Il Tavolo Piceno Acqua Bene Comune esprime grande soddisfazione per l’ammissione del progetto della Ciip al finanziamento di 100 milioni di euro a fondo perduto destinato al rifacimento di importanti tratti dell’Acquedotto del Pescara.

Massimo Rossi
«È un risultato importante per tutto il territorio e va riconosciuto innanzitutto il merito della nostra società pubblica, dei suoi tecnici e di quanti negli anni hanno investito nella programmazione e nella progettazione – spiega il portavoce Massimo Rossi-. Le grandi risorse si intercettano infatti attraverso progetti solidi e maturi, capaci di superare procedure competitive nazionali. È quanto accaduto alla Ciip: i 100 milioni non sono stati assegnati direttamente dal Governo, ma ottenuti partecipando a un avviso pubblico gestito da Invitalia, attraverso una procedura di valutazione e una graduatoria».
«Il miliardo di euro messo a disposizione proviene dalle risorse europee del Next Generation Eu, inserite nel Pnrr e vincolate agli investimenti nelle infrastrutture idriche. L’ammissione dei singoli progetti dipende dalla capacità di rispettare i requisiti e i criteri previsti dall’avviso. Per questo troviamo fuori luogo la corsa della politica a mettere il proprio cappello su un risultato che appartiene innanzitutto alla Ciip e al territorio», è la prosecuzione.
«Non abbiamo mai risparmiato critiche alla Ciip quando non abbiamo condiviso le scelte dei suoi vertici, come quando in passato ha disperso energie e risorse in maldestre avventure nel mercato, fortunatamente naufragate – continua Rossi -. Lo abbiamo fatto proprio perché consideriamo questa società interamente pubblica un patrimonio della comunità. Oggi, per la stessa ragione, riteniamo doveroso riconoscerne il risultato. È la dimostrazione concreta del valore di una gestione pubblica capace di reinvestire risorse, competenze e capacità progettuale nel servizio idrico, senza perseguire logiche di profitto. Una considerazione ancora più significativa mentre in altre realtà marchigiane assistiamo a gravi criticità delle reti e, contemporaneamente, alla distribuzione di utili e dividendi ai soci privati».
«Ora alla qualità della progettazione dovrà corrispondere altrettanta attenzione nella fase di realizzazione dell’opera – conclude -. Auspichiamo che la Ciip garantisca il massimo rispetto del paesaggio e degli habitat interessati dai lavori e una gestione dei cantieri particolarmente attenta alle comunità attraversate dall’infrastruttura già provate dagli eventi sismici. Più che intestarsi finanziamenti ottenuti attraverso procedure competitive, la politica nazionale e regionale dovrebbe impegnarsi molto di più per sostenere e incentivare la gestione pubblica dell’acqua, che è quella che dà maggiori risultati e tutela il bene comune. Dovrebbe inoltre sostenere in particolare società pubbliche come la Ciip, finalizzate esclusivamente a garantire il servizio e l’interesse delle comunità, anziché perseguire logiche di profitto. L’acqua è un bene comune. E una società pubblica efficiente è un patrimonio da difendere e migliorare».













