«È inammissibile che un elevato numero di proposte di legge, mozioni e atti ispettivi continui a rimanere bloccato nei cassetti della Regione o venga sistematicamente rinviato a colpi di maggioranza, quando si tratta di provvedimenti presentati dalle opposizioni. Attualmente si svolgono appena tre sedute al mese, spesso ridotte a poche ore di lavoro: una prassi non più tollerabile che mortifica il dibattito democratico e lascia irrisolti i problemi dei cittadini». Inizia così la lettera ufficiale che il consigliere regionale del Partito Democratico, Fabrizio Cesetti, ha indirizzato al Presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche, Gianluca Pasqui, e a tutti i presidenti dei gruppi consiliari, per chiedere un netto e immediato cambio di passo nell’organizzazione dei lavori dell’Aula. Iniziativa annunciata dall’esponente dem prima della pausa estiva e preventivamente comunicata alla capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Valeria Mancinelli.
«Il Consiglio regionale – afferma Cesetti – è un organo legislativo e come tale ha il diritto e il dovere di lavorare: non può essere ridotto a un mero passacarte delle proposte della Giunta regionale. Pretendere che gli atti presentati vengano sollecitamente iscritti all’ordine del giorno ed esaminati è una necessità per ogni consigliere, sia di maggioranza che di opposizione, che voglia svolgere correttamente il mandato conferitogli dai cittadini. Si tratta dell’esercizio dei nostri doveri e delle nostre prerogative costituzionalmente previste. Serve dunque un drastico cambio di passo con la calendarizzazione di più sedute settimanali, sull’esempio del modello di funzionamento della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, magari individuando momenti distinti per discutere le proposte di legge e gli atti ispettivi e di indirizzo».
«È una questione di rispetto per gli elettori e per i principi della rappresentanza democratica – continua il consigliere del Pd –: dietro ogni proposta o mozione vi sono le necessità reali dei cittadini. Tutti gli atti devono avere la pari dignità istituzionale di essere esaminati e di avere un pronunciamento assembleare. Poi, in Aula, ciascuno sarà libero di approvare o respingere i provvedimenti, ma ogni consigliere dovrà assumersi la responsabilità diretta del proprio voto di fronte alla comunità regionale. Ne va anche della reputazione del Consiglio regionale e della classe politica marchigiana, visto che negli ultimi tempi l’anomalo funzionamento dell’Assemblea è stato stigmatizzato da osservatori esterni e stampa».
L’iniziativa assume un valore ancora più urgente in vista della ripresa autunnale, che vedrà il Consiglio impegnato su appuntamenti finanziari e programmatici decisivi per il futuro delle Marche: l’esame del Rendiconto 2025 con i rilievi della Corte dei Conti — da svolgere in tempi congrui e senza le compressioni viste negli ultimi anni —, il Documento di Economia e Finanza Regionale e il Bilancio di previsione 2027-2029. «Si tratta di passaggi cruciali sui quali intendiamo portare proposte concrete su temi chiave come sanità, lavoro, economia, infrastrutture, trasporto pubblico, sicurezza, ambiente e politiche sociali», conclude Cesetti. «Tre sedute al mese non sono sufficienti per affrontare queste emergenze con la dovuta tempestività. I marchigiani meritano un Consiglio regionale pienamente operativo ed efficiente, che non si riduca a un’istituzione a mezzo servizio per omettere intenzionalmente l’esame delle proposte presentate dalle minoranze».















