Riceviamo da Elvezio Serena e pubblichiamo:

«Grazie a fondi del Terremoto e del Pnrr nei prossimi anni avremo una città più sicura e più bella: Fermo, la città delle tante gru. 

Almeno venti, ma forse anche di più. Sono le gru in centro storico e immediati dintorni a Fermo, utilizzate per interventi su edifici pubblici e privati danneggiati dal terremoto del 2016, o che beneficiano dei fondi Pnrr. 

Qualcuna è stata smontata recentemente (quella di via Perpenti, per rifare il tetto del Liceo classico, quelle di corso Marconi e di via Bellesi per i lavori rispettivamente al Convitto e ai Laboratori di Elettronica al Montani), altre probabilmente saranno installate nei prossimi mesi (ex Convitto Sacconi, Centro Congressi San Martino).

Tra i cantieri pubblici cito quello dell’ex  Scuola Media Betti, del grande complesso ex Collegio Fontevecchia, dell’Istituto professionale “Ostilio Ricci” (ormai completato).

Sono vissuto fino a 14 anni in campagna, una campagna da cui vedevo il centro storico-lato est della città e le zone di San Francesco-viale Trento e di Santa Caterina.

Ricordo che con alcuni coetanei, ogni tanto, facevamo delle gare per far muovere le poche gru poste nell’area urbana di Fermo, parliamo degli anni Sessanta del Novecento. Che a volte si muovevano veramente, verso destra o verso sinistra, proprio come la canzone di Giorgio Gaber. 

All’epoca non pensavamo alla politica, anche se c’era una differenza tra destra e sinistra…Che bello, divertirsi senza niente! Sfide che duravano ore, all’aria aperta, tanta spensieratezza. Non c’è confronto con l’oggi. Eravamo felici, e non lo sapevamo. 

Nell’ottobre 1997, in occasione dell’inaugurazione della grande mostra sulla ex ferrovia Porto S. Giorgio-Fermo-Amandola a Villa Vitali, invitammo il geologo Floriano Villa, allora presidente nazionale di Italia Nostra. Appena giunto, per la prima volta in città, esclamò: quella gru deve sparire al più presto!”. Era la gru, una delle poche a Fermo, che sovrastava la cattedrale al Girfalco. Mi è rimasta molto impressa questa sua affermazione: la gru stonava, il resto sembrava perfetto!

Mi incuriosisce molto questa situazione e mi sono chiesto: “In altre città e paesi delle regioni colpite dal terremoto del 2016-2017 (Marche, Abruzzo, Lazio, Umbria) si verifica una concentrazione di gru come a Fermo?”. Nei centri storici di Ascoli Piceno e di Tolentino, ad esempio, svettano decine di gru. 

Nonostante la città sia stata esclusa dal cosiddetto “cratere”, a Fermo pullulano molte gru, grandi e piccole, che si osservano in arrivo dalle strade di adduzione, e non credo che nei prossimi decenni o secoli si potrà verificare una densità come quella attuale. Oggi potremmo chiamare “Fermo, la città delle tante gru”.

Tra alcuni anni molte delle numerose gru saranno smantellate, e avremo una città più sicura, più bella e accogliente. Importante è che scuole, palazzi, chiese, edifici pubblici e privati siano riempiti e frequentati da studenti, residenti, fedeli, turisti, giovani e anziani. Un sacrificio e un disagio che oggi bisogna accettare».  

 

 

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