
A venticinque anni dall’inizio della sua attività politica, Saturnino Di Ruscio traccia un suo bilancio personale.
«Ai miei tempi l’attività politica ancora si svolgeva in alcuni partiti anche all’interno della propria sede e l’amministrazione si confrontava sia con la minoranza che con la città non solo nel consiglio comunale, nelle commissioni consiliari, nelle riunioni dei capigruppo, dei partiti di maggioranza ma attraverso l’attività delle circoscrizioni e le riunioni nei quartieri. Oggi è tutto mediato dai social ed è virtuale, anche il consenso si basa su aspetti virtuali, sulle dinamiche social – dichiara Di Ruscio – il consiglio comunale è solo un organo di rarifica delle decisioni del Sindaco, degli Assessori e anche la Giunta, in sostanza, ratifica. Non ci sono spazi per confronti frontali dialettici anche con la cittadinanza, salvo rare eccezioni, quando scoppia la “bomba”, vedi centrale San Marco, poi si promette e si va avanti».
«Le minoranze non sono neanche consultate sui grandi temi eppure dal confronto sia i programmi che i progetti si possono migliorare ed a Fermo si è visto che questo è stato ed è un grande problema – aggiunge il consigliere di Servire Fermo – nella mia esperienza amministrativa alcuni progetti sono stati modificati o addirittura abbandonati anche attraverso le indicazioni delle opposizioni e della cittadinanza. In un Paese dove più del 50% delle persone non vanno a votare chi riesce attraverso clientele e consenso social ad avere qualche voto in più, pur essendo numericamente minoranza, governa».
«La fama ovvero la reputazione di una città, anche a livello economico, nei tempi dell’informazione istantanea attivata da sensori e campagne social, richiede visione, capacità di governo e la partecipazione attiva dei cittadini – ammette Di Ruscio – questa lunga premessa per dire, sulla base di dati oggettivi, che molti errori della precedente amministrazione e di quella attuale potevano essere evitati se ci fosse stato maggior dialogo tra le varie componenti politiche. Mi riferisco ad esempio alla costosa corbelleria dell’ex Stazione di Santa Lucia, alla vendita “al buio” dell’ex casa del custode e della Casina delle Rose, alla Scuola “Leonardo da Vinci” ricollocata sul posto più infelice della città di Fermo penalizzando i giovani e il futuro loro e della città, alla realizzazione di opere di cui non percepisce l’utilità come parcheggio e percorso pedonale (camminamento) a Capodarco dove non si intravedono né un automobile parcheggiata né un pedone, neanche a pagarli a peso d’oro, oppure la “perversa” volontà di non voler modificare il percorso ciclabile sotto “Ciccolini”, quasi un dispetto, opere pubbliche come collegamento via delle Mura-Via Sant’Anna e passerella IPSIA senza abbattimento barriere architettoniche e non collaudabili. La centrale biometano di San Marco le Paludi che sarà realizzata comunque e abbiamo già speso oltre 18 mila euro per un avvocato esterno pur sapendo di perdere, malamente, la vertenza al Tar. Potrei riempire molti altri fogli di carta. Servire Fermo nasce per dare un contributo di idee e progetti per il futuro della città di Fermo e dei cittadini fermani, come scrisse all’inizio del VII secolo l’erudito Isidoro di Siviglia “Città non sono chiamate le pietre, ma gli abitanti”».
Di Ruscio poi elenca i sei punti per il rilancio delle città:
Molti investimenti, ma strategici. Investimenti pubblici e privati, sapendo quale direzione dare alla città di Fermo, con celerità ma con trasparenza delle regole e delle procedure anche per i privati. Il Pnrr oramai è andato e, mi spiace scriverlo, si è persa una buona e unica occasione per dare un ruolo alla città di Fermo dopo l’occasione persa della Provincia. Ci sono sempre i Fondi della politica di coesione (Fesr, il Fondo di coesione, il Fondo sociale europeo plus, il Fondo per una transizione giusta, il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacultura, il Fondo per la mobilità urbana sostenibile); finanziamenti Bei, Il Meccanismo per collegare l’Europa, Europa digitale, Invest Eu e Orizzonte Europa. Nel solo ambito urbano abbiamo Urban Agenda per Eu, Urbact, Iniziativa Urbana Europea, il nuovo Bauhaus europeo, Urbis, i programmi nazionali Metro Plus, e città medie. Potrei continuare a lungo.
Tecnologia e conoscenza. Occorre far crescere le energie nel territorio coerenti con le vocazioni esistenti: Hub di talenti e acceleratori. In tutti i settori, dalle professioni tecniche a tecnologi nei settori legati alla I.A. Occorre valorizzare meglio l’Itis Montani, l’Ipsia, l’Its Smart Academy, l’Università Politecnica e Fermo Teach che non decolla dopo circa 5/6 anni. Nella graduatoria dei 125 migliori hub europei per start up Fermo non esiste e pensare che fino a pochi anni fa eravamo il più importante distretto, almeno in Europa, per la calzatura e accessori.
Nuovo Umanesimo. Il fattore umano è fondamentale per la rinascita del nostro territorio dove la popolazione invecchia e diminuisce, le aziende chiudono e i giovani se ne vanno in cerca di opportunità che qui non trovano. Occorre, al contrario, favorire e incentivare l’insediamento di nuove attività produttive mirate per i giovani, opportunità innovative per l’agricoltura, sostenere la creazione di circuiti ed esperienze turistiche diffuse ed integrate, tra beni ed iniziative culturali, eventi di creatività digitale, modalità di viaggio ed accoglienza ad alta sostenibilità. Un incentivo speciale è rappresentato da costi immobiliari accessibili (vedi Laboratorio città vecchia di Taranto).
No all’immobilismo, si agli interventi strategici. Se Fermo vuol essere città di cultura, di turismo e innovativa nel campo anche imprenditoriale deve investire sul centro storico, non solo sulle mura bensì sul contenuto. L’ex Collegio Fontevecchia deve essere un polo culturale legato alla naturale vocazione di quella parte del centro storico: musei, sede per consultazione e mostre dell’archivio di Stato, sede per altri uffici distaccati della Soprintendenza, ecc. Ma non la scuola infermieri che non ha nulla a che vedere con il centro storico. Lo stesso discorso vale per il Mercato coperto che deve tornare alla originaria funzione ma in chiave moderna e oltre a dare una risposta ai residenti deve essere attrattivo e rappresentare un volano per il turismo e la cultura. Anche qui si può continuare a lungo. Oltre alla rete della città della costa vanno individuati e promossi altri percorsi cittadini e territoriali (dal percorso ex ferrovia Psg – Amandola, le vie dell’acqua, la rete dei borghi medioevali, ecc.). Le nostre imprese sono piccole e non possono permettersi investimenti sull’intelligenza artificiale per essere più competitive, dunque pubblico e privato si debbono unire per creare un laboratorio dedicato alla applicazione di questa potente innovazione nei processi produttivi delle imprese private e pubbliche locali.
Turismo. Occorre uno sforzo maggiore per far sì che la città di Fermo, e non solo Fermo, diventi una “Destinazione turistica” e non solo di passaggio. Un progetto specifico per la destagionalizzazione.
Città Green. I cambiamenti climatici, la crisi idrica, la vivibilità anche in termini di mobilità dolce ed altro impongono un cambiamento di rotta. Le proposte fatte dai movimenti ambientalisti di far tornare parti della città asfaltate a verdi, non è un’idea peregrina. Sia i residenti che i turisti preferiscono un percorso verde e fresco ad una camminata con il sole in testa a 40°.
Nel nostro programma abbiamo individuato molti progetti strategici per il Centro storico, per consolidare e sviluppare il ruolo turistico della città di Fermo (centro storico, litorale nord e sud), per supportare l’imprenditoria locale, per far tornare i giovani, ecc. Se il metodo sarà sempre lo stesso, la nostra attività politica sarà sempre più intensa, ad esempio non permetteremo operazioni speculative sui 3 lotti alberghieri rimasti sul tipo di quella già fatta, perché è stata mortificata la vocazione turistica della zona. L’amministrazione deve ricordare che la città di Fermo è anche del 48% della popolazione che ha votato la minoranza. E ricordo che il 40 % degli aventi diritto al voto non è andato a votare ma va rappresentato e coinvolto nelle decisioni. Nella sostanza questa maggioranza rappresenta il 32% degli aventi diritto al voto ed è minoranza in città.














