Riceviamo dall’ex sindaco di Montefortino, oggi capogruppo di opposizione, Domenico Ciaffaroni, e pubblichiamo la sua “lettera aperta”:
«Sabato scorso i volontari del Parco del Ticino, uno dei bracci operativi più importanti della Protezione civile di Regione Lombardia, sono tornati a Montefortino per riprendere i due container messi a disposizione del Comune dopo il terremoto del 2016. Per dieci anni quelle strutture hanno ospitato gli uffici comunali, a causa della parziale inagibilità del municipio a seguito delle verifiche effettuate dopo le terribili scosse sismiche che colpirono il Centro Italia. Non erano semplici prefabbricati: rappresentavano una risposta concreta a un’emergenza e uno strumento essenziale per consentire alla comunità di continuare a vivere e alle istituzioni locali di mantenere un presidio sul territorio.
Il recente comunicato dell’Amministrazione comunale, affidato a un ringraziamento assai sintetico, sembra tuttavia trasmettere l’idea che la ricostruzione sia ormai conclusa e che la restituzione dei container rappresenti il segno di una ritrovata normalità. La situazione, però, è molto più complessa: il municipio risulta ancora inagibile, il progetto di recupero non è completato e i lavori dovranno essere avviati quanto prima.
È quindi difficile comprendere come il sindaco possa oggi ricevere i cittadini in un’ala inagibile, e quindi non utilizzabile. È una questione che riguarda non soltanto l’immagine dell’ente, ma soprattutto la sicurezza di chi vi lavora e della popolazione che vi accede.
La Protezione civile di Regione Lombardia, il Parco del Ticino, A2A e le numerose realtà che parteciparono alle operazioni di soccorso furono determinanti nei giorni dell’emergenza. Furono loro a montare il campo e a fornire le strutture indispensabili affinché una piccola comunità, già profondamente provata dal sisma, non si disperdesse.
Grazie a quell’impegno, Montefortino poté mantenere un punto di riferimento stabile per i suoi abitanti. In un periodo drammatico, segnato da paura, precarietà e sacrifici, quella solidarietà concreta permise al paese di restare unito e di affrontare l’emergenza senza rinunciare alla propria identità.
Proprio per questo colpisce il modo in cui si è arrivati alla restituzione dei container. Se l’intenzione era quella di riconsegnarli alla Lombardia, il Comune avrebbe potuto trovare una soluzione alternativa. Invece, i volontari sono dovuti tornare a Montefortino per riprendere le strutture, con un ulteriore aggravio di costi e di lavoro per chi aveva già offerto un aiuto fondamentale.
A rendere ancora più amara la vicenda è l’impressione che, nel ringraziamento istituzionale, sia mancata perfino la dovuta attenzione al nome di chi ha prestato servizio: non “Parco della Valle del Ticino”, bensì Parco del Ticino.
Non si tratta di una semplice precisazione formale. Chiamare correttamente le persone e le istituzioni che hanno aiutato Montefortino significa riconoscerne il ruolo, custodire la memoria di ciò che è stato fatto e mostrare rispetto per un impegno che non era dovuto, ma è stato offerto con generosità.
La ricostruzione non può limitarsi agli edifici. Deve comprendere anche memoria, gratitudine e responsabilità verso quanti, nel momento più difficile, hanno reso possibile la sopravvivenza della comunità.
A titolo personale, e con profondo rammarico per questo increscioso episodio, desidero rivolgere il mio più sincero ringraziamento alla Protezione civile di Regione Lombardia, al direttore del Parco del Ticino, al coordinatore e a tutti i volontari che, con impegno, competenza e spirito di servizio, hanno sostenuto Montefortino negli anni dell’emergenza».
















