Giorgio Cisbani

di Giorgio Cisbani

(ex senatore della Repubblica)

«Ero venuto a conoscenza della scomparsa di Piè Diletti sul finire della mattinata, ma una successiva informazione sbagliata non mi ha consentito di partecipare alla funzione. Peccato.

Con Piè non ho mai avuto grandi frequentazioni e dopo gli anni della intensa vita politica, più o meno fine anni ’60  fine anni 80′, lo incontravo spesso (o avevo notizie) dal barbiere dove non mancavano accenni (sconcertanti) alle vicende politiche non soltanto locali. Qui, prevalenti erano   i racconti riguardanti le sue peripezie nelle camere operatorie in diversi ospedali. Racconti che  mi lasciavano stupito come probabilmente un bambino di fronte ad un  fantasioso video gioco pieno di mostri. Forse Piè accentuava ben sapendo che io assurdamente faccio fatica a sopportare una semplice iniezione intramuscolare. Comunque, anche se fosse accentuata sarebbe ben oltre l’incredibile la storia dell’abbandono della camera operatoria appena prima dell’anestesia perché improvvisamente, mi pare, gli era sorto qualche dubbio sul chirurgo.

L’ho incontrato per l’ultima volta qualche tempo fa quando, con l’armamentario sanitario attorno, mi regalò la  pubblicazione sul suo paese di origine (Santa Vittoria in Matenano) e i suoi compaesani. Mi pare fosse contento qualche giorno dopo nell’ascoltare al telefono la mia sorpresa nell’annoverarlo -a tutto titolo- “tra gli autori della letteratura di strada”. Poi più niente; già il barbiere era scomparso; non ho più avuta alcuna notizia, sino a ieri l’altro.

Con Piè, come ho detto, non ho mai avuto alcuna frequentazione ma, come credo sia nella esperienza anche di altri, con qualcuno può essere sufficiente uno sguardo per capirsi. Caratteri e percorsi di vita molto diversi, così come ben diversi erano i nostri partiti eppure -estremizzando- si può dire che con Piè era sufficiente uno sguardo. 

Parlando in aramaico, cioè introducendo considerazioni e riferimenti incomprensibili se non a coloro che hanno una certa età, faccio presente che il Partito socialdemocratico, il suo partito, per la scarsa statura dei suoi dirigenti, Giuseppe Saragat a parte, non godeva un grande apprezzamento nel Paese. A Fermo -invece- oltre alla sua, vantava la presenza di Annio Giostra, il sindaco degli anni ’70, il cui operato a mio avviso è da considerarsi il più alto vanto per la città. Le vicende politiche di quegli anni sono localmente ricche di scelte e comportamenti virtuosi ma certamente non prive anche di momenti nebulosi oltreché di scontri aspri. Ebbene il Psdi a Fermo, in quegli anni, contribuì in modo rilevante ai virtuosi cambiamenti di cui -se interessa- se ne potrà parlare. Piè è indubbio che sia stato un protagonista di quegli anni di grandi eventi e radicali trasformazioni. Di nuovo voglio ricordare una significativa vicenda che gli fa onore. 

Nella ostinata convinzione che fosse giusto ed opportuno che il nostro Comune aderisse alla Società l’Approdo impegnata nella realizzazione del Porto di Porto San Giorgio, il sindaco Emiliani (PRI) e l’avvocato De Minicis (PSI), nostri alleati in quella giunta dei primi anni ’80, presentano la necessaria proposta al vaglio del consiglio comunale. Pietro Diletti -allora all’opposizione- si schierò contro  consentendo  il raggiungimento dei voti necessari per respingere la proposta. E’ forse il caso di aggiungere che  l’allora Presidente della Cassa di Risparmio, Todisco, iscritto (non marginale) al Psdi, probabilmente non gradì tale voto. La banca aveva elargito un finanziamento alla Società Approdo che fallì, di lì a qualche anno…fallimento che avrebbe coinvolto il Comune di Fermo».        

 

      

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