a 100-200 m di profondità; in realtà, molto distante dalle nostre coste (picene), esiste la Fossa Adriatica Meridionale, vicino al Canale di Otranto, un abisso di 1233 m. Caratteristico del Mare Adriatico è l’alto grado di eutrofizzazione, cioè una grande quantità di (sostanze) nutrienti che favoriscono la presenza di un’abbondante biomassa e una notevole biodiversità.
Il paesaggio costiero. La costa è principalmente sabbiosa o con ghiaia/ciottoli, con le importanti interruzioni del Monte San Bartolo, nel Pesarese, del promontorio del Monte Conero, a sud di Ancona, che offre spiagge rocciose e calette e della falesia attiva (cioè, battuta direttamente dalle onde marine) di Pedaso. Per la varietà del paesaggio, la regione Marche nel 2026 ha ottenuto 20 bandiere blu, confermandosi tra le migliori regioni italiane per la qualità del mare e dei servizi turistici. Le province meridionali che hanno confermato le loro nove bandiere dell’eccellenza sono Porto Sant’Elpidio, Fermo, Porto San Giorgio, Altidona, Pedaso e Campofilone per la provincia fermana; Cupra Marittima, Grottammare e San Benedetto del Tronto per quella di Ascoli Piceno. Tutte queste località (ma anche quelle dell’area centrale e di quella settentrionale della regione) presentano, a occidente, una quinta di colline, più volte ricordate, vere e proprie balconate sul mare.

Grottammare. Il lungomare
Per la loro conformazione bassa e sabbiosa, le coste sono prive di porti naturali, tranne quello antico di Ancona e i cosiddetti “navali” (il Navale Firmanorum a Porto San Giorgio, lo scalo di Grottammare); il loro andamento pressoché rettilineo è interrotto solo dal caratteristico “gomito” sul quale sorge la città dorica; una caratteristica ben descritta, già nel 1550, da Leandro Alberti nella sua Descrittione di tutta Italia: «In questo luogo se piega Italia nel Mar Adriatico a somiglianza di un gòmbito…».
Il paesaggio delle colline. Anche se «Il paesaggio non è nelle cose, è nello sguardo (cit. P. Castelnovi)», nell’intensità delle emozioni che suscita, esso è, comunque, il risultato di centinaia e centinaia di anni di applicazione dell’uomo. Le colline marchigiane, per la loro vicinanza fisica, sono sempre visibili dal litorale; presentano caratteri antichi, con molti campi coltivati, collegati da una fitta rete di strade vicinali, retaggio della centuriazione romana. Senza dilungarci, ricordiamo che fin dal Medioevo nella zona era diffusa la policoltura che, grazie alla pratica mezzadrile, ha favorito lo sviluppo di un insediamento sparso, con le case isolate “a guardia” del podere. Il mosaico dei campi coltivati ha dominato (è ancora, in larga parte, presente) un paesaggio rimasto “statico” per secoli grazie anche alla scarsa diffusione di pratiche economiche diverse dall’agricoltura.

San Benedetto del Tronto. Le colline arrivano a ridosso del porto turistico
Il paesaggio dell’uomo. L’urbanizzazione crescente e la necessità di sviluppo delle infrastrutture hanno portato allo sconvolgimento degli ambienti naturali. La zona maggiormente colpita è stata proprio la costa (e le aree limitrofe). Lo sviluppo urbanistico è stato massiccio, in particolare nella fascia costiera, a partire dagli anni ‘50 del Novecento (il Secondo Dopoguerra). La ridistribuzione della popolazione tra l’entroterra e l’area costiera ha dato origine a una notevole crescita urbana dei centri dislocati lungo la linea di costa; in realtà, l’urbanizzazione del litorale piceno era iniziata già a partire dagli Anni Trenta, durante l’epoca fascista. La distruzione dell’ambiente naturale litoraneo è stata totale, la spiaggia è stata livellata, con le dune spianate e soffocate dal cemento; una delle rare zone “salvate” è stata quella della Sentina, alla foce del Tronto, una delle 12 aree protette della Regione Marche, con ampi spazi lasciati allo sfruttamento agricolo.

San Benedetto del Tronto, Molo Sud. Il monumento di Mario Lupo al Gabbiano Jonathan Livingston
Il paesaggio attuale. Il paesaggio costiero non è più quello del passato: oggi risulta ampiamente modificato per la presenza, quasi senza soluzione di continuità, di centri abitati sviluppatisi per le esigenze turistiche e industriali. È bene ribadire che l’antropizzazione del litorale è contraddistinta da una forte pressione umana, dalla cementificazione e dalla riduzione degli ambienti naturali originari: «Questo aspetto emerge bene viaggiando in treno; ogni 6-7 km una stazione costella la linea ferroviaria (F. Fulvi, 1983)». L’aspetto turistico ha ormai preso il sopravvento; le spiagge, soprattutto quelle della Riviera picena (da Porto Sant’Elpidio, a nord, a San Benedetto del Tronto, a meridione) sono incorniciate da viali lussureggianti di palme intervallate da oleandri: l’ultimo tratto del litorale (da Cupra Marittima a San Benedetto, passando per Grottammare) è la cosiddetta “Riviera delle palme”.
Abbiamo volutamente tralasciato la parte storica, necessaria per meglio comprendere l’evoluzione del paesaggio e la struttura urbanistica dei vari centri costieri (qui, la Storia è dovunque…) ma rintracciabile in diversi articoli pubblicati su questa testata). Concludiamo questa breve panoramica con una citazione di Aldo Sestini, uno dei più noti geografi italiani del Novecento, che così chiudeva un’osservazione sul litorale marchigiano: «La vera spiaggia non è più larga di una o due centinaia di metri, e solo in qualche punto le sabbie si rialzano un poco in deboli dune. Del resto parecchia parte del litorale non mostra più la sua fisionomia naturale, invaso e modificato da edifici, da strade, da colture, e perfino le strisciate di pineta sono il risultato di piantagioni moderne».

Regata di derive sull’Adriatico

Riviera delle palme. Palme e tamerici (a sx)

Una delle rare spiagge marchigiane non occupate da infrastrutture turistiche. Qui siamo alla Sentina di Porto d’Ascoli

Area retrodunale














